21/05/2026
La Sezione dell’Associazione della Polizia di Macerata visita l’ex manicomio
È una visita che lascia il segno, sia per l’aspetto storico-culturale sia per le emozioni che suscita, soprattutto quando a guidarla è una persona come Romano Ruffini, che ha vissuto dall’interno, come operatore, la quotidianità della struttura. Lo ha fatto con passione e umanità, immedesimandosi nella mente dei malati e ricercando le cure più appropriate.
La struttura di Santa Croce fu inaugurata nel 1871, all’indomani dell’Unità d’Italia, ed è stata tra le prime costruzioni in Italia dedicate alla cura delle malattie mentali. Già nel 1774, però, Macerata aveva dimostrato sensibilità verso questi malati, destinando loro inizialmente la Torre di Porta San Giuliano; successivamente, durante la dominazione francese, furono trasferiti alle “Monachette” e poi all’Asilo Ricci, nel periodo dello Stato Pontificio.
Dal 1871 al 1939 la struttura conobbe numerosi ampliamenti, trasformandosi in una vera e propria città nella città.
Furono anni di grandi cambiamenti: si iniziò finalmente a distinguere i malati dai delinquenti, fino ad allora considerati alla stessa stregua e gestiti dalla provincia e si faceva riferimento al Ministero dell’Interno. Ai cosiddetti “mentecatti” vennero imposte rigide regole di vita come forma di cura, nel tentativo di riportare ordine nelle loro menti.
Nel 1876 fu nominato direttore il giovane medico emiliano Enrico Morselli, che per primo sperimentò con buoni risultati l’ergoterapia, ovvero la terapia del lavoro, impegnando i ricoverati nella coltivazione dei ben 14 ettari di terreno appartenenti alla struttura.
Prima di arrivare alla legge Basaglia, che decretò definitivamente la chiusura dei manicomi, furono numerosi i tentativi di alleviare la sofferenza dei malati. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, giovani infermieri e medici sperimentarono nuove forme di assistenza, assumendosi anche importanti responsabilità personali: accompagnavano i pazienti all’esterno della struttura e crearono luoghi di ritrovo per quelli meno gravi.
Si passa davanti al padiglione uomini, a quello donne, al reparto agi