08/05/2026
Chi ama camminare su percorsi montani di sicuro avrà incontrato alberi col tronco dall’aspetto massiccio, corteccia liscia e grigiastra e chioma ampia e ombreggiante: si tratta di faggi (Fagus sylvatica). È un albero che può raggiungere altezze fino oltre 30 metri ed ha radici inizialmente a fittone negli esemplari giovani che successivamente, con l’avanzare dell’età, si propagano lateralmente estendendosi con ampie ramificazioni, tali da rendere la pianta ben radicata nel terreno nonostante siano relativamente superficiali. È tipico di fascia montana e sub-montana, predilige terreni calcarei ed è rinvenibile ad altitudini che vanno generalmente dai 700 fino ai 2000 metri sul livello del mare. In alcuni casi è tuttavia possibile incontrarlo anche a quote inferiori in zone in cui si verifichino condizioni microclimatiche adatte alla sua presenza. In particolare zone con una certa dose di umidità, fresche e ombrose. Può vivere fino a 300 anni e generalmente inizia a fruttificare abbastanza tardi, intorno ai 60 anni di età.
Il suo nome deriva dal greco “faghein”, che significa mangiare. Infatti i suoi frutti, costituiti da capsule munite di piccoli aculei non pungenti, maturano all’inizio dell’autunno e contengono generalmente da 1 a 3 noci di forma triangolare chiamate faggiole, che spesso vengono utilizzate come cibo per animali da fattoria, in particolare per i maiali. Anzi, un tempo erano utilizzate anche per l’alimentazione umana, purché previa cottura e in piccole quantità, poiché in quantità maggiori risultano tossiche per il nostro organismo. Infatti contengono tossine termolabili, che cioè possono essere eliminate cucinandole in acqua molto calda o tostandole. Da crude infatti contengono trimetilammina e acido cianidrico: sostanze che, soprattutto se consumate in gran quantità, possono dare problemi gastrointestinali o provocare mal di testa nausea e vomito.
Distillano il catrame del legno di faggio si ottiene anche un creosoto
Il nome specifico sylvatica va invece ad indicare che in condizioni ottimali può andare a formare vere e proprie selve.
Le foglie, di forma ellittica e leggermente dentate con denti arrotondati, abbastanza coriacee, in autunno assumono colorazioni che vanno dal giallo bruno al rosso bruno e, una volta morte, soprattutto nelle piante giovani, possono permanere sulla pianta per tutto l’inverno fino all’arrivo della primavera.
Il legno invece, di ottima qualità, resistente ma al contempo facile da lavorare, viene utilizzato in falegnameria, per costruire mobili pregiati e complementi d’arredo, attrezzi e anche strumenti musicali come tamburi, tamburelli e sonagli. Inoltre è anche considerato un ottimo legno da ardere, in conseguenza della sua durezza e densità che portano a fornire un buon calore derivante da una combustione lenta e produzione di braci durature.
Inoltre dal suo legno è possibile ottenere per distillazione a secco un catrame chiamato creosoto, che storicamente è sempre stato utilizzato in ambito farmaceutico per le sue proprietà antisettiche e disinfettanti delle vie respiratorie.