03/05/2026
Storie di Majo dai nostri anziani
In questi giorni, chiacchierando con i nostri anziani, siamo tornati indietro nel tempo.
I loro racconti sulla Festa del Majo hanno il profumo della resina e il calore della comunità di una volta.
Ci hanno spiegato che il Majo nasce in tempi antichi, come rito pagano, per propiziare la fertilità della terra. Con il passare del tempo, questa usanza è stata abbracciata dalla fede, diventando un omaggio dedicato alla Madonna: per questo veniva innalzato proprio accanto ai capitelli a lei dedicati, unendolo a una preghiera di protezione celebrando il primo rosario.
Ci hanno ricordato che il cuore della festa iniziava nel bosco e con una sfida di astuzia: doveva essere rigorosamente un larice e, come da tradizione, doveva essere rubato nella frazione vicina! Un’impresa che richiedeva velocità e sfrontatezza.
Una volta arrivato, cominciava il rito della scortecciatura a mano. Gli anziani ricordano con precisione il rumore dei ferri e il profumo del legno fresco: il tronco veniva pulito con cura certosina finché non diventava liscio, lasciando intatta solo la "cima" verde in alto. Era un lavoro di pazienza, un momento in cui ci si ritrovava tutti insieme per preparare l'albero che avrebbe svettato verso il cielo.
Uno dei ricordi emersi è quello di una bambina di tanti anni fa. Voleva partecipare al trasporto del tronco a spalla insieme agli adulti, ma era troppo piccola e la sua spalla non arrivava a toccare il legno. Senza perdersi d'animo, cercò un grosso sasso e lo incastrò tra la spalla e il tronco per fare spessore. Grazie a quel sasso, riuscì a sostenere anche lei il peso del larice, orgogliosa di fare la sua parte.