04/05/2026
Le celebrazioni per il 50° anniversario del terremoto del 1976 rappresentano un momento storico per il Friuli, con un programma che unisce il ricordo solenne alla celebrazione della rinascita. Il cuore degli eventi è fissato per il 6 maggio 2026, giorno dell'anniversario, con cerimonie che coinvolgono l'intero territorio colpito. A Gemona del Friuli si tiene l'abbraccio simbolico della comunità alla presenza delle massime cariche dello Stato, mentre il Consiglio Regionale si riunisce in seduta straordinaria per onorare il "Modello Friuli".
ll Friuli ringrazia e non dimentica
Il terremoto del Friuli del 1976 è ricordato come una delle più grandi tragedie dell'Italia repubblicana, ma anche come un esempio straordinario di dignità e rinascita. La scossa principale avvenne la sera del 6 maggio, con una magnitudo di 6.5 che devastò l'alto Friuli, radendo al suolo interi comuni come Gemona, Venzone e Osoppo. Il bilancio fu drammatico: quasi mille vittime, migliaia di feriti e circa 80.000 persone rimaste senza casa. La terra continuò a tremare per mesi, con nuove forti scosse a settembre che misero a dura prova la resistenza della popolazione già stremata.Nonostante il dolore, la reazione dei friulani fu immediata e passò alla storia come il "Modello Friuli". Invece di cedere allo sconforto, la comunità si rimboccò le maniche al grido di "Fasin di bessôl" (facciamo da soli). La ricostruzione seguì un ordine logico rigoroso: prima le fabbriche per garantire il lavoro, poi le case e infine le chiese per l'identità culturale. Questo processo fu gestito con un decentramento amministrativo efficace, dando ampi poteri ai sindaci e garantendo una trasparenza che evitò sprechi e corruzione.L'eredità più importante di quell'evento fu la nascita della moderna PROTEZIONE CIVILE NAZIONALE, nata proprio dall'esperienza sul campo e dall'intuizione del commissario Giuseppe Zamberletti. Oggi, a cinquant'anni da quel tragico evento, il Friuli non celebra solo il ricordo dei caduti, ma onora una ricostruzione che ha saputo trasformare macerie in sviluppo, mantenendo intatte le radici architettoniche e lo spirito di un popolo che non si è mai arreso.