ANPI Londa Antonio Rogai

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ANPI Londa Antonio Rogai Organizzazione Antifascista. È all'interno dei locali della Casa del Popolo di Londa.

Difesa della Costituzione Italiana, della Libertà, dei diritti dei cittadini, della convivenza, della cooperazione tra i popoli, della pace, della accoglienza e della democratica civiltà.

03/11/2026
03/11/2026

«𝗢𝘁𝘁𝗮𝗻𝘁’𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗮»: 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝗶𝗻 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟳.

Il disegno è stato realizzato dal vignettista e illustratore Fabio Magnasciutti, che ringraziamo anche da qui.




UN FASCISTA NON PUÒ FARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NON È RAZZISMO È ANTIFASCISMO.Nell’ultimo libro di Vespa - sì, ...
01/11/2026

UN FASCISTA NON PUÒ FARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NON È RAZZISMO È ANTIFASCISMO.

Nell’ultimo libro di Vespa - sì, esatto, l’uomo che sussurra ai potenti e striglia le studentesse - la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tirato fuori uno dei suoi cavalli di battaglia.

“Il Quirinale? Non è nei miei piani. Ma non si capisce perché debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo - ha tuonato -
Trovo insopportabile questo ‘razzismo culturale’ per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore. Anche basta.”

No, Presidente Meloni, ANCHE BASTA lei con sta’ storia della della destra emarginata dal potere e dal Colle trita, ritrita e soprattutto falsa!

No, non è vero che i conservatori sono stati esclusi dal Quirinale.

Basterebbe studiare un minimo di Storia politica di questo Paese per sapere che ben 4 dei 12 Presidenti della Repubblica che questo Paese ha avuto sono diretta espressione ed emanazione del centrodestra e/o dei conservatori: Segni, Leone, Scalfaro e pure Cossiga, uno talmente “di sinistra” che collaborò a Gladio e nel ‘77 mandò i carri armati a Bologna per sedare i manifestanti.

Se a questi aggiungiamo due liberali come De Nicola ed Einaudi, che certo di sinistra non erano, il conto sale addirittura a 6, contro i 5 considerabili vicini al centrosinistra (Gronchi, Saragat, Pertini, Napolitano e Mattarella), oltre all’indipendente Ciampi.

E sa cosa? Va benissimo così.

Quelli che vorrebbe lei, invece, non sono “conservatori”, come li definisce impropriamente, ma FASCISTI, neo, post o attuali, di sicuro mai pentiti. Lei per prima.

Gente che non è neanche in grado oggi, a distanza di 80 anni, di definirsi “Antifascista”.

Ecco, gente così, al Colle, a tutelare la democrazia, a fare da garante alla Costituzione, semplicemente non ha diritto di cittadinanza.

E non è “razzismo culturale”.

È la più elementare forma di conoscenza della Storia, coscienza democratica e rispetto delle istituzioni e della Costituzione. Che non dovrebbe essere di destra o di sinistra, ma la base di ogni principio democratico.

In una parola, no, Presidente Meloni, non è “razzismo culturale”.

Si chiama ANTIFASCISMO.

E, se Bruno Vespa avesse applicato un centesimo del rigore che applica con una studentessa di 24 anni anche alla Presidente del Consiglio, queste cose gliele avrebbe ricordate lui.

Ma sarebbe stato oggettivamente chiedere troppo.

31/10/2026
NON SIAMO TUTTI UGUALI......Il 7 aprile 2018, a São Bernardo do Campo, un uomo che sapeva di essere innocente si prepara...
29/10/2026

NON SIAMO TUTTI UGUALI......
Il 7 aprile 2018, a São Bernardo do Campo, un uomo che sapeva di essere innocente si preparava a entrare in carcere. Otto anni dopo, un altro uomo, chiamato a rispondere alla giustizia, ha scelto di scappare dal Brasile.

Il primo si chiama Luiz Inácio Lula da Silva.
Il secondo si chiama Flávio Bolsonaro.

Quel giorno di aprile, Lula era circondato da migliaia di persone davanti alla sede del sindacato dei metalmeccanici, il luogo in cui aveva cominciato la sua storia politica.

Era stato condannato al termine di un processo farsa che sarebbe poi stato annullato dalle decisioni della giustizia brasiliana.

