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matteoescursioni.com Naturalista, Guida Ambientale Escursionistica - socio AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche)

In un settore dove purtroppo spesso ci si occupa di educazione ambientale senza un briciolo di formazione, basandosi solo su una laurea in qualche campo scientifico, io sono un naturalista che, dopo la laurea, ha scelto di praticare per professione educazione ambientale. Oltre a organizzare itinerari e laboratori in prima persona, collaboro attivamente durante tutto l'anno con importanti associazi

oni, enti e tour operator che operano nel campo dell' educazione ambientale e turismo in natura in Parchi Regionali, Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS), Siti di Interesse Comunitario (SIC), parchi faunistici, aziende agricole, musei, mostre e scuole di ogni ordine e grado. L'esperienza e la mia formazione naturalistica mi permettono di affrontare con ottimi risultati tutti i temi della natura: botanica, fauna, ecologia delle acque, geologia e cartografia, rifiuti ed ecologia, energie rinnovabili. Seguo periodicamente corsi di formazione e di aggiornamento. Dal 2009 sono Guida Ambientale Escursionistica associata all'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Sono iscritto al Registro Italiano delle Guide Ambientali Escursionistiche con il numero LO287 e svolgo la professione ai sensi della legge 4/2013

Chi ama camminare su percorsi montani di sicuro avrà incontrato alberi col tronco dall’aspetto massiccio, corteccia lisc...
08/05/2026

Chi ama camminare su percorsi montani di sicuro avrà incontrato alberi col tronco dall’aspetto massiccio, corteccia liscia e grigiastra e chioma ampia e ombreggiante: si tratta di faggi (Fagus sylvatica). È un albero che può raggiungere altezze fino oltre 30 metri ed ha radici inizialmente a fittone negli esemplari giovani che successivamente, con l’avanzare dell’età, si propagano lateralmente estendendosi con ampie ramificazioni, tali da rendere la pianta ben radicata nel terreno nonostante siano relativamente superficiali. È tipico di fascia montana e sub-montana, predilige terreni calcarei ed è rinvenibile ad altitudini che vanno generalmente dai 700 fino ai 2000 metri sul livello del mare. In alcuni casi è tuttavia possibile incontrarlo anche a quote inferiori in zone in cui si verifichino condizioni microclimatiche adatte alla sua presenza. In particolare zone con una certa dose di umidità, fresche e ombrose. Può vivere fino a 300 anni e generalmente inizia a fruttificare abbastanza tardi, intorno ai 60 anni di età.
Il suo nome deriva dal greco “faghein”, che significa mangiare. Infatti i suoi frutti, costituiti da capsule munite di piccoli aculei non pungenti, maturano all’inizio dell’autunno e contengono generalmente da 1 a 3 noci di forma triangolare chiamate faggiole, che spesso vengono utilizzate come cibo per animali da fattoria, in particolare per i maiali. Anzi, un tempo erano utilizzate anche per l’alimentazione umana, purché previa cottura e in piccole quantità, poiché in quantità maggiori risultano tossiche per il nostro organismo. Infatti contengono tossine termolabili, che cioè possono essere eliminate cucinandole in acqua molto calda o tostandole. Da crude infatti contengono trimetilammina e acido cianidrico: sostanze che, soprattutto se consumate in gran quantità, possono dare problemi gastrointestinali o provocare mal di testa nausea e vomito.
Distillano il catrame del legno di faggio si ottiene anche un creosoto
Il nome specifico sylvatica va invece ad indicare che in condizioni ottimali può andare a formare vere e proprie selve.
Le foglie, di forma ellittica e leggermente dentate con denti arrotondati, abbastanza coriacee, in autunno assumono colorazioni che vanno dal giallo bruno al rosso bruno e, una volta morte, soprattutto nelle piante giovani, possono permanere sulla pianta per tutto l’inverno fino all’arrivo della primavera.
Il legno invece, di ottima qualità, resistente ma al contempo facile da lavorare, viene utilizzato in falegnameria, per costruire mobili pregiati e complementi d’arredo, attrezzi e anche strumenti musicali come tamburi, tamburelli e sonagli. Inoltre è anche considerato un ottimo legno da ardere, in conseguenza della sua durezza e densità che portano a fornire un buon calore derivante da una combustione lenta e produzione di braci durature.
Inoltre dal suo legno è possibile ottenere per distillazione a secco un catrame chiamato creosoto, che storicamente è sempre stato utilizzato in ambito farmaceutico per le sue proprietà antisettiche e disinfettanti delle vie respiratorie.

