27/08/2026
La cura dei boschi non può essere un'emergenza estiva: serve prevenzione tutto l'anno.
Di fronte alle immagini dei boschi divorati dalle fiamme e al gesto criminale di chi appicca il fuoco, la rabbia è l'unica reazione immediata. Ma spenti i roghi, restano gli interrogativi sulle cause strutturali che rendono il nostro territorio così vulnerabile.
Da oltre trent'anni la gestione forestale sembra essere diventata un elemento secondario nella programmazione pubblica. La scomparsa progressiva della pulizia del sottobosco, la manutenzione azzerata delle viali tagliafuoco e la totale assenza di nuovi piani di piantumazione strategica hanno trasformato le nostre aree verdi in vere e proprie polveriere naturali.
In Puglia, l'istituzione dell'ARIF (Agenzia Regionale per le Attività Irrigue e Forestali) doveva rappresentare la svolta per la salvaguardia del territorio. Tuttavia, il modello attuale solleva forti perplessità:
Cosa fanno i lavoratori nei nove mesi in cui non si opera in regime di emergenza antincendio? La prevenzione vera si fa d'inverno, non a roghi già partiti.
L'agenzia viene spesso percepita più come un bacino di consenso elettorale che come un ente operativo di tutela ambientale.
Tanti I boschi vengono trattati come un costo da ridurre anziché come una risorsa economica, ecologica e turistica da valorizzare.
Investire sui boschi significa creare un'economia della montagna e della foresta che funzioni 365 giorni all'anno. Significa impiegare risorse umane e finanziarie per la bonifica invernale, il ripristino dei camminamenti di sicurezza e la piantumazione di essenze autoctone e resistenti. Finché si continuerà a inseguire l'emergenza anziché pianificare la cura quotidiana del territorio, a bruciare non saranno solo gli alberi, ma anche il futuro delle nostre comunità.