28/04/2026
A 48 ore di distanza dall’Assemblea dei Soci della Banca popolare del Lazio, piace fare menzione del fatto che la proposta di diverso riparto della distribuzione dell’utile d’esercizio 2025, formulata nel corso della riunione in alternativa a quella del Consiglio di Amministrazione, abbia riportato ben 627 voti a favore, pari ad oltre il 25% dei voti espressi direttamente e per delega.
La proposta, qualora fosse stata accolta, avrebbe consentito, senza dover minimamente cambiare i numeri del Bilancio 2025, di riconoscere a tutti gli Azionisti un dividendo più elevato, pari complessivamente a 2,00 euro lordi,
attribuendo ad ogni azione il dividendo in due tranche, 1,50 euro lordi a titolo di 1° acconto a maggio 2026 e, 0,50 euro lordi a titolo di saldo a dicembre 2026.
Quanto si è proposto sarebbe stato agevolmente raggiungibile:
sarebbe stato infatti sufficiente prevedere un minore ulteriore accantonamento della quota dell’utile 2025 ad integrazione della Riserva Statutaria, ex art. 52, c. 3 dello Statuto Sociale, in misura pari a 8.077.251,20 euro invece di 11.462,989,20 euro.
Il pay-out, il rapporto tra utile conseguito in corso d’anno ed utile distribuito ai soci, sarebbe in questo caso pari al 50%, una percentuale da considerarsi comunque ed ancora “moderata-prudente”.
Duplice sarebbe l’effetto di tale semplice ed agevolmente percorribile proposta di modifica del Riparto dell’utile:
da un lato si sarebbe riconosciuto nell’immediato ai Soci un maggiore ritorno sull’investimento effettuato,
da un altro lato si sarebbe data una forte spinta verso l’alto al valore di quotazione sul mercato Vorvel del titolo azionario di BPL, in quanto solitamente il valore di una azione si attesta a circa 15 – 20 volte il valore del dividendo pagato (22 – 29 euro, a fronte degli attuali 14,70 euro).
Una proposta sulla quale si era ritenuto che potesse convergere anche il consenso del Consiglio di Amministrazione.
Nell’interesse comune di tutti i soci.
Una proposta, quindi, che non andava sottovalutata, ma sulla quale sarebbe stata opportuna una maggiore ed attenta riflessione ed anche condivisione.
D’altronde, nel corso degli anni, dal 2015 al 2024, l’andamento degli utili corrisposti agli azionisti è stato fin troppo sacrificato e non ha recuperato neppure la rivalutazione monetaria intervenuta nello stesso periodo.
Si ricorda, infatti, come i dividendi lordi in tali anni sono stati pari, rispettivamente a:
1,00 euro, nel 2015,
0,70 euro nel 2016,
0,80 euro nel 2017,
0,20 euro nel 2018,
0,60 euro nel 2019,
0,50 euro nel 2020,
0,80 euro nel 2021,
0,50 euro nel 2022,
1,00 euro nel 2023 (facendo ricorso a Riserve)
1,00 euro nel 2024 (facendo ricorso a Riserve)
Una proposta, quella di approvare un riparto in misura maggiore dell’Utile di esercizio 2025 a vantaggio del Dividendo da corrispondere a tutti i Soci, che RESTA PERO’ QUALE MONITO per il prossimo esercizio 2026.
Sarebbe infatti davvero un segnale di apertura all’auspicato cambiamento, nell’interesse comune di tutti i Soci, che il prossimo bilancio 2026 sia assai meno “avaro” nei confronti degli “stake holder”.
Quello del 2025, invece, lo è stato, troppo prudente, pur apprezzandone il lusinghiero risultato finale, ovvero un utile netto di ben 27.025.254,00 euro, si evidenzia come la Proposta di Riparto dell’utile a favore degli azionisti, in forma di Dividendo complessivo, è stata pari invece soltanto a 10.157.214,00 euro, ovvero poco più del 37,5% dell’intero utile, mentre il 62,75% dell’utile è stato accantonato a Riserve, ovvero in misura pari, complessivamente, a 16.868.040,00 euro.
Si vedrà, SE, almeno il prossimo anno, ci sarà maggiore attenzione nei confronti degli azionisti tutti, in termini di rendimento del capitale investito.