Volpoca… un nome alquanto curioso per un uc***lo! Ma perché chiamarlo in questo modo? Un po' per l’aspetto e un po' per ...
26/04/2026

Volpoca… un nome alquanto curioso per un uc***lo! Ma perché chiamarlo in questo modo? Un po' per l’aspetto e un po' per le abitudini di nidificazione! Innanzi tutto si tratta di un’anatra di medie dimensioni, avendo una lunghezza di circa 60 centimetri, ma con l’aspetto più simile a quello di un’oca. E per nidificare, spesso sceglie vecchie tane sotterranee di mammiferi abbandonate, fra le quali possiamo annoverare anche tane di volpe, anche se più frequentemente sceglie tane di coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus L.). In altri casi invece può scegliere di utilizzare vecchie tubature/condutture ormai in disuso, tunnel creatisi all’interno di vegetazione f***a oppure buchi di alberi ad altezze dal suolo comprese fra 1 e 8 metri circa.
Nelle foto, una femmina di volpoca (Tadorna tadorna), riconoscibile per la mancanza dell’evidente bitorzolo sul becco, tipico invece dei maschi.

Pensando ad un ragno viene quasi automatico pensare ad una ragnatela. Ma in realtà non sempre è così poiché non tutti i ...
08/04/2026

Pensando ad un ragno viene quasi automatico pensare ad una ragnatela. Ma in realtà non sempre è così poiché non tutti i ragni si affidano alla caccia passiva tessendo una tela e aspettando che qualche potenziale preda vi rimanga intrappolata. Ci sono diverse eccezioni e fra queste possiamo citare i ragni appartenenti alla famiglia dei salticidi. Infatti, seppur in grado di produrre il filo, non lo utilizzano per creare tele ma piuttosto per aiutarsi a rimanere agganciati a qualche supporto in casi di equilibrio precario. Per la caccia invece si affidano all’agilità e ad alcune caratteristiche peculiari. Ad esempio, degli otto occhi che possiedono disposti su tre file, i quattro frontali sono molto sviluppati e fra questi, quelli centrali, particolarmente grandi, funzionano da “teleobiettivo” per individuare facilmente le prede rappresentate da piccoli artropodi. In più, hanno generalmente corpo tozzo e zampe corte adatte a spostarsi con agili salti. Quando individuano una preda, le si avvicinano di soppiatto per poi avventarvisi contro con un balzo nel momento in cui le arrivano a breve distanza, generalmente 1 o 2 centimetri. A volte, prima del salto, fissano al substrato rappresentato da un albero, da una parete o anche dal suolo, un filo di sicurezza che gli serve per tutelarsi da una caduta accidentale. Nelle foto, una femmina di salticide sanguigno (Philaeus chrysops) mentre tiene fra le zampe una mosca appartenente alla zoosottosezione Caliptratae catturata sull’asta di una recinzione metallica.

E con oggi sono esattamente 19 anni dalla mia prima attività da Guida. 19 anni da quando ho deciso che l’educazione ambi...
29/03/2026

