ARCA Appennino Bolognese

ARCA Appennino Bolognese GRUPPO DI RICERCA E VOLONTARIATO ARCA APPENNINO BOLOGNESE
cura del territorio ed aiuto ai bisognosi I fratelli Ruggieri.

IL GRUPPO A SVOLTO E INTRAPRESO LAVORI IN:
donazioni, studi, ricerche, archiviazioni, creazione di sentieri, pulizia di sentieri, manutenzione dei siti, pulizia del territorio, sculture in marmo di Bologna, raduni di mezzi d’ epoca, cura e ripristino di monumenti, creazione di monumenti, piccole opere pubbliche. musei, vie d’arrampicata, presentazione di libri, eventi di beneficenza, piste ciclabi

li, alberi da frutto, attività speleo-subacquee, installazioni di attrezzature per lo sport (torre arrampicata), guida turistica, ricerche e ritrovamenti di siti importanti, strutture per la promozione, serate di beneficenza, speleologia, teche espositive, progetti con le scuole, serate in radio. corsi serali, pranzi con la colletività, pellegrinaggi, promozione dei prodotti artigianali, promozione dei prodotti eno gastronomici, documentari, ambiente, energie rinnovabili, supporto alle piccole aziende, assistenza al sociale, censimenti, ricerce fotografiche e storiche, geo-localizzazioni, Ricerce sul passaggio e sosta nel valico appenninico di popolazioni e/o di personaggi illustri, piccole opere edili, piccole opere in ferro, vie ferrate. LAVORA E OPERA NEI SEGUENTI COMUNI:
Borgo Tossignano, Castelfiumenese, Camugnano, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castello di Serravalle, Castiglione dei Pepoli, San Benedetto val di Sambro, Lizzano in Belvedere, Porretta Terme, Castel di Casio, Fontanelico, Gaggio Montano, Granaglione, Grizzana Morandi, Loiano, Marzabotto, Monterenzio, Monghidoro, Monte San Pietro, Monteveglio, Monzuno, Pianoro, Sasso Marconi, Savigno, Vargato. GRUPPO DI RICERCA E DI VOLONTARIATO DI A.R.C.A.
400 SITI IMPORTANTI MAPPATI GPS - 150 AZIENDE AGRICOLE PRODUTRICI – 68 MINERALI E FOSSILI - RICERCHE E ARCHIVIAZIONI
In questi dieci anni abbiamo ricercato, fotografato, studiato, mappato e geo-localizzato circa 400 siti importanti e 68 prodotti artigianali enogastronomici dell' appennino bolognese:
Castelli, rovine, palazzi, borgate, case torri, siti naturalistici e paesaggistici (parchi e siti, le vette ed i passi, alberi monumentali, fiumi e le cascate); i siti della prima e della seconda guerra mondiale (musei, parchi, Cimiteri, monumenti, collezionisti, battaglie, rifugi), siti archeologici e musei di archeologia, santuari, le pievi, le chiese e gli oratori, rocce, minerali e fossili, sport e benessere; la flora, l‘ enogastronomia, mulini e i magli, l’arte e l’artigianato (artisti, fabbri, falegnami); le proloco e associazioni di volontariato. gli alberghi, gli agriturismi ed i B&B; le guide e gli istruttori certificate, i collezionisti ed i ricercatori, le acque (le fonti. i lavatoi ed i pozzi, I confini di imperi e di stati (confine romano della Galia Cisalpina, confine tra impero Longobardo ed Esarcato di Ravenna, confine tra stato della Chiesa ed il Gran Ducato di Toscana, confine della Contea di Pian del Voglio, confine di Castiglione dei Pepoli); le antiche strade di valico, (strade romane, strade medioevali, ponti medioevali); le grandi opere e le grandi infrastrutture, (ferrovie, dighe, acquedotti. Autostrade, centrale nucleare), le scuole ed i musei, gli armaioli (Acquafresca, Negroni, Ghini, Pozzi). CATALOGAZIONE DI 150 PICCOLE AZIENDE AGRICOLE PRODUTRICI DI 64 PRODOTTI ENO-GASTRONOMICI:
