18/06/2026
COMUNICATO STAMPA
La deregolamentazione degli OGM è legge in Europa. 21
associazioni denunciano il gravissimo voto contro la sovranità
alimentare, i diritti degli agricoltori e dei consumatori
Il voto favorevole del Parlamento Europeo rappresenta un passo indietro di
venticinque anni che cancella valutazione dei rischi, tracciabilità ed etichettatura
degli organismi geneticamente modificati realizzati con Nuove Tecniche Genomiche
(NGT) e abilita il trasferimento dei diritti di brevetto sulle piante convenzionali. Si
tratta di una potenziale pietra tombale sul principio di precauzione che, sdoganando
colture OGM brevettate nell’ambiente, mette le basi per un ulteriore accentramento
del mercato sementiero nelle mani di poche multinazionali agrochimiche
17 GIUGNO 2026 – 21 organizzazioni italiane in difesa dell’agricoltura contadina, biologica,
biodinamica e dei diritti dei consumatori e dei cittadini (elenco al fondo) giudicano
gravissimo il voto definitivo del Parlamento Europeo sulla proposta di Regolamento sulle
piante OGM prodotte con Nuove Tecniche Genomiche (NGT, ribattezzate TEA – Tecniche di
Evoluzione Assistita dalla propaganda italiana). Un regolamento sostenuto caparbiamente
anche dalle grandi associazioni agricole europee e nazionali contro gli interessi degli
agricoltori. L’atto si inserisce nel contesto di una deregulation trasversale promossa dalle
istituzioni europee dietro la falsa credenza che ciò migliorerà la competitività.
Il Regolamento produrrà una completa deregolamentazione dei nuovi OGM: dispone infatti
l’abolizione della valutazione dei rischi, della tracciabilità e dei metodi di identificazione
e rilevamento, delle norme in materia di responsabilità e delle misure di protezione
contro la contaminazione, nonché dell’etichettatura dei prodotti per i consumatori.
Oltretutto, i paesi membri dell’UE non potranno avvalersi dell’opt out, cioè della facoltà di
vietare la coltivazione sul proprio territorio, oggi applicata da due terzi dei paesi membri e da
alcune regioni. Questi pilastri della Direttiva 2001/18 sugli OGM non varranno per le NGT,
che potranno circolare liberamente nel mercato e negli ecosistemi, senza trasparenza e senza
monitoraggio pre e post commercializzazione.
Le NGT rimangono degli OGM solo per la legge sulla proprietà intellettuale. Sono
infatti tutte coperte da brevetti, di proprietà di poche grandi multinazionali del settore
sementiero come Corteva, Bayer-Monsanto, Syngenta, KWS, Limagrain e Basf. Senza
obbligo di rendere pubblici i metodi di rilevamento, gli agricoltori e le piccole e medie
imprese sementiere rimarranno indifesi in caso di contaminazione dovuta alla coltivazione di
campi OGM/NGT nei campi vicini. Questi brevetti coprono geni simili a quelli già presenti
nei semi non OGM e consentiranno quindi alle multinazionali di privatizzare anche le sementi
tradizionali, come dispone la Direttiva UE 98/44 ai suoi articoli 8 e 9, che gli emendamenti
non approvati dai parlamentari avrebbero modificato in positivo. Ora le imprese potranno
perseguire gli agricoltori e i piccoli produttori di sementi per violazione di brevetto, nel
caso le loro varietà contengano tratti genetici brevettati. L’onere della prova ricadrà su chi
subisce le contaminazioni tramite cui questi tratti genetici si trasferiscono, oppure chi
semplicemente ha sviluppato gli stessi tratti tramite l’incrocio e la selezione naturale. Per le
piccole imprese sementiere, ossatura del breeding europeo, significherà dover fare
costosissime, lunghe e impraticabili ricerche nei database dei brevetti per capire se stanno
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utilizzando sementi che contengono un tratto genetico privatizzato da qualche impresa. La
maggior parte afferma di non avere le capacità o di poter sostenere i costi di una tale
operazione, con il rischio di finire fuori mercato o vittima di acquisizione da parte delle stesse
grandi imprese transnazionali agrochimiche che puntano al monopolio.
“Di fronte a questo grave arretramento normativo – dichiarano le associazioni – rivolgiamo
un appello a cittadini, organizzazioni contadine, enti locali, organizzazioni sociali, istituzioni
nazionali e territoriali di utilizzare ogni strumento disponibile per contrastare e limitare gli
effetti della deregolamentazione, opporsi alla concentrazione del potere nelle mani delle
multinazionali sementiere e salvaguardare la sovranità alimentare dei nostri territori, nella
difesa della biodiversità, dei diritti degli agricoltori alle sementi e del diritto a produrre e
consumare cibo libero da OGM”.
AIAB, ARCI, Assobio, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, Associazione
Rurale Italiana, Centro Internazionale Crocevia, Demeter Italia, Fairwatch, Federazione
Nazionale Pro Natura, Federbio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace
Italia, Legambiente, Lipu, Movimento Consumatori, Navdanya International, Rete Semi
Rurali, Slow Food Italia, Terra!, WWF Italia