E con oggi sono esattamente 19 anni dalla mia prima attività da Guida. 19 anni da quando ho deciso che l’educazione ambientale e la divulgazione scientifica sarebbero diventate il mio unico lavoro. Molti all’epoca mi diedero del pazzo, ma quando si è convinti delle proprie scelte niente diventa irraggiungibile e ogni difficoltà, ogni errore, ogni ostacolo, diventano opportunità per migliorarsi. Un lavoro che, visto da fuori, spesso viene erroneamente percepito come “leggero” o “spensierato” ma in cui in realtà le escursioni o le attività in scuole e Centri Parco non sono altro che le tappe finali di una formazione continua rappresentata da corsi di aggiornamento professionale atti a garantire la migliore qualità possibile alla propria clientela, da ore e ore di progettazione e documentazione, da continui sopralluoghi e, da ultimo ma non certo per importanza, dalla responsabilità di garantire senza compromessi il benessere e la sicurezza di tutti i partecipanti. Un lavoro a volte anche faticoso e logorante, che nel mio caso mi fa girare mezza Lombardia e non solo, svolgendo attività spesso anche molto diverse fra loro, che ogni anno mi fa percorrere centinaia di km a piedi e migliaia in auto per spostarmi da un luogo all’altro, che non ha orari fissi o giorni di riposo prestabiliti, ma che amo e che dopo tanto tempo svolgo ancora con la stessa passione e voglia di mettermi in gioco che avevo quando ho intrapreso questa bellissima avventura. Il primo partecipante di ogni attività proposta da una Guida, è la Guida stessa, che finchè sarà in grado di divertirsi, emozionarsi, stupirsi, raccontare e trasmettere tutto ciò a chi ascolta, continuerà a fare quello che per quanto mi riguarda è uno dei lavori più belli del mondo.

Che differenza c’è fra sostenere una porzione di terreno per mezzo di un muretto a secco piuttosto che con un muro compa...
25/03/2026

Che differenza c’è fra sostenere una porzione di terreno per mezzo di un muretto a secco piuttosto che con un muro compatto di mattoni o cemento? La differenza è data dalla biodiversità che il muretto a secco può ospitare! Infatti fra le varie pietre che lo costituiscono, siano esse ciottoli naturali oppure sbozzate artificialmente, sono presenti fessurazioni e pertugi che possono dare rifugio più o meno temporaneo ad un variegato numero di specie, dagli insetti ad altri artropodi come ragni, millepiedi, centopiedi fino ad arrivare a rettili quali ad esempio lucertole o serpenti o anche molluschi come le chiocciole. Insomma, un vero e proprio villaggio della biodiversità costituito da animali utili a mantenere gli equilibri dell’ambiente in cui sono presenti.

Una tecnica di caccia utilizzata da molti ragni è la costruzione della cosiddetta tela. Le tele sono costituite da fili ...
17/03/2026

Una tecnica di caccia utilizzata da molti ragni è la costruzione della cosiddetta tela. Le tele sono costituite da fili di seta appiccicosi che hanno lo scopo di immobilizzare la preda e possono avere svariate forme, ma la più comune e al tempo stesso complessa è la tela orbicolare, costituita da un telaio esterno che sorregge raggi che partono dal centro verso l’esterno della tela e in cui il centro spesso presenta una tessitura più f***a che ha funzione di rinforzo. E in più, nella spirale di cattura, i fili sono ricoperti da goccioline collose che hanno lo scopo di immobilizzare la preda. Altra tela che non è così inusuale incontrare è quella a imbuto che, come dice la parola, ha la forma di un imbuto più o meno ampio con un’apertura tubolare al centro. I fili di seta vengono prodotti mediante apposite ghiandole sericigene, chiamate anche seritteri, le quali possono essere di tipologie diverse a seconda del tipo di filo da produrre: fili lisci, fili collosi, fili arricciati e addirittura fili di colori diversi. E naturalmente è il ragno che decide di colta in volta quali fili produrre in base alle necessità del momento. I fili di seta inoltre non vengono utilizzati solo per produrre tele ma anche, ad esempio, per produrre gli ovisacchi per la deposizione delle uova. Inoltre, la forma e costituzione della tela è spesso caratteristica del tipo di ragno che l’ha prodotta. Ad esempio i ragni della famiglia tetragnathidae costruiscono ragnatele orbicolari aperte al centro mentre i ragni del genere Tegenaria costruiscono tele a imbuto. Nelle foto 1 e 2 possiamo vedere una tela a imbuto di Agelena labyrinthica e nella foto 3 di Tegenaria sp. con l’individuo in agguato: in entrambi gli esempi citati la tela non è collosa ma i ragni restano in attesa all’interno dell’imbuto per scattare verso la preda non appena questa, posandosi sulla tela, creerà delle vibrazioni che arriveranno fino a loro. Nelle foto 4 e 5 abbiamo una tela orbicolare di Araneus sp. costruita in posizione orizzontale e a diversi metri di altezza. Nella foto 6 abbiamo invece una tipica tela orbicolare di tetragnathidae costruita fra la vegetazione bassa lungo la sponda di uno stagno. Nella foto 7 è presente una grossa tela di Araneus angulatus, fotografata in notturna per evidenziarne meglio la trama, con l’individuo appostato al centro della tela. E infine nella foto 8 c’è un maschio di Zilla diodia al centro della sua tela orbicolare irrobustita da una trama centrale più f***a: in questo caso stiamo osservando oltretutto una specie molto piccola poiché l’individuo in foto non superava i 3 mm di lunghezza!

