13/04/2026
Esperienza vissuta e raccontata.....
DA LEGGERE!!!!
Ho lavorato quarant'anni in un ufficio acquisti. Quarant'anni di sveglie alle 6:30, di code nel traffico, di scadenze, di riunioni inutili e di stress. Per decenni ho sognato questo momento. Mi ripetevo come un mantra: «Quando vado in pensione, dormo fino a mezzogiorno, mi leggo il giornale in poltrona e poi non faccio assolutamente nulla per il resto della giornata».
Il problema è che il "nulla" è bellissimo per le prime due settimane. Ti sembra di essere in ferie. Poi, la terza settimana, ti svegli un martedì mattina (sempre alle 6:30, perché il tuo orologio biologico se ne frega dell'INPS), bevi il caffè, guardi fuori dalla finestra e realizzi con terrore che hai davanti sedici ore completamente vuote. E poi altre sedici il giorno dopo. E quello dopo ancora.
Così, per non impazzire, inizi a inventarti delle vere e proprie missioni tattiche di sopravvivenza.
La spesa frazionata: Non faccio più il carrello pieno del sabato mattina. Sarebbe un errore strategico madornale. Ci vado tutti i giorni, comprando il minimo indispensabile. Il lunedì vado a prendere il pane e il latte. Il martedì torno per le mele. Il mercoledì vado al banco taglio per farmi affettare un etto di prosciutto crudo, rigorosamente a mano, così posso attaccare bottone col salumiere sulle sorti del campionato. Una spesa ben dilazionata ti brucia via almeno un'ora e mezza di mattinata.
L'incubo di mia moglie: Povera donna. Per quarant'anni ha gestito la casa con i suoi ritmi e la sua pace. Ora si ritrova tra i piedi un tirocinante sessantottenne non richiesto. Per far passare il tempo ho iniziato a intromettermi in dinamiche che non mi competono: ho riorganizzato i barattoli della dispensa per data di scadenza, le ho spiegato come "ottimizzare gli spazi" nella lavastoviglie applicando vecchie nozioni di logistica aziendale, e ho controllato le guarnizioni di tutti i rubinetti. L'altro ieri mi ha guardato fissamente e mi ha detto: «........., se non ti trovi un passatempo, chiamo il tuo ex direttore e ti faccio riassumere gratis. Mi stai esaurendo».
I cliché del pensionato: Ci ho provato, vi giuro. Sono andato a guardare gli operai che rifacevano l'asfalto nell'incrocio qui vicino. Ci sono stato venti minuti con le mani incrociate dietro la schiena, come da manuale, ma alla fine ho dovuto ammettere a me stesso che del catrame non me ne frega assolutamente niente. Ho comprato un puzzle da 2000 pezzi del Lago di Braies: ho fatto la cornicetta esterna, mi è venuta la cervicale a forza di stare curvo sul tavolo e l'ho rimesso nella scatola.
La verità, quella che nessuno ti dice alle feste di pensionamento mentre ti regalano la targa ricordo e spumante scadente, è che per quarant'anni veniamo addestrati a correre su una ruota da criceti. Quando la ruota si ferma di colpo, non sai più come si cammina sul pavimento normale. Ti manca sentirti utile. Ti manca il fatto che qualcuno, da qualche parte, abbia bisogno di te per risolvere un problema.
Domani mattina ho un appuntamento alla sede di un'associazione di volontariato del mio quartiere. Mi hanno detto che cercano autisti per accompagnare le persone anziane (più anziane di me, s'intende) a fare le visite mediche. Non prenderò un euro, dovrò di nuovo avere degli orari, delle responsabilità e probabilmente mi arrabbierò nel traffico.
E vi giuro che non vedo l'ora di cominciare.