Albicocca Val Santerno di Imola, Asparago Verde di Altedo IGP, Castrato di Romagna, Ciliegia di Vignola IGP, Cipolla Tipica di Medicina, Frutti e frutti di bosco, Birra artigianale, Castagne e Marroni, Cereali, Confetture e marmellate, Cotechino Modena IGP, Marrone di Castel del Rio IGP, Melone tipico di San Matteo della Decima, Miele del crinale dell'appennino E/R, Cotechino IGP, Erbe officinali, Formaggi, Funghi e tartufi, Gran suino pesante Padano DOP, Lumache, Miele, Miele di erba medica della pianura, Mortadella Bologna IGP, Olio, Ortofrutta, Pane montanaro, Parmigiano Reggiano DOP, Pera dell'Emilia Romagna IGP, Pesca e Nettarina di Romagna IGP, Patate di Bologna DOP, Prosciutto di Modena DOP, Ripieno del tortellino di Bologna, Salamini Italiani alla Cacciatora DOP, Scalogno di Romagna IGP, Selvaggina bolognese, Squacquerone di Romagna, Suino di razza Mora Romagnola, Tartufo bianco dei Colli bolognesi, Ungulati da allevamento, Vitellone bianco dell'Appennino Centrale I.G.P., Zampone Modena IGP, Salamini Cacciatori Italiani IGP, Salumi, Trote e pesci da Fiume, Vitellone Bianco IGP, Zafferano, Zampone di Modena IGP, Zuccherino STG, Salmerino, Cosmetici, Saponi, Piante, Piantine, FioriVini DOC locali ( Barbera, Bianco, Cabernet Sauvignon, Charonay, Colli bolognesi DOC, Colli d'Imola DOC, Merlot, Negretto, Pignoletto Classico, Reno D.O.C., Maligia, Riesling Italico. CATALOGAZIONE DI 68 TIPI DI MINERALI E FOSSILI:
Septaria a nido d’ ape,Septaria,Cristallo in barite di Septaria,Cristalli di Barite e Calcite in Septaria,Gesso lenticolare e Calcite in Septaria,Calcite romboedrica dorata in Septaria,Gesso a ferro di lancia,Gesso Lenticolare,Gesso a coda di rondine,Rosa di Gesso con cristallo centrale,Geminato di Gesso,Aciculari di Gesso,Rosa lenticolare di Gesso,Cristalli di Gesso su Ocra,Gesso con incursioni di Zolfo,Gesso Aeroidrico,Quarzo Azzurro,Quarzo Tramoggia,Quarzo Tramoggia con incursioni,Quarzo aeroidro,Quarzi prismatici e bipiramidali su matrice,
Quarzo Bipiramidale Ialino,Quarzo Bipiramidale,Quaszo bipiramidale nero,Pirite del Dardegna,Nodulo di Pitire,Cristalli di Pirite,Pirite cubica,Spato,Calcite Scalenoedrica,Calcite romboedrica,Masserrella Globulare di Prehnite,Rame Nativo,Millerite,Ankerite,Ambra,Datilite,Concrezione calcitica a scodellata,Jamborite,Vaesite,Anatasio,Brookite,Cristallo di Zolfo,Agglomerato di cristalli di zolfo bituminoso
Rame (Creda),Concrezione travertinosa (Galleria di drenazzio ferrovia Direttissima Ca di Landino),Calcite (Covigliaio Firnzuola),Quarzo e Calcite (Castiglione dei Pepoli),Marmo Bolognese di Lagaro (Lagaro),Quarzo (Sparvo, Catiglione dei Pepoli),Quarzo (Roncobillaccio),Dolite (Sasso di Castro, Firenzuola), Calcite (Covigliaio, Firenzuola),Dolite (Passo della Futa),Calcite all’interno di una Lucina (Calcari a Lucina),Pirite (Baigno, Camugnano),Ambra (Albareta Grizzana M.),Barite nodulare (Suviana),Pirite in noduli (Pietra Mala, Firenzuola),Pirite (Pietra Mala, Firenzuola),Marcasite (Pietra Mala, Firenzuola),Pirite Nodulare (Moline del Cucco Grizzana M.),Marchesite (Grizzana M.)Pirite su Marna (Albareta, Grizzana Morandi),Spugne Marine, Denti di Squalo, Conchiglie Fossili, Aglomerati di Conchiglie ,Marmo Bolognese (Lagaro)

