20/04/2025
: RIFLESSIONE DI DON FRANCESCO FIORDALISO PER LA SANTA PASQUA 2012
La fatica di credere nella resurrezione
«In tutti i racconti delle apparizioni del risorto appare chiaro come sia difficile per gli apostoli credere nel fatto della resurrezione:
il risorto è confuso con altre persone,
il risorto è creduto un fantasma,
il risorto è messo in dubbio.
Insomma, è proprio difficile crederci, proprio per coloro che lo hanno davanti e lo vedono.
Perché è così difficile credere nella resurrezione?
Perché è troppo bello per essere vero: è un segno troppo grande, è un sogno troppo grande da sopportare, non si è disposti a crederci perché costa troppo in termini di fiducia.
Perché la realtà ogni volta sembra sconfessare la resurrezione, perché la morte, il peccato, la violenza, l’ingiustizia, i nostri limiti e quelli degli altri sono troppo più reali, concreti, veri.
Perché significa considerare reale ciò che sembra sogno, utopia, fantasia e considerare apparenza ciò che sembra reale, concreto, vero.
Perché ci scomoda dal pessimismo, dalla rassegnazione, dal cinismo, dal disimpegno e dal considerare gli altri la causa delle nostre incapacità e impossibilità.
Perché ci costringe a non arrenderci anche di fronte all’evidenza.
Perché ci obbliga a fermarci.
Sono tanti i motivi per cui è difficile credere nella resurrezione.
E ci caschiamo spesso, più di quanto non immaginiamo.
Essere credenti significa fare come i discepoli nei giorni della resurrezione.
Significa scegliere di passare dall’incredulità alla fede e non una volta per sempre, ma ogni volta.
Significa fare i conti con la nostra fatica di credere, con la nostra incredulità e scegliere ancora una volta di crederci.
Ma come si fa?
Il vangelo ci dà alcune indicazioni nel triduo pasquale e nel racconto della passione, morte e resurrezione.
Le mani e i piedi di Gesù: il suo corpo crocifisso e risorto.
Mani e piedi ci dicono la concretezza della resurrezione di Gesù; questa concretezza oggi noi la possiamo sperimentare nella comunità cristiana: non si crede da soli, non è possibile. Abbiamo bisogno degli altri, della comunità con cui ricordare la resurrezione, in cui esortarci a vicenda, richiamarci a vicenda.
Le mani e i piedi bucati ci parlano dell’umanità ferita: i deboli, gli ultimi, quelli che non contano niente, le vittime dell’ingiustizia e della violenza.
Sono i piccoli che ci mettono di fronte alla necessità di credere nella resurrezione,
sono i piccoli che ci chiedono di crederci,
occorre davvero saldare la nostra vita alla loro e salvarci insieme,
nel bene e nel male,
nel successo e nella delusione,
un cristianesimo che non sappia più mettere i poveri al centro del proprio annuncio e servizio è un cristianesimo incapace di credere nella resurrezione.
Avete qualcosa da mangiare?
Mangiare con Gesù, dividere con lui la mensa.
È chiaro che qui il primo riferimento è l’eucaristia, la messa.
Un cristianesimo senza messa è un cristianesimo senza resurrezione.
Aprì loro la mente per comprendere le scritture.
La lettura innamorata, appassionata, costante della Sacra scrittura, della Bibbia.
Senza bibbia non c’è comprensione e fede nella resurrezione.
Abbiamo bisogno di credere nella resurrezione.
Abbiamo bisogno di avere presente davanti a noi la passione morte e resurrezione di Gesù.
Abbiamo bisogno della domenica.
Abbiamo bisogno della comunità e della chiesa.
Abbiamo bisogno dei poveri e della condivisione.
Abbiamo bisogno della Bibbia.
Senza questi elementi anche noi rischiamo di non credere più nella resurrezione.
E un cristianesimo senza resurrezione è un cristianesimo triste, disimpegnato e anche pericoloso».
Il Comitato “francesco Fiordaliso, prete” augura una Santa Pasqua di Resurrezione e di Pace.