01/11/2026
UN FASCISTA NON PUÒ FARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NON È RAZZISMO È ANTIFASCISMO.
Nell’ultimo libro di Vespa - sì, esatto, l’uomo che sussurra ai potenti e striglia le studentesse - la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tirato fuori uno dei suoi cavalli di battaglia.
“Il Quirinale? Non è nei miei piani. Ma non si capisce perché debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo - ha tuonato -
Trovo insopportabile questo ‘razzismo culturale’ per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore. Anche basta.”
No, Presidente Meloni, ANCHE BASTA lei con sta’ storia della della destra emarginata dal potere e dal Colle trita, ritrita e soprattutto falsa!
No, non è vero che i conservatori sono stati esclusi dal Quirinale.
Basterebbe studiare un minimo di Storia politica di questo Paese per sapere che ben 4 dei 12 Presidenti della Repubblica che questo Paese ha avuto sono diretta espressione ed emanazione del centrodestra e/o dei conservatori: Segni, Leone, Scalfaro e pure Cossiga, uno talmente “di sinistra” che collaborò a Gladio e nel ‘77 mandò i carri armati a Bologna per sedare i manifestanti.
Se a questi aggiungiamo due liberali come De Nicola ed Einaudi, che certo di sinistra non erano, il conto sale addirittura a 6, contro i 5 considerabili vicini al centrosinistra (Gronchi, Saragat, Pertini, Napolitano e Mattarella), oltre all’indipendente Ciampi.
E sa cosa? Va benissimo così.
Quelli che vorrebbe lei, invece, non sono “conservatori”, come li definisce impropriamente, ma FASCISTI, neo, post o attuali, di sicuro mai pentiti. Lei per prima.
Gente che non è neanche in grado oggi, a distanza di 80 anni, di definirsi “Antifascista”.
Ecco, gente così, al Colle, a tutelare la democrazia, a fare da garante alla Costituzione, semplicemente non ha diritto di cittadinanza.
E non è “razzismo culturale”.
È la più elementare forma di conoscenza della Storia, coscienza democratica e rispetto delle istituzioni e della Costituzione. Che non dovrebbe essere di destra o di sinistra, ma la base di ogni principio democratico.
In una parola, no, Presidente Meloni, non è “razzismo culturale”.
Si chiama ANTIFASCISMO.
E, se Bruno Vespa avesse applicato un centesimo del rigore che applica con una studentessa di 24 anni anche alla Presidente del Consiglio, queste cose gliele avrebbe ricordate lui.
Ma sarebbe stato oggettivamente chiedere troppo.