Una vicenda giudiziaria che gli sarebbe costata 580 giorni di libertà, la possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2018 e una parte della sua vita che nessuno potrà mai restituirgli.

Avrebbe potuto andarsene. Gli avevano suggerito di attraversare il confine con l’Uruguay, di chiedere asilo politico, di rifugiarsi in un’ambasciata.

Scelse di restare.

Perché voleva guardare in faccia chi lo accusava. Perché era convinto che sarebbe riuscito a dimostrare la propria innocenza. E perché, pur avendo subito un’ingiustizia, continuava a credere nella giustizia.

Davanti a quella folla pronunciò uno dei discorsi più belli e potenti della storia politica brasiliana.

“Hanno ordinato il mio arresto. E lasciate che vi dica una cosa: rispetterò il loro mandato. E lo farò perché voglio trasferire ad altri la responsabilità.

Loro pensano che tutto quello che succede in questo Paese accada per colpa mia.

Se non credessi nella giustizia, non avrei fondato un partito politico. Avrei proposto una rivoluzione in questo Paese.

Ma io credo nella giustizia. In una giustizia giusta. In una giustizia che giudica un processo sulla base degli atti processuali.

È inutile cercare di impedirmi di percorrere questo Paese. Perché ci sono milioni e milioni di Lula, di Boulos, di Manuela, di Dilma Rousseff pronti a percorrerlo al posto mio.

È inutile cercare di distruggere le mie idee. Perché ormai sono nell'aria e non c'è modo di imprigionarle.

È inutile cercare di fermare il mio sogno. Perché quando smetterò di sognare, continuerò a sognare attraverso le vostre menti e quelle dei vostri figli.

È inutile pensare che tutto si fermerà il giorno in cui Lula avrà un infarto. È una sciocchezza. Perché il mio cuore continuerà a ba***re nei vostri cuori.

E allora saranno milioni di cuori.

I potenti possono uccidere una, due, tre rose.
Ma non riusciranno mai a fermare l'arrivo della primavera. E la nostra lotta è proprio questa: la ricerca della primavera”.

Poi Lula si consegnò alla polizia, a testa alta, e cominciò la sua battaglia per la verità.

Tre anni dopo, la Corte Suprema brasiliana annullò le sue condanne e riconobbe la parzialità del giudice Sérgio Moro.

Oggi Flávio Bolsonaro, sconfitto alle elezioni presidenziali e coinvolto in inchieste giudiziarie, ha lasciato il Brasile per gli Stati Uniti dopo che la Polizia federale aveva chiesto la consegna dei suoi passaporti.

E allora vale la pena ricordare quel pomeriggio di São Bernardo do Campo.

Ricordare un uomo che aveva tutte le ragioni per perdere fiducia nelle istituzioni e che scelse comunque di affidarsi alla giustizia. Che avrebbe potuto cercare rifugio altrove e preferì affrontare il proprio destino nel Paese che amava.

Che trascorse 580 giorni in una cella e ne uscì con la stessa convinzione con cui era entrato: che la democrazia, prima o poi, avrebbe avuto l’ultima parola.

La prossima volta che qualcuno vi dirà che destra e sinistra sono tutte uguali, che i politici sono tutti uguali, che tanto uno vale l’altro, ricordategli questa storia.

Ricordategli São Bernardo do Campo. Ricordategli quelle parole.

Perché ci sono persone che davanti alla giustizia scelgono di scappare. E persone che, pur di difendere ciò in cui credono, trovano il coraggio di restare.

E qualche volta, dopo un inverno lunghissimo, riescono persino a riportare la primavera.

UN Deputato del PD e uno di AVS hanno presentato una interrogazione parlamentare al ministro degli interni per sapere co...
27/10/2026

UN Deputato del PD e uno di AVS hanno presentato una interrogazione parlamentare al ministro degli interni per sapere come si sono svolte le cose.
Post da condividere perchè le tv di telemeloni non lo faranno sapere mai.

Avete presente l’auto bianca che ha attraversato in modo spericolato la folla di studenti e manifestanti in piazza Castello che avevo denunciato domenica?

Bene.

Grazie a tantissime foto arrivate da varie angolazioni che hanno permesso di identificare la targa, e alla ricostruzione fatta da Andrea Borello, è venuto fuori che quell’auto appartiene alla polizia. E più precisamente alla Questura di Torino.

