03/06/2026
In questi giorni in cui ci accompagna la lettura della lettera enciclica di Papa Leone, siamo pieni di gratitudine per le tantissime suggestioni che ci ha donato, sia per la nostra vita di credenti che per il nostro impegno come Caritas a favore dei più fragili.
Infatti la dottrina sociale della Chiesa, di cui viene tratteggiata la storia nella prima parte dell’enciclica, “può essere considerata una forma di sapienza capace di orientare ancora oggi la vita personale e sociale dei credenti"(46).
Richiamando l’insegnamento dei suoi predecessori Papa Leone sottolinea che “questo insegnamento resta attuale perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacità di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla ca**tà un ruolo critico e generativo nella vita pubblica” (41)
Questa considerazione è essenziale nel momento in cui ci troviamo davanti a cambiamenti tecnologici profondamente impattanti sulla vita concreta come l’utilizzo sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale: “L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono «la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona» (102).
La lettura della realtà alla luce della fede ci aiuta a “abitare senza semplificazioni l’ambivalenza fra la grandezza e il limite dell’umano”(118) ed è proprio questo che noi in caritas vediamo ogni giorno: persone segnate da limiti, errori, cadute che pure hanno sempre la possibilità di fiorire non “malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”.
Quando ci parla del pericoloso rapporto fra le intelligenze artificiali e la guerra il Papa ci mette in guardia da una tentazione: “pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo. Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà: c’è chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’è chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura). (212)
E come ci invitava già tanti secoli fa Sant’Agostino “Vuoi conseguire la pace? Pratica la giustizia!”