Alla parola alga viene in mente subito una pianta che vive immersa nell’acqua… ma è sempre vera questa associazione ment...
09/03/2026

Alla parola alga viene in mente subito una pianta che vive immersa nell’acqua… ma è sempre vera questa associazione mentale? Esistono eccezioni! Nelle foto possiamo infatti osservare esemplari di Trentepohlia aurea, un’alga verde terrestre che possiede una notevole quantità di pigmenti arancioni rappresentati da carotenoidi che, andando a mascherare il colore verde della clorofilla, le danno il tipico colore visibile nelle foto. Si tratta di alghe capaci di vivere fuori dall’acqua e, generalmente, si possono trovare su substrati rocciosi ma anche su tronchi o muri di cemento in zone fresche e con presenza di sufficiente umidità.

Vi è mai capitato di osservare un gabbiano sorvolare il mare durante una burrasca? Non si lascia intimorire e, imperturb...
28/02/2026

Vi è mai capitato di osservare un gabbiano sorvolare il mare durante una burrasca? Non si lascia intimorire e, imperturbabile, dove non può vincere, si lascia cullare e trasportare giocando con venti di maestrale anche oltre i 100 km orari come l'individuo ritratto in foto. Dovremmo fare tutti così di fronte ad ostacoli e paure... laddove non possiamo vincerle, possiamo provare ad affrontarle rendendole nostre alleate.

Vi aspettiamo!!!
12/02/2026

Vi aspettiamo!!!

Carnevale nel Bosco: Escursione e Laboratorio Creativo 🎭🌿

Quest’anno il Carnevale si festeggia tra gli alberi! Vi siete mai chiesti come fanno gli animali a "mascherarsi" per vivere nella natura? 🦊🍃

Vi aspettiamo per una giornata speciale dedicata alla scoperta dei travestimenti naturali e alla nostra creatività. Un evento pensato per chi vuole vivere l'atmosfera del Carnevale in modo originale, all'aria aperta e in compagnia.

Il programma della giornata:

🥾 Breve Escursione Naturalistica: Una facile passeggiata guidata per osservare come la natura usa colori e forme per nascondersi o apparire.

🎨 Laboratorio di Maschere all'aperto: Dopo aver preso ispirazione dal bosco, daremo sfogo alla fantasia costruendo le nostre maschere naturali utilizzando materiali che l'ambiente ci offre e la nostra creatività.

Un'occasione perfetta per grandi e piccoli per stare insieme, imparare e divertirsi!

📅 QUANDO - SABATO 21 FEBBRAIO

🕒 ORARIO: dalle ore 15 alle ore 19

📍 PUNTO DI RITROVO ORE 14.45: presso il parcheggio Via Magenta, 85, 20010 Canegrate MI

L'attività si svolgerà interamente all'aperto.

Si consiglia abbigliamento comodo e sporcabile (per il laboratorio!).

Posti limitati per garantire a tutti una bella esperienza.

attività gratuita promossa dall'Ufficio di Direzione del Parco del Roccolo - PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA-

📞PER PRENOTARE: +39 349 764 8121 o inviare un'e-mail a [email protected]

Chi mi segue da un pò, sa che fare la Guida Ambientale non è solo insegnare lungo sentieri ma è anche sensibilizzare all...
11/02/2026

Chi mi segue da un pò, sa che fare la Guida Ambientale non è solo insegnare lungo sentieri ma è anche sensibilizzare alla sostenibilità svolgendo attività all'interno delle scuole.

Indirizzo

Lurago Marinone
22070

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