16/06/2026
Ci siamo. Maggioranza e Governo portano la riforma della caccia in aula del Senato il prossimo 17 giugno.
I contenuti della riforma sono pessimi.
⚫ Il rilancio di una delle pratiche più aberranti che possano esistere nel campo della fauna selvatica: la cattura e la detenzione dei piccoli uccelli migratori come richiami vivi per la caccia. Uccelli destinati a una vita infernale (buio, gabbie minuscole, zero igiene) per essere usati come richiami-trappola al fine di sparare ad altri uccelli.
La bellezza del canto trasformata in tradimento.
⚫ La rimozione dei limiti temporali della caccia agli uccelli e la scomparsa del parere vincolante di Ispra per la caccia a febbraio. Significa che le regioni si daranno il parere da sole e autorizzeranno l'abbattimento dei piccoli uccelli migratori in pieno periodo di migrazione preriproduttiva, vietatissimo dalla direttiva.
Risultato: un danno biologico grave, una pesante infrazione della direttiva e un caos amministrativo e gestionale. Ogni regione, con il favore della legge e sotto la pressione venatoria (ancora ben integrata negli uffici regionali), darà il peggio di sé.
Il tutto allo scopo di favorire una minoranza sociale esigua ma invadente, un mondo ridotto al lumicino che già oggi produce danni ambientali e problemi alle persone e che domani ne produrrà il doppio: il mondo venatorio.
Da oltre trent'anni il mondo venatorio italiano, tranne piccole eccezioni, sogna questa riforma e ha provato a realizzarla. Li abbiamo sempre fermati. E ora?
La Costituzione, articolo 9, non può essere trattata come carta straccia, né la natura italiana come un possedimento privato, da catturare, avvelenare, uccidere, umiliare, distruggere.
Non più.