SVOLTO RICERCHE SU:
LA FONTE DEL VADEMECUM
GLI ARMAIOLI BOLOGNESI
LE MURA DEL CREMLINO COPIATE DA PALARRO RE ENZO DI BOLOGNA
BOLOGNA CITTA D ACQUA
I MINERALI DELL'APPENNINO BOLOGNESE
I SASSI SCOLPITI DEL LIMENTRA
IL CALENDARIO GREGORIANO
UNIVERSITA PIU ANTICA E ANCORA FUNZIONANTE DEL MONDO
L'ORGANO PIU ANTICO E FUNZIONANTE DEL MONDO
LIBER PARADISUS
MARMO DI LAGARO
MONTE CATARELTO
MONTOVOLO
MUSICA DELL'APPENNINO BOLOGNESE
PERSONE FAMOSE E IMPORTANTI VISSUTE NEL BOLOGNESE
L'AEREO MILITARE ABBATTUTO ALLA FUTA
SETA NELL'APPENNINO BOLOGNESE
STAZIONE DI SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO DURANTE LA GUERRA
STORIA DEGLI ALPINI NELLA RITIRATA DELLA RUSSIA
SITI ARCHEOLOGICI NELL'APPENNINO
IL GELATO NATO IN APPENNINO
IL RINASCIMENTO NATO IN APPENNINO
LA PIU IMPORTANTE E PRECISA MERIDIANA
FRANKESTEIN” nato dagli studi del dottore bolognese Luigi Galvani
I FUOCHI D'ARTIFICIO BOLOGNESI, PIU BELLI DEL MONDO. I BOLOGNESI GINO E ANTONIO CANDORI LA DIVISIONE ACQUI E LA RESISTENZA
COSIMO GUARNIERI PARTIGIANO DI LOCOROTONDO
I GRAFFITI RUPESTRI NELL'APPENNINO BOLOGNESE
LE MARCOLFE, I VISI DI PIETRA IN APPENNINO BOLOGNESE
DON FORNASINI, MARTIRE DI MONTE SOLE
LE ROSE IBRIDATE A BOLOGNA GARISENDA, STELLA, GIOSUE CARDUCCI ECC. CON IL PATROCININO DI:
Regione Emilia Romagna Assemblea legislativa, Città metropolitana di Bologna, Unione dei comuni di Bologna, Comune di val Samoggia, Comune di Castel del Rio, ABC Appennino bene culturale, Tutta l'organizzazione e le ricerche di A.R.C.A. sono finanziate dall'area di servizio Aquila sas di Lagaro. ALLE INIZIATIVE DI VOLONTARIATO E DI RICERCA HANNO COLLABORATO:
circa 1400 simpatizzanti e 150 collaboratori tra: Curia e parrocchie, Regione Emilia-Romagna, Universita di Bologna, banche, sovrintendenza ai beni culturali, professori, ANA alpini, CAI, artisti, collezionisti, sindaci, assessori, professionisti, scrittori, ricercatori, sportivi, aziende agricole, imprenditori, collezionisti, commerciali, commercianti, artigiani, agriturismi, B&B, Az. agricole produttrici, benefattori, giornalisti, televisioni, associazioni, proloco, guide.

29/08/2026
Grande successo a San Benedetto Val di Sambro per l'incontro dedicato alla pittrice Giovanna Rocchetta​SAN BENEDETTO VAL...
20/08/2026

Grande successo a San Benedetto Val di Sambro per l'incontro dedicato alla pittrice Giovanna Rocchetta

​SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO (BO) – Ha registrato una straordinaria partecipazione di pubblico l'evento culturale dedicato alla celebre pittrice sanbenedettese Giovanna Rocchetta, ospitato presso la Sala Parrocchiale del paese.
L'iniziativa ha richiamato una numerosa cornice di cittadini, visitatori e appassionati d'arte, arricchendo in modo significativo il panorama culturale del territorio.

​L'incontro è stato promosso da Luca Franceschelli (Appenninoweb.com) in collaborazione con l'associazione A.R.C.A. Appennino Bolognese e ha ottenuto il patrocinio del Comune di San Benedetto Val di Sambro. Nel corso dell'iniziativa si sono susseguiti diversi interventi di rilievo:

​Luca Franceschelli (Appenninoweb.com), organizzatore dell'evento, ha aperto i lavori evidenziando l'importanza della promozione culturale sia a livello digitale sia sul territorio.

