06/09/2025
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Nei giorni scorsi sul sito del Corriere della Sera e anche nella versione cartacea del giornale è comparsa una lunga intervista con il dottor Franco Berrino in tema di stile di vita per favorire la longevità. Nell’intervista è stata sottolineata la necessità di essere frugali (lui ad esempio, salta la cena) e di preferire cereali integrali, pesce, legumi, verdura, semi oleosi, frutta fresca e a guscio, di consumare pochissima carne (addirittura solo 2-3 volte all’anno) e di abolire quasi completamente gli alimenti zuccherati (“un gelato ogni tanto”). Tutti concetti assolutamente condivisibili e sostenuti dai dati della letteratura scientifica riguardanti diabete, malattie cardiovascolari, tumori e altre patologie più o meno strettamente correlate al modo di mangiare.
Il Dr. Berrino è laureato in medicina ed è un ricercatore di indubbio valore. Si è occupato soprattutto di tumori ma ha firmato poco tempo fa un bel lavoro sulla prevenzione del diabete con la metformina di cui avevo parlato in questa pagina. Tuttavia, non è un clinico ma un epidemiologo. Quindi non ha mai avuto consuetudine ad interagire con pazienti e a colloquiare in ambulatorio con loro delle enormi difficoltà che essi incontrano nel cercare di cambiare lo stile di vita. Soprattutto in un contesto sociale che induce invece a consumare cibo in abbondanza e alimenti non particolarmente salutari. E dovendo anche conciliare la composizione dei propri pasti con quella dei pasti dei familiari. E dovendo talora rispettare necessità dettate dal contesto lavorativo (es. pasto in mensa oppure al bar/ristorante).
Anche il professor Valter Longo, ha rilasciato spesso lunghe interviste al Corriere della Sera in tema di alimentazione e longevità, esponendo concetti sostanzialmente sovrapponibili a quelli del dottor Berrino. Concetti peraltro allineati, se non proprio coincidenti, con le raccomandazioni delle società scientifiche nazionali e internazionali dell’area diabetologica. Anche il professor Longo, che non è un medico, non ha consuetudine a muoversi entro la realtà clinica e le grandi difficoltà che la contraddistinguono.
La realtà clinica, infatti, richiede un ineludibile realismo e saggio pragmatismo. Essa non può basarsi sulla prescrizione, purtroppo talora molto impositiva (quasi “aggressiva”), di comportamenti alimentari drasticamente diversi dai consueti, non poche volte eroici e autopunitivi. Comportamenti che non possono quasi mai essere confermati nel medio-lungo termine. Da notare, infatti, che quello che si riesce a fare solo per pochi giorni o per poche settimane o per pochi mesi è poco rilevante dal punto di vista clinico. Importante, invece, al fine di ottenere reali benefici clinici è instaurare un cambiamento dello stile di vita che possa essere confermato per il resto della vita,
Il realismo e il pragmatismo prevedono la strategia dei piccoli ma realizzabili cambiamenti. Con una persona che mangia ogni giorno due etti di pasta o di pane si può più facilmente condividere l’obiettivo di ridurre la quantità ad un etto e di passare almeno qualche volta nella settimana ad alimenti integrali. Ad una persona che non mangia mai verdura o legumi si può ragionevolmente raccomandare di cominciare a farlo almeno in occasione di un pasto nella giornata. Con una persona che non mangia mai pesce si può raggiungere il compromesso di inserirlo nel menù di almeno un pasto nella settimana. Con una persona che non mangia mai frutta perché “non piace” si può ragionare per trovarne almeno 1-2 tipi da inserire nello schema alimentare quotidiano.
Senza dimenticare che ci sono persone che certi alimenti non li tollerano o che non possono permetterseli (“ha presente cosa costano le ciliegie?”).
In sintesi, la prescrizione di una dieta deve essere preceduta da un’attenta valutazione della situazione di partenza (“cosa mangia di solito?), del contesto familiare e lavorativo, dei gusti, delle abitudini, delle possibilità economiche, della facile disponibilità degli alimenti. Ovviamente contestualizzandola alla patologia o alle patologie esistenti e agli obiettivi clinici da raggiungere nel breve, medio e lungo termine.