21/05/2026
Tutta D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza- è al fianco di Fernanda Herrera di fronte alla sentenza del Tribunale di Siena che ha assolto gli imputati di stupro, denunciati dalla giovane atleta dopo la violenza vissuta nell’agosto 2023. L’assoluzione – che arriva dopo un percorso di giustizia riparativa con esito positivo – è stata pronunciata poiché il fatto non sussiste.
“In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, desideriamo manifestare la nostra solidarietà a Fernanda Herrera: noi le crediamo” dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.
“Nonostante la pubblica accusa, anche a seguito del percorso di giustizia riparativa, avesse chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi per i due giovani accusati di stupro di gruppo, la sentenza è stata di assoluzione. Una assoluzione che riporta in modo dirompente l’attenzione sul tema del consenso e della sua interpretazione, oltre che sulla criticità dell’utilizzo della giustizia riparativa nei casi di violenza contro le donne” continua Carelli.
“Abbiamo dovuto leggere – ancor una volta – dichiarazioni che parlano di incomprensione e di problema culturale. Il problema culturale esiste ed è quello della cultura patriarcale e dell’impossibilità per molte donne di scegliere liberamente del proprio corpo. Ancora una volta – conclude la presidente – le prove che, a detta della pubblica accusa, erano schiaccianti, non sono state sufficienti di fronte al ‘non avevo capito’ di chi fa dell’incomprensione il proprio alibi”.
Quando una ragazza dice di avere manifestato più volte il proprio diniego, quando racconta una violenza, quando attraversa tre anni di indagini, esposizione, dolore e processo, la domanda che dobbiamo porci non può essere quanto fosse perfetta la sua opposizione. La domanda è che cosa insegniamo ancora agli uomini sul corpo delle donne, sul limite, sull’ascolto, sulla responsabilità.
La cultura dello stupro vive esattamente qui: nell’idea che il consenso femminile possa essere presunto, interpretato, ricostruito a partire dall’interesse, dalla vicinanza, dal contesto, dalla disponibilità precedente, dalla presenza in una stanza, dalla mancata fuga, dalla mancata resistenza fisica. Vive ogni volta che il dissenso delle donne deve essere dimostrato in modo assoluto, mentre agli uomini non viene chiesto con la stessa forza se abbiano davvero ascoltato, compreso, rispettato.
Questa non è solo una questione giudiziaria. È una questione politica, culturale, educativa.
La giustizia non può continuare a chiedere alle donne una resistenza perfetta. La società deve chiedere agli uomini una responsabilità piena. Da qui passa la differenza tra una cultura che assolve il potere e una cultura che costruisce libertà.
D.i.Re