04/05/2026
DISCARICA EX VERGINE OGGI LUTUM - DALLA NUOVA DOCUMENTAZIONE ACQUISITA EMERGONO CRITICITÀ SUL FINE DI LAVORI
A seguito di accesso civico generalizzato da pochi giorni l’Associazione di volontariato Attiva Lizzano ha potuto visionare la corposa documentazione afferente la discarica Lutum Srl (ex Vergine), sita nell’isola amministrativa Taranto B messa a disposizione dalla Provincia di Taranto.
Tra questi documenti, spicca la Relazione di fine lavori datata 21.11.2025 presentata dalla Lutum Srl e così, finalmente, veniamo a conoscenza che i lavori sulla discarica in località Palombara sono terminati. Già dalle prime battute della Relazione la Società dichiara: “non abbiano mai evidenziato alcun superamento dei limiti massimi di legge (Concentrazioni Soglia di Contaminazione o CSC) per i piezometri di pertinenza della discarica […]” e “[…] Grazie all’impegno di LUTUM, che ha sostenuto spese per oltre 20.000.000 di Euro, il sito è ora in condizioni di massima sicurezza”. Sarà davvero così?
Tra le decine e decine di documenti a cui abbiamo avuto accesso, ci sono quelli per ottenere il PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), ma nonostante i toni autocelebrativi della Lutum, l’analisi dei documenti evidenzia falle tecniche e procedurali che mettono a rischio la salute dei cittadini e l’ambiente di questo martoriato territorio della Provincia di Taranto che subisce la presenza delle discariche ormai da decenni.
Tra i punti critici principali emersi dall’analisi dei documenti, il primo è che, nonostante ci sia una prescrizione ineludibile degli enti di controllo, a pagina 50 della Relazione la Lutum scrive che “le acque meteoriche ricadenti sul sito seguiranno il loro percorso naturale senza alcun trattamento e quindi senza che sia attivato uno scarico dedicato sul suolo”. Questo appare una grave violazione degli impegni presi e può pregiudicare l’efficacia dell’intero intervento sul sito della discarica, per il semplice fatto che, gli eventi meteorici possono essere così imprevedibili e violenti da diventare un ulteriore pericolo in un sito delicato come quello della discarica.
Un impianto di regimazione delle acque meteoriche (cioè l'insieme degli interventi tecnici per gestire il deflusso delle acque) è una componente essenziale delle cosiddette MI.PRE. (MIsure di PREvenzione) di una discarica, in quanto l’assenza di tale presidio di sicurezza può creare maggiori quantità di percolato, dovuta alla maggiore infiltrazione delle acque di ristagno. Non solo. Il peso dell’acqua non asportata, sul corpo della discarica inevitabilmente può produrre fenomeni di assestamento e movimenti della massa di rifiuti sottostanti il telo, ma soprattutto una notevole pressione si andrebbe ad accumulare sugli argini delle vasche e questo solo per citare alcune delle conseguenze possibili.
Altro capitolo dolente è quello relativo allo spostamento dei rifiuti.
Dalla documentazione in atti, non risulta l’autorizzazione della Provincia di Taranto (Ente responsabile del procedimento) o di atri enti allo spostamento dei rifiuti. Tant’è che la Lutum l’ha effettuato senza un piano gestionale regolamentato che ne limitasse le molestie olfattive alle popolazioni vicine (vedasi le numerose segnalazioni ad ARPA finanche nell’ultimo periodo) e ne riducesse al massimo gli effetti sull’ambiente.
Sulla movimentazione dei rifiuti, avvenuta anche di recente, ci sono dei dubbi in quanto tale attività sicuramente ha interrotto l’equilibrio raggiunto nel tempo e ha innescato una serie di meccanismi reattivi, fisici, chimici e biologici tra i rifiuti accatastati, favorendo proprio la produzione, in presenza di umidità dell’aria, di ulteriori ossidi di metalli che con la produzione di percolato possono migrare in falda andando ad aggravare una situazione, già di per sé, molto problematica.
Si rileva, altresì, poca chiarezza nelle dichiarazioni della Lutum in relazione al tetracloroetilene (un inquinante cancerogeno di natura industriale) e le rassicuranti dichiarazioni della Lutum contenute a pagina 14 e 15 della Relazione non ci convincono affatto. In particolare i due limiti per la somma di tetracloroetilene e tricloroetilene (TCE): il limite di 10 ug/l (microgrammi su litro) è prescritto dalla legge, ma grazie ai filtri degli acquedotti e ai controlli severissimi sulle falde dell’AQP (che scattano già a 1,1 ug/l), l'acqua che esce dai rubinetti dei cittadini è quasi sempre libera da queste sostanze o ne contiene tracce infinitesimali, ben lontane dai limiti di legge. Semplificando possiamo affermare che la falda è il termometro e il rubinetto è il risultato: si agisce sul primo per non avere problemi sul secondo.
Il PCE e il TCE degradandosi naturalmente, si trasformano in cloruro di vinile (VC), il quale è un cancerogeno certo (Classe 1 IARC) e ha un limite di legge estremamente più basso (0,5 µg/l microgrammi su litro), per cui accettare oltre i 2 µg/l di tetracloroetilene (PCE), come rilevato in alcuni certificati analitici delle acque di falda, significa che potenzialmente in futuro ci potremmo trovare con una falda satura di cloruro di vinile, molto più pericoloso e difficile da eliminare.
Un ulteriore punto d'ombra riguarda la descrizione dei processi di ossido-riduzione di ferro e manganese, metalli pesanti che vengono sistematicamente rilevati nelle analisi delle acque di falda attorno alla discarica.
Gravemente lacunosa è anche VIS (Valutazione Impatto Sanitario) redatta dai periti della Lutum, gli ingegneri Fracassi e Gilli, in quanto non vengono forniti infatti i dati sull’impatto della discarica sulla popolazione locale relativamente al rischio dermico e da ingestione (orale), soprattutto per le fasce deboli (i bambini), infatti alla pagina 29 della VIS si cita testualmente: “[…] la via di esposizione per contatto dermico e per via orale non sia meritevole di accoglimento, in quanto: la falda acquifera non presenta criticità in merito a elevate concentrazioni di sostanze/elementi pericolosi […]”. Quindi, sulla base di semplici dichiarazioni dei due periti della Lutum, senza fornire alcuna documentazione probatoria, vengono esclusi questi pericoli a priori e in tal modo vengono ignorati rischi sanitari molto pericolosi per i cittadini e per l’ambiente.
In ogni caso, i fenomeni odorigeni hanno causato, e purtroppo causano ancora, forti molestie olfattive, pertanto non si spiega come mai, il monitoraggio della qualità dell’aria, effettuato dalla Lutum durante la fase di spostamento dei rifiuti, non abbia prodotto valori significativi di acido solfidrico (H2S) e ammoniaca. Ma, al contrario, ben due studi dell’ARPA hanno dimostrato l’esatto contrario e addirittura con la discarica chiusa; mentre, per quanto concerne il periodo in cui la discarica era aperta con un altro gestore, la Lutum, già nella premessa della Relazione, ricorda che anche il “secondo processo si è definitivamente concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati (il 16 settembre 2025).” Un verità processuale che non corrisponde alla verità fattuale che i cittadini vivono ogni giorno e con l’ambiente sotto gli occhi di tutti.
In estrema sintesi, le carte sono a posto per chi quelle carte le ha scritte, senza contraddittorio e senza alcuna verifica da parte di almeno un ente terzo, ma la salute pubblica e l’ambiente non si tutela con dei pezzi carta che raccontano la versione di un privato finalizzata a investire per fare profitti, mentre i cittadini rischiano di rimanere con il cerino in mano a danno della salute e dell’ambiente per loro e per le future generazioni.