12/05/2026
Che schifo.
A pochi giorni dall’inizio della 37ª giornata di Serie A, ancora non c’è certezza su quando verranno giocate alcune partite decisive. Siamo al paradosso: una giornata fondamentale per la corsa Champions, partite da incastrare, ordine pubblico da gestire, eventi già programmati da tempo nella stessa città. Eppure sembra che nessuno se ne sia accorto prima.
Il derby di Roma non può essere giocato di sera per motivi di ordine pubblico. Nel pomeriggio al Foro Italico c’è la finale degli Internazionali di Tennis. E allora la domanda nasce spontanea: con 19 turni a disposizione, era proprio necessario piazzare Roma-Lazio nella stessa giornata di un evento internazionale già noto da mesi? Davvero chi prepara i calendari non poteva controllare? Davvero nessuno ha pensato alle conseguenze? Ieri viene ufficializzato che le squadre coinvolte nella corsa Champions giocheranno tutte domenica 17 maggio alle 12:30. Oggi, invece, si parla già di possibile spostamento al lunedì. Ma un minimo di rispetto per i tifosi no?
Si ripete sempre che “il calcio è della gente”, che “il calcio è dei tifosi”. Ma poi, concretamente, a chi importa di chi deve fare 1.000 chilometri per andare allo stadio? A chi importa di chi ha prenotato hotel, comprato voli, organizzato ferie, acquistato biglietti mesi prima immaginando che la partita si giocasse sabato o domenica? A chi importa di chi non può aspettare l’ufficialità cinque giorni prima, quando un biglietto aereo arriva a costare più di 300 euro?
Il calcio italiano pretende passione, fedeltà, trasferte, sacrifici. Però quando si tratta di organizzare con serietà e rispettare chi paga, viaggia e sostiene questo sport, i tifosi diventano l’ultimo problema. Questa non è solo disorganizzazione. È mancanza di rispetto. Vergogna.
E allora l’augurio è che, prima o poi, tutte le tifoserie capiscano davvero la forza che hanno. Che chi spende soldi, macina chilometri, riempie gli stadi, paga biglietti, abbonamenti, trasferte e mantiene in vita il sistema calcio, inizi a farsi rispettare. Unite e compatte, senza colori e senza rivalità, lasciando finalmente gli stadi vuoti davanti a chi dei tifosi si ricorda solo quando deve incassare.