​Vincenzo Speghini, farmacista locale, ha condiviso una commossa testimonianza legata al tessuto sociale della comunità.

​Lamberto Vacchi, storico del Comune, ha collocato la produzione dell'artista all'interno del patrimonio storico locale.

​Don Giuseppe Bastian, parroco di San Benedetto, ha rivolto un saluto ai presenti sottolineando il valore fondamentale dell'arte e della memoria per la crescita comunitaria.

​Prof. Dario Mingarelli, storico di storia locale, ha offerto una dettagliata analisi critica del percorso artistico della pittrice.

​Arch. Rolando Cincopan ha completato il quadro dei contributi con un'approfondita riflessione tecnico-culturale sul patrimonio architettonico e artistico dell'area.

​Gli organizzatori hanno rivolto un sentito ringraziamento alla pittrice Giovanna Rocchetta per la sua preziosa produzione e per la costante disponibilità, oltre che all'Amministrazione comunale e a tutto lo staff organizzativo per la calorosa accoglienza e il supporto logistico.

​Per consultare la galleria fotografica e ottenere ulteriori informazioni sull'evento, è possibile visitare il sito www.appenninoweb.com.

DALL'APPENNINO ALLO SPAZIO.l'incredibile viaggio spaziale di Luciano GalliBologna, fine anni Cinquanta. Nel cuore della ...
13/07/2026

DALL'APPENNINO ALLO SPAZIO.
l'incredibile viaggio spaziale di Luciano Galli

Bologna, fine anni Cinquanta. Nel cuore della città, un uomo minuto dall’aria timida e fanciullesca divide le sue giornate tra la famiglia e il lavoro. Si chiama Luciano Galli, è un modesto operaio nato nel 1920 e gestisce una piccola officina meccanica in Vicolo delle Dame, a due passi da via Castiglione, dove vive con la moglie e i suoi tre figli. La sua è una vita ordinaria, scandita dal fumo della fiamma ossidrica e dal rumore dei motori da riparare. Eppure, il destino di questo artigiano felsineo era destinato a incrociare le rotte del cosmo, trasformandolo nel protagonista di uno dei casi di contatto extraterrestre più straordinari e meno conosciuti della cronaca italiana.

Tutto ha inizio in un primo pomeriggio estivo — il 7 luglio del 1957 o del 1959. Galli ha appena pranzato e, indossata la consueta tuta blu da lavoro, si sta incamminando verso la sua officina. All'imbocco di Vicolo delle Dame, una Fiat 1.100 nera accosta lentamente. A bordo ci sono due individui dall'aspetto impeccabile ma dai tratti singolari. L'uomo al volante indossa un abito grigio chiaro e osserva la scena in silenzio; l'altro, sceso dal lato passeggero, veste un doppiopetto grigio, ha i capelli nerissimi, la carnagione scura e un volto che ispira una profonda e immediata bontà. Galli si rende conto di averlo già incrociato nei giorni precedenti, come se lo stesse pedinando. Questa volta, l'uomo parla in perfetto italiano e gli rivolge un invito diretto: «Vuoi ve**re con noi? Abbia fiducia, non c'è nessun pericolo».

Senza comprendere appieno il motivo, ma guidato da una strana serenità, il meccanico sale a bordo. La vettura attraversa Bologna in direzione sud, supera il quartiere di San Ruffillo e si inerpica lungo una strada di campagna che conduce alla Cresta di Croara, un'altura isolata sui colli bolognesi. L'auto si ferma sul crinale, in un punto noto tra i locali come la "Buca del Prete Santo". È qui che la realtà quotidiana si squarcia: sospeso a un paio di metri da terra, luccica un disco volante di circa quindici metri di diametro, di un colore grigio argenteo. All'improvviso, due intensi flash colpiscono il meccanico. Gli accompagnatori lo tranquillizzano parlando di una fotografia, ma con ogni probabilità si tratta di un processo di decontaminazione o di una predisposizione psicologica prima dell'imbarco. Un cilindro cala dalla base del mezzo, rivelando un portello d'accesso.

