29/08/2026
Oggi Ranucci viene sostituito. E con lui viene colpito un modo di fare giornalismo che per anni ha portato dentro il servizio pubblico inchieste, domande, documenti e verità scomode.
E allora oggi non è il momento di abbassare la voce.
È il momento di alzarla.
Per Ranucci.
Per la sua squadra.
Per tutti quei giornalisti che hanno lavorato a Report.
Per il giornalismo d’inchiesta.
Per il diritto dei cittadini a sapere.
Perché una trasmissione come Report non è soltanto un volto davanti a una telecamera.
È una redazione. È un gruppo di giornalisti. È un lavoro collettivo. È la possibilità di portare alla luce ciò che altrimenti rischierebbe di rimanere nell’ombra.
E quando quella voce viene messa sotto pressione, quando una squadra di giornalisti diventa il centro di uno scontro politico, quando alla fine anche il suo storico conduttore viene sostituito, il problema non riguarda più soltanto chi siederà davanti a quella telecamera.
Riguarda tutti noi.
Perché il servizio pubblico dovrebbe essere il luogo in cui il giornalismo può essere più libero, non più prudente.
Dove le domande più scomode devono poter essere fatte.
Dove il potere deve poter essere controllato.
Dove chi governa deve sapere che esiste qualcuno disposto a chiedere conto delle proprie scelte.
E oggi quella voce va difesa.
Ranucci va difeso.
La squadra di Report va difesa.
Il giornalismo d’inchiesta va difeso.
Perché quando una voce scomoda viene indebolita, non perde soltanto quella voce. Perdiamo tutti noi la possibilità di ascoltarla.