01/09/2026
Per lo SPI CGIL parlare di medicina di prossimità significa parlare concretamente di diritto
alla salute. In una società che invecchia, nella quale aumentano cronicità, non autosufficienza e
bisogni sanitari e sociali complessi, non è più sufficiente una sanità concentrata prevalentemente
sull’ospedale e sulla risposta alla malattia quando questa si manifesta. Serve una rete territoriale
pubblica capace di essere vicina alle persone, di intercettarne precocemente i bisogni, garantire
continuità delle cure e integrare realmente assistenza sanitaria e sociale.
È in questa prospettiva che le Case della Comunità assumono per lo SPI un ruolo strategico:
devono rappresentare la porta di accesso riconoscibile e facilmente raggiungibile ai servizi del
territorio, il luogo della presa in carico della persona e del lavoro integrato tra medici, infermieri,
specialisti, servizi sociali e assistenza domiciliare. Non possono quindi ridursi a nuovi edifici o a
semplici poliambulatori con una nuova insegna: devono essere strutture realmente funzionanti,
dotate del personale necessario e capaci di costruire percorsi di cura multidisciplinari, soprattutto
per anziani, persone fragili e non autosufficienti.
Per questo il corretto funzionamento delle Case della Comunità è una delle condizioni decisive
per rendere effettiva la medicina di prossimità: significa avvicinare il Servizio Sanitario
Nazionale ai cittadini, ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, sostenere la
domiciliarità e prevenire ricoveri ospedalieri evitabili. In altre parole, significa passare da una sanità
che troppo spesso aspetta il bisogno a una sanità capace di andare incontro alle persone e di
accompagnarle nel tempo.