L'interno della navetta è un compendio di tecnologia futuristica per l'epoca: una cabina di pilotaggio circolare e spaziosa, costellata di quadri con pulsanti, indicatori simili ad amperometri o manometri e schermi video. Al centro del pavimento, un oblò di un metro di diametro permette di osservare la Terra che si rimpicciolisce rapidamente. All'esterno la luce solare svanisce, sostituita dal buio profondo dello spazio, dove il nostro pianeta inizia a brillare come la Luna o Marte.

La vera meraviglia, tuttavia, attende Galli poco più lontano nello spazio profondo, dove il disco volante si aggancia a una gigantesca "nave-madre" a forma di sigaro, lunga circa seicento metri. Una struttura colossale, dotata di trentasei portelloni d'accesso a poppa che conducono a immensi hangar capaci di ospitare migliaia di velivoli. All'interno c'è un brulicare di centinaia di passeggeri umani non terrestri: uomini e donne di straordinaria bellezza, vestiti con tute di materiale plastico o lucente come seta, che accolgono il meccanico con sorrisi calorosi. Alla domanda di Galli sulla loro provenienza, la risposta è disarmante: «Da quel pianeta che voi chiamate Venere».

Durante la permanenza a bordo, Galli viene condotto in una grande sala comandi dove nota un dettaglio che segnerà la storia dell'ufologia: un emblema raffigurante un triangolo con all'interno la Terra, avvolta da due rami di rose ricchi di spine. Un simbolo potente, spiegatogli come l'emblema delle contraddizioni e dei drammatici problemi che affliggono un pianeta così splendido.

Dopo tre ore esatte, alle 17.30, Luciano Galli viene riaccompagnato sulla Cresta di Croara e fa ritorno a casa, a Bologna, con ancora addosso la sua tuta blu da lavoro. La sua storia emergerà solo anni dopo, il 17 giugno 1962, grazie a un memorandum autografo e a un celebre articolo del giornalista Renato Albanese sulla Domenica del Corriere, avviato grazie alle indagini del Console Alberto Perego. Galli non cercò mai la fama o il denaro, giurando sulla testa dei suoi figli che quel viaggio lo aveva compiuto davvero, con il proprio corpo fisico. La testimonianza del meccanico bolognese rimane una gemma preziosa della prima ufologia italiana: il racconto di un uomo comune che, per un pomeriggio, ha posato la chiave inglese per toccare le stelle.

12/07/2026

🔗 https://youtu.be/rplwWCMmkGs
🕵🏻‍♀️ Oggi Fabiana Magnani ci porta a per una particolare !
🦋 In collaborazione con ARCA Appennino Bolognese
📺 Appennino in pillole , ogni venerdì alle 17:45 su Rete 8 CH 81 - replica domani alle 6:45 su 7Gold Emilia Romagna - Marche ch 12

LAGARO (CASTIGLIONE DEI PEPOLI)Il respiro dell'Appennino: la Direttissima, i Sudafricani e quella targa finalmente ripul...
04/07/2026

LAGARO (CASTIGLIONE DEI PEPOLI)
Il respiro dell'Appennino: la Direttissima, i Sudafricani e quella targa finalmente ripulita

Ci sono storie che corrono veloci sui binari, e altre che rimangono impigliate nelle gallerie, al buio, in attesa che qualcuno tolga la fuliggine del tempo. Una di queste riguarda la Grande Galleria dell’Appennino, il cuore pulsante della linea ferroviaria Bologna-Firenze (la storica Direttissima), e il ruolo fondamentale, eppure spesso dimenticato, che i genieri sudafricani ebbero nella sua rinascita dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, dopo importanti interventi di manutenzione e una "rispolverata" decisamente dovuta alla memoria storica, quella vicenda torna a splendere. Gli operatori della linea ferroviaria hanno infatti ripulito a fondo la targa commemorativa posta all'ingresso del tunnel. Un gesto simbolico, certo, ma necessario per ridare lucentezza a un legame profondo tra l'Italia e il Sudafrica, troppo a lungo oscurato dai detriti del tempo e dal fumo dei treni.

Il contesto storico: la distruzione della Direttissima
Inaugurata nel 1934, la Grande Galleria dell’Appennino era, con i suoi 18.507 metri, un capolavoro assoluto di ingegneria civile, all'epoca la seconda galleria più lunga al mondo e la prima in assoluto a doppio binario. Durante il secondo conflitto mondiale, tuttavia, la linea divenne un obiettivo strategico cruciale per entrambi gli schieramenti.

Nel 1944, l'esercito tedesco in ritirata lungo la Linea Gotica decise di sabotare metodicamente l'infrastruttura per rallentare l'avanzata degli Alleati. I danni furono catastrofici: ponti e viadotti vennero demoliti, gli impianti elettrici e di segnalamento furono totalmente azzerati e la Grande Galleria rimase ostruita da enormi crolli causati da mine e treni fatti esplodere intenzionalmente al suo interno. Riaprire quel tunnel non era solo una sfida tecnica straordinaria, ma una priorità politica e sociale assoluta per unire di nuovo il Nord e il Sud di un'Italia ferita e lacerata.

L'arrivo dei Sudafricani: i "South African Engineers"
A farsi carico di questa impresa titanica furono gli uomini del South African Engineer Corps (SAEC), inquadrati nelle forze alleate. Questi soldati-ingegneri non erano estranei alle grandi opere sotterranee: molti di loro, nella vita civile, lavoravano nelle profonde e complesse miniere d'oro e di diamanti del Sudafrica. Possedevano il know-how, il coraggio e la tecnologia necessari per affrontare il colosso appenninico.

Lavorando in condizioni estreme — tra fumi tossici residui, costanti infiltrazioni d'acqua e il rischio continuo di nuovi cedimenti strutturali — i sudafricani, affiancati con dedizione dalle maestranze e dagli operai italiani delle Ferrovie, compirono un vero e proprio miracolo. Sgomberarono migliaia di tonnellate di macerie e ricostruirono le volte crollate a tempo di record. Grazie a questo sforzo congiunto, la galleria fu parzialmente riaperta al traffico militare già nel maggio del 1945, per poi tornare progressivamente alla piena normalità civile. Un successo ingegneristico che sancì la rinascita economica e logistica dell'asse centro-settentrionale italiano.

La targa ritrovata (e finalmente ripulita)
A memoria di quell'impresa, venne affissa una targa bronzea all'imbocco della galleria, un tributo imperituro al sacrificio e alla perizia dei genieri d'oltreoceano. Tuttavia, i decenni successivi, il fumo dei vecchi treni a vapore, la polvere del carbone e il transito incessante dei convogli moderni avevano steso una spessa coltre nera sul manufatto, rendendolo quasi invisibile e del tutto illeggibile.

Recentemente, nell'ambito dei costanti lavori di ammodernamento e manutenzione straordinaria della Direttissima, gli operatori della linea ferroviaria hanno deciso che era giunto il momento di rimediare. Non si è trattato solo di un intervento tecnico di routine, ma di un vero e proprio atto di rispetto storico. Con pazienza e strumenti adeguati, la targhetta è stata ripulita a fondo. Sotto lo strato di fuliggine è riemerso il metallo lucente e, con esso, le parole di gratitudine e memoria dedicate ai sudafricani. Oggi, chi transita lungo la vecchia Direttissima può guardare idealmente verso l'ingresso della galleria sapendo che la storia non è più nascosta, ma brilla di nuovo alla luce del sole.

🇬🇧 ENGLISH VERSION
The Breath of the Apennines: The Direttissima, the South Africans, and a Plaque Finally Cleaned
There are stories that run fast along the tracks, and others that remain caught inside tunnels, in the dark, waiting for someone to wipe away the soot of time. One of these stories belongs to the Great Apennine Tunnel, the beating heart of the Bologna-Florence railway line (the historic Direttissima), and the fundamental, yet often forgotten, role that South African engineers played in its rebirth after the devastation of World War II.

Today, following extensive maintenance work and a much-needed dusting of historical memory, that journey shines once again. Railway operators have thoroughly cleaned the commemorative plaque located at the tunnel's entrance. A symbolic gesture, undoubtedly, but a necessary one to restore brilliance to a profound bond between Italy and South Africa, long obscured by the debris of time and train smoke.

