15/08/2024
Questo credo possa anche riguardare le case .
Città come Como centro con le case di pietra , credo siano mille volte più salubri di quelle ciofeche con cappotti vari e finestre blindate
W gli spifferi salubri
Il Sole 24 Ore
A Siracusa l’acquedotto costruito dai greci funziona meglio della rete moderna
Nino Amadore
SIRACUSA
Sono lì da almeno 2400 anni, costruiti dai greci, e ancora oggi portano acqua nel cuore di Siracusa. Basta visitare il parco archeologico aretuseo per averne prova e vedere acqua in abbondanza che sembra un miracolo in questo anno di grande siccità: proprio sopra il Teatro Greco, alla grotta del Ninfeo, sgorga l’acqua trasportata fin qui dall’acquedotto. Sono almeno tre, dei sette di cui risultano notizie, gli acquedotti costruiti dai greci (forse con il contributo non irrilevante di quel genio che fu Archimede) ancora funzionanti. Almeno in un caso portano acqua fino alla città: non acqua potabile ma almeno utile per irrigare i campi. Si tratta dell’acquedotto Galermi, costruito da Gelone nel 480 Ac, scavato nella roccia corre per una trentina di chilometri a partire dalle campagne di Sortino, sempre in provincia di Siracusa, per arrivare fino in città, dopo aver captato l’acqua del torrente Calcinara, il maggiore affluente dell’Anapo: aveva una capacità, si legge in un cartello, di 500 litri al secondo. Ma la verità, dolorosa per chi in questi giorni patisce la sete, è che l’acqua trasportata da questi acquedotti il più delle volte finisce sprecata, spesso a mare. «L’acqua - spiega Nino Di Guardo, ingegnere idraulico che da anni si dedica allo studio dei sistemi idraulici siracusani e non solo - viene dirottata a mare perché non ha un uso civile. Gran parte dell’acqua del canale Galermi si perde soprattutto nella parte finale che poi è quella più vicina alla città». Basterebbe, in fondo, un potabilizzatore. Ma se anche quell’acqua portata dalle infrastrutture costruite dai greci finisse nella rete cittadina non servirebbe a nulla visto che a Siracusa si perde (secondo l’Istat) il 65,2% di acqua trasportata dalle reti cittadine ma qualcuno fa riferimento a un dato di Utilitalia che parla, nel capoluogo aretuseo, di una perdita del 67,6 per cento.
Siam, la società che gestisce il servizio idrico integrato a Siracusa dal 2015, ha prima sottolineato «l’annosa questione della vetustà e delle perdite della rete idrica cittadina, su cui la società può solo intervenire in emergenza con continue e costose attività di riparazione». E intanto ha previsto il razionamento. Servirebbero e in fretta investimenti per rifare una rete che risale quando va bene agli anni Sessanta. Lo dice anche il sindaco di Siracusa Francesco Italia che è anche presidente dell’Ato idrico: «La situazione è questa e ne siamo consapevoli ma siamo anche, oserei dire, ingolfati dalle norme che ci hanno impedito, a differenza di quanto avviene per il settore rifiuti, di attingere come singoli comuni alle preziose risorse del Pnrr o ad altri finanziamenti. La gestione degli Ato, così come concepita, non è in alcun modo di superare le difficoltà. Una buona parte dei comuni partecipanti - per lo più in dissesto o predissesto - non ha mai versato la quota di partecipazione. Avendo optato per la costituzione di una società mista, siamo in attesa dell’affidamento della gara - indetta dal commissario regionale - a un soggetto privato (ha partecipato solo Acea) che è ferma a causa dei soliti ricorsi».
E insieme a quello delle perdite c’è il tema della qualità dell’acqua “contaminata” dal sale a causa dell’eccessivo sfruttamento negli anni delle sorgenti. Sulle bollette c’è l’avvertenza che l’acqua è sconsigliata ai malati di cuore e ipertesi e per tutti coloro che presentano patologie legate al contenimento del cloruro di sodio.
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