Avete capito bene: chi ha rischiato di investire decine di manifestanti in quel modo f***e e pericolosissimo è stata la polizia.

E solo per miracolo non ci sono stati feriti gravi o pure di peggio.

Non solo.

Quell’auto - e quell’uomo, con ogni probabilità un poliziotto - è stata fatta passare dal cordone di agenti che bloccava l’accesso alla piazza, e poi è stata lasciata andare via nella totale impunità, mentre i manifestanti ne chiedevano (giustamente) l’arresto.

È un fatto di una gravità inaudita che pretende spiegazioni immediate e chiare responsabilità.

Per questo i deputati Mauro Berruto e Marco Grimaldi, rispettivamente di Pd e Avs, hanno presentato due interrogazioni urgenti al ministro dell’Interno Piantedosi per avere chiarezza:

“Vogliamo sapere chi ha autorizzato l’ingresso, chi guidava e perché nessuno è intervenuto per proteggere i manifestanti - scrive Grimaldi -
A differenza di questo governo, non vogliamo processi sommari e non daremo in pasto ai media un nuovo mostro, come ha fatto la destra con dei ragazzini minorenni.
Vogliamo la verità. E pretendiamo le scuse della Questura di Torino e del Ministro Piantedosi.”

Immaginate solo cosa sarebbe successo e cosa staremmo leggendo oggi su “Libero” o “Il Giornale” se, al posto di un poliziotto, alla guida di quell’auto ci fosse stato un ragazzo, magari uno studente, magari uno straniero, magari un “maranza” come tanto piace dire alla destra.

Quello che è successo in piazza Castello è di una gravità inaudita e intollerabile da parte di uno Stato che dovrebbe proteggere i suoi cittadini e invece li mette in pericolo.

E sappiano che non lo faremo passare nel silenzio.

CI SARÀ UN MOTIVO SE "BELLA CIAO" È SUONATA IN TUTTO IL MONDO E CANTATA IN ALTRE 120 LINGUE, MENTRE FACCETTA NERA RISUON...
26/10/2026

CI SARÀ UN MOTIVO SE "BELLA CIAO" È SUONATA IN TUTTO IL MONDO E CANTATA IN ALTRE 120 LINGUE, MENTRE FACCETTA NERA RISUONA SOLTANTO NELLE FOGNE ITALIANE.

COSA FANNO E PERCHÉ LO FANNO LE FORZE DELL' ORDINE?Ieri, a un certo punto della manifestazione degli studenti a Torino, ...
25/10/2026

COSA FANNO E PERCHÉ LO FANNO LE FORZE DELL' ORDINE?
Ieri, a un certo punto della manifestazione degli studenti a Torino, un’auto bianca ha fatto irruzione tra la folla, è passata sopra una fontana, in una zona pedonale come piazza Castello, e ha investito - solo per fortuna senza conseguenze gravi - diversi manifestanti.

Ma la cosa più grave è che tutto questo è avvenuto in una piazza chiusa a falange dalla polizia. Che non solo non ha fatto nulla per evitarlo - anzi - ma si è addirittura aperta per fare passare l’auto senza nessuna conseguenza, per poi richiuderla.

E ai manifestanti che hanno protestato i poliziotti hanno risposto così, come riporta una testimonianza sconvolgente di un presente:

“Sono tra quelli andati a chiedere se lo avessero arrestato. In tutta risposta un celerino della finanza mi ha fatto l’occhiolino e ha picchiato il manganello sullo scudo. Invece di rispondere, usano il manganello. Questo è un atto di terrorismo di stato”.

Questo è stato il comportamento della polizia ieri a Torino come a Bologna e in tutta Italia: violenta e repressiva con gli studenti, muta e complice di fronte alla violenza, quella vera.

Ma questi agenti rispondevano a ordini precisi, dall’alto.

La mano che impugna i manganelli è quella della polizia, ma la “mente” di tutto questo è politica, e i responsabili di questa repressione da regime siedono impunemente al governo di questo Paese.

Solidarietà a tutti gli studenti e i manifestanti.

Cosa deve succedere ancora perché milioni di italiani perbene aprano gli occhi e si rivoltino pacificamente, e magari anche nelle urne mandando a casa questo governo pericoloso per la democrazia.

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Roma 55
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