The Historical Context: The Destruction of the Direttissima
Inaugurated in 1934, the Great Apennine Tunnel was, at 18,507 meters, an absolute masterpiece of civil engineering—the second longest tunnel in the world at the time and the longest double-track tunnel. During the Second World War, however, the line became a crucial strategic objective for both sides.

In 1944, the retreating German army along the Gothic Line methodically sabotaged the infrastructure to slow the Allied advance. The damage was catastrophic: bridges and viaducts were demolished, electrical and signaling systems were completely wiped out, and the Great Tunnel was blocked by massive collapses caused by mines and trains intentionally detonated inside. Reopening that tunnel was not only an extraordinary technical challenge but an absolute political and social priority to reunite the North and South of a wounded Italy.

The Arrival of the South Africans: The "South African Engineers"
Taking charge of this titanic undertaking were the men of the South African Engineer Corps (SAEC), embedded within the Allied forces. These soldier-engineers were no strangers to large-scale underground works: many of them, in civilian life, worked in the deep and complex gold and diamond mines of South Africa. They possessed the exact know-how, courage, and technology required to confront the Apennine colossus.

Working under extreme conditions—amidst residual toxic fumes, constant water infiltration, and the continuous risk of new structural failures—the South Africans, dedicatedly supported by Italian railway workers, achieved a true miracle. They cleared thousands of tons of debris and rebuilt the collapsed vaults in record time. Thanks to this joint effort, the tunnel was partially reopened to military traffic as early as May 1945, before progressively returning to full civilian operation. An engineering success that marked the economic and logistical rebirth of the Italian central-northern axis.

The Rediscovered Plaque (And Finally Cleaned)
In memory of that feat, a bronze plaque was affixed to the entrance of the tunnel, an enduring tribute to the sacrifice and skill of the engineers from across the ocean. However, the subsequent decades, the smoke from old steam trains, coal dust, and the relentless transit of modern trains had laid a thick black blanket over the artifact, rendering it nearly invisible and completely illegible.

Recently, as part of the ongoing modernization and extraordinary maintenance of the Direttissima, the railway line operators decided it was time to remedy this. This was not just a routine technical intervention, but a true act of historical respect. With patience and proper tools, the plaque was thoroughly cleaned. Beneath the layer of soot, the shining metal re-emerged, and with it, the words of gratitude and remembrance dedicated to the South Africans. Today, anyone traveling along the old Direttissima can look toward the tunnel entrance knowing that history is no longer hidden, but shines brightly once again.

PIAN DI SETTA (GRIZZANA MORANDI)Il Sasso Rosso di Pian di Setta: scrigno idrotermale dell’AppenninoNel cuore della valle...
02/07/2026

PIAN DI SETTA (GRIZZANA MORANDI)

Il Sasso Rosso di Pian di Setta: scrigno idrotermale dell’Appennino
Nel cuore della valle del Setta, a breve distanza dai grandi tracciati infrastrutturali che da un secolo perforano l'Appennino bolognese, sorge un rilievo che custodisce segreti geologici di inestimabile valore: il Sasso Rosso di Pian di Setta. Questa formazione, che deve il nome alle caratteristiche sfumature ferruginee e alle calde tonalità delle sue pareti rocciose, non è soltanto un elemento di spicco del paesaggio locale, ma rappresenta una vera e propria finestra aperta sulle dinamiche profonde e sulla storia idrologica della regione. Gli studi e i recenti sopralluoghi sul sito hanno beneficiato dell'indispensabile operato del ricercatore Fabrizio L'Amico, la cui passione e competenza sul campo continuano a gettare nuova luce sulle meraviglie nascoste del territorio.

La vera peculiarità del Sasso Rosso si cela nelle sue viscere, dove l'incessante azione dell'acqua e del calore profondo ha dato vita a una straordinaria grotta idrotermale. A differenza delle comuni grotte carsiche dell'Appennino, modellate principalmente dal dilavamento delle acque piovane superficiali e fredde, questo sistema sotterraneo è il risultato di un processo "ipogenico". Si tratta di un fenomeno affascinante: acque di origine profonda, riscaldate dal gradiente geotermico e arricchite di minerali e gas solfurei, risalgono verso la superficie sfruttando le fessurazioni della roccia. Nel loro cammino, queste soluzioni termali aggressive corrodono l'ammasