28/01/2026
È veramente assurdo (dal punto di vista psicologico, sociale e umano) indagare per omicidio un agente di polizia che ha fatto il proprio mestiere.
Quando un operatore delle forze dell’ordine si trova faccia a faccia con una minaccia potenzialmente letale (solo in un secondo momento si è scoperto che l’arma era una pi***la a salve) questo già dice moltissimo sul tipo di situazione in cui si trovava e sulla mentalità di chi ha estratto quell’arma. 
Essere poliziotti non significa “scegliere ogni mattina cosa rischiare”. Significa accettare ogni giorno che un gesto, una frazione di secondo, possa essere l’ultimo.
È una condizione umana estremamente intensa, dove il cervello entra in modalità allerta massima per proteggere la propria vita e quella dei colleghi.
Quando un uomo avanza verso di te con qualcosa che assomiglia a un’arma, il tuo sistema nervoso entra in modalità “iper-sopravvivenza”.
Non c’è tempo per distinguere se è reale o no, non c’è tempo per dubitare, non c’è tempo per “riflettere”. C’è solo una reazione istintiva che tenta di salvarti la vita. E quella reazione resta quella giusta.
E allora mi chiedo:
Perché indagare per omicidio un agente che, in quella frazione di secondo, ha tentato di difendersi e di difendere gli altri?
Se non consideriamo legittima la difesa istintiva in un momento in cui la vita è in pericolo, allora cosa stiamo dicendo al nostro Paese?
Che chi protegge la collettività è solo un potenziale bersaglio di un sistema giudiziario spesso freddo nella sua astrazione?
Che chi rischia la vita ogni giorno deve temere non solo la criminalità, ma anche di essere inquisito perché ha reagito all’estremo?
Non è accettabile. Dopo che gli uomini e le donne delle forze dell’ordine fanno il loro mestiere, dopo che si confrontano con il peggio dell’umanità (persone armate, violente, imprevedibili) non possono trovarsi ad affrontare ulteriori “processi emotivi” da parte di una società che sembra dimenticare ciò che significa essere spesso sotto stress estremo.
Non è solo una questione legale: è una questione di comprensione psicologica, di rispetto per chi rischia la vita per noi.