Attiva Lizzano

Attiva Lizzano Attiva Lizzano associazione di cittadinanza attiva e difesa dell'ambiente e della salute

L’associazione di volontariato ETS ODV Attiva Lizzano opera nella tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente ed è attiva nella provincia di Taranto dal 2010. Ha organizzato numerose iniziative di sensibilizzazione e di informazione sui problemi ambientali che devastano la salute dei cittadini della provincia tarantina e, in particolare, degli abitanti di Lizzano. Di particolare rilievo è

l’impegno profuso per la difesa dei beni comuni tra cui:
- la difesa del mare, in particolare dalla proliferazione di microalghe per lo sversamento delle acque del depuratore;
- la promozione dell’acqua pubblica, con la partecipazione alla raccolta di firme per l’acqua pubblica;
- la tutela della salute dei cittadini, in particolare dai rischi dovuti alla presenza della discarica per rifiuti speciali a 2 km dal centro abitato di Lizzano;
-il perseguimento del principio dello sviluppo sostenibile;
- la salvaguardia dell’ambiente in senso ampio, attraverso la promozione della strategia Rifiuti Zero e l’adesione alla campagna per la legge relativa a questa strategia con cui si propone di riprogettare la vita ciclica delle risorse in modo tale da riutilizzare tutti i prodotti, facendo tendere la quantità di rifiuti da conferire in discarica allo zero, contrapponendosi alle pratiche che prevedono necessariamente un processo di incenerimento o conferimento in discarica;
- la promozione della cittadinanza attiva, attraverso iniziative di formazione della cittadinanza all’educazione al rispetto delle regole in famiglia, alla legalità etc.

17/05/2026

Discarica Lutum: convocata il 16 giugno la terza Conferenza di Servizi sul progetto di riattivazione dell’impianto.

16/05/2026

Nel procedimento per la riattivazione dell’impianto di Palombara, gli enti dovranno esprimersi entro tempi stretti. Attiva Lizzano rilancia l’allarme e prepara nuove osservazioni tecniche

05/05/2026

Venti milioni di euro spesi da Lutum Srl non convincono Attiva Lizzano: l'assenza di gestione idrica e la movimentazione dei rifiuti minacciano di saturare le falde di sostanze cancerogene

05/05/2026

Dopo l’accesso agli atti, l’associazione solleva criticità su acque, rifiuti e controlli sanitari. Il presidente Gentile chiede chiarezza su rischi per cittadini e territorio

05/05/2026

A seguito di accesso civico generalizzato da pochi giorni l’Associazione di volontariato Attiva Lizzano ha potuto visionare la corposa documentazione afferente la discarica Lutum Srl (ex Vergine), sita nell’isola amministrativa Taranto B messa a disposizione dalla Provincia di Taranto. Tra ques...

04/05/2026

Analisi della discarica Lutum: l'associazione Attiva Lizzano mette in luce criticità nella gestione delle acque meteoriche.

04/05/2026

DISCARICA EX VERGINE OGGI LUTUM - DALLA NUOVA DOCUMENTAZIONE ACQUISITA EMERGONO CRITICITÀ SUL FINE DI LAVORI

A seguito di accesso civico generalizzato da pochi giorni l’Associazione di volontariato Attiva Lizzano ha potuto visionare la corposa documentazione afferente la discarica Lutum Srl (ex Vergine), sita nell’isola amministrativa Taranto B messa a disposizione dalla Provincia di Taranto.

Tra questi documenti, spicca la Relazione di fine lavori datata 21.11.2025 presentata dalla Lutum Srl e così, finalmente, veniamo a conoscenza che i lavori sulla discarica in località Palombara sono terminati. Già dalle prime battute della Relazione la Società dichiara: “non abbiano mai evidenziato alcun superamento dei limiti massimi di legge (Concentrazioni Soglia di Contaminazione o CSC) per i piezometri di pertinenza della discarica […]” e “[…] Grazie all’impegno di LUTUM, che ha sostenuto spese per oltre 20.000.000 di Euro, il sito è ora in condizioni di massima sicurezza”. Sarà davvero così?

Tra le decine e decine di documenti a cui abbiamo avuto accesso, ci sono quelli per ottenere il PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), ma nonostante i toni autocelebrativi della Lutum, l’analisi dei documenti evidenzia falle tecniche e procedurali che mettono a rischio la salute dei cittadini e l’ambiente di questo martoriato territorio della Provincia di Taranto che subisce la presenza delle discariche ormai da decenni.

Tra i punti critici principali emersi dall’analisi dei documenti, il primo è che, nonostante ci sia una prescrizione ineludibile degli enti di controllo, a pagina 50 della Relazione la Lutum scrive che “le acque meteoriche ricadenti sul sito seguiranno il loro percorso naturale senza alcun trattamento e quindi senza che sia attivato uno scarico dedicato sul suolo”. Questo appare una grave violazione degli impegni presi e può pregiudicare l’efficacia dell’intero intervento sul sito della discarica, per il semplice fatto che, gli eventi meteorici possono essere così imprevedibili e violenti da diventare un ulteriore pericolo in un sito delicato come quello della discarica.

Un impianto di regimazione delle acque meteoriche (cioè l'insieme degli interventi tecnici per gestire il deflusso delle acque) è una componente essenziale delle cosiddette MI.PRE. (MIsure di PREvenzione) di una discarica, in quanto l’assenza di tale presidio di sicurezza può creare maggiori quantità di percolato, dovuta alla maggiore infiltrazione delle acque di ristagno. Non solo. Il peso dell’acqua non asportata, sul corpo della discarica inevitabilmente può produrre fenomeni di assestamento e movimenti della massa di rifiuti sottostanti il telo, ma soprattutto una notevole pressione si andrebbe ad accumulare sugli argini delle vasche e questo solo per citare alcune delle conseguenze possibili.

Altro capitolo dolente è quello relativo allo spostamento dei rifiuti.

Dalla documentazione in atti, non risulta l’autorizzazione della Provincia di Taranto (Ente responsabile del procedimento) o di atri enti allo spostamento dei rifiuti. Tant’è che la Lutum l’ha effettuato senza un piano gestionale regolamentato che ne limitasse le molestie olfattive alle popolazioni vicine (vedasi le numerose segnalazioni ad ARPA finanche nell’ultimo periodo) e ne riducesse al massimo gli effetti sull’ambiente.

Sulla movimentazione dei rifiuti, avvenuta anche di recente, ci sono dei dubbi in quanto tale attività sicuramente ha interrotto l’equilibrio raggiunto nel tempo e ha innescato una serie di meccanismi reattivi, fisici, chimici e biologici tra i rifiuti accatastati, favorendo proprio la produzione, in presenza di umidità dell’aria, di ulteriori ossidi di metalli che con la produzione di percolato possono migrare in falda andando ad aggravare una situazione, già di per sé, molto problematica.

Si rileva, altresì, poca chiarezza nelle dichiarazioni della Lutum in relazione al tetracloroetilene (un inquinante cancerogeno di natura industriale) e le rassicuranti dichiarazioni della Lutum contenute a pagina 14 e 15 della Relazione non ci convincono affatto. In particolare i due limiti per la somma di tetracloroetilene e tricloroetilene (TCE): il limite di 10 ug/l (microgrammi su litro) è prescritto dalla legge, ma grazie ai filtri degli acquedotti e ai controlli severissimi sulle falde dell’AQP (che scattano già a 1,1 ug/l), l'acqua che esce dai rubinetti dei cittadini è quasi sempre libera da queste sostanze o ne contiene tracce infinitesimali, ben lontane dai limiti di legge. Semplificando possiamo affermare che la falda è il termometro e il rubinetto è il risultato: si agisce sul primo per non avere problemi sul secondo.

Il PCE e il TCE degradandosi naturalmente, si trasformano in cloruro di vinile (VC), il quale è un cancerogeno certo (Classe 1 IARC) e ha un limite di legge estremamente più basso (0,5 µg/l microgrammi su litro), per cui accettare oltre i 2 µg/l di tetracloroetilene (PCE), come rilevato in alcuni certificati analitici delle acque di falda, significa che potenzialmente in futuro ci potremmo trovare con una falda satura di cloruro di vinile, molto più pericoloso e difficile da eliminare.

Un ulteriore punto d'ombra riguarda la descrizione dei processi di ossido-riduzione di ferro e manganese, metalli pesanti che vengono sistematicamente rilevati nelle analisi delle acque di falda attorno alla discarica.

Gravemente lacunosa è anche VIS (Valutazione Impatto Sanitario) redatta dai periti della Lutum, gli ingegneri Fracassi e Gilli, in quanto non vengono forniti infatti i dati sull’impatto della discarica sulla popolazione locale relativamente al rischio dermico e da ingestione (orale), soprattutto per le fasce deboli (i bambini), infatti alla pagina 29 della VIS si cita testualmente: “[…] la via di esposizione per contatto dermico e per via orale non sia meritevole di accoglimento, in quanto: la falda acquifera non presenta criticità in merito a elevate concentrazioni di sostanze/elementi pericolosi […]”. Quindi, sulla base di semplici dichiarazioni dei due periti della Lutum, senza fornire alcuna documentazione probatoria, vengono esclusi questi pericoli a priori e in tal modo vengono ignorati rischi sanitari molto pericolosi per i cittadini e per l’ambiente.

In ogni caso, i fenomeni odorigeni hanno causato, e purtroppo causano ancora, forti molestie olfattive, pertanto non si spiega come mai, il monitoraggio della qualità dell’aria, effettuato dalla Lutum durante la fase di spostamento dei rifiuti, non abbia prodotto valori significativi di acido solfidrico (H2S) e ammoniaca. Ma, al contrario, ben due studi dell’ARPA hanno dimostrato l’esatto contrario e addirittura con la discarica chiusa; mentre, per quanto concerne il periodo in cui la discarica era aperta con un altro gestore, la Lutum, già nella premessa della Relazione, ricorda che anche il “secondo processo si è definitivamente concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati (il 16 settembre 2025).” Un verità processuale che non corrisponde alla verità fattuale che i cittadini vivono ogni giorno e con l’ambiente sotto gli occhi di tutti.

In estrema sintesi, le carte sono a posto per chi quelle carte le ha scritte, senza contraddittorio e senza alcuna verifica da parte di almeno un ente terzo, ma la salute pubblica e l’ambiente non si tutela con dei pezzi carta che raccontano la versione di un privato finalizzata a investire per fare profitti, mentre i cittadini rischiano di rimanere con il cerino in mano a danno della salute e dell’ambiente per loro e per le future generazioni.

03/05/2026

Oggi, 3 maggio, è l’Overshoot Day italiano. La data segna il momento in cui il Paese ha esaurito le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Da domani, simbolicamente, l’Italia entra in “debito ecologico”.

Secondo i dati del Global Footprint Network, nel 2026 la ricorrenza cade tre giorni prima rispetto al 2025, quando era stata registrata il 6 maggio. Un anticipo che conferma una tendenza consolidata: negli ultimi anni il giorno dello sforamento si è progressivamente spostato in avanti nel calendario, dal 19 maggio del 2024 al 3 maggio di oggi.

Il calcolo tiene conto dell’impronta ecologica, cioè della domanda di risorse da parte della popolazione, e della biocapacità, ovvero la capacità degli ecosistemi di rigenerarle. Quando la domanda supera l’offerta annuale, si entra nella fase di overshoot: si consumano risorse non rinnovabili nell’anno in corso e si accumulano emissioni, in particolare anidride carbonica. Nel caso italiano, il divario è ampio. Se tutta la popolazione mondiale adottasse gli stessi livelli di consumo, servirebbero circa tre pianeti Terra per sostenere il fabbisogno complessivo.

In poco più di quattro mesi l’Italia ha esaurito il proprio “budget” naturale per il 2026. Il resto dell’anno sarà coperto attingendo alle riserve, riducendo gli stock di risorse e aumentando la pressione sugli ecosistemi. Il confronto internazionale mostra differenze marcate. Alcuni Paesi europei esauriscono le risorse ancora prima, come la Francia ad aprile, mentre altri arrivano più avanti, come la Spagna a giugno.

01/05/2026

Indirizzo

Via Giovanni Pascoli, 17
Lizzano
74020

Orario di apertura

Mercoledì 09:30 - 11:30
Venerdì 09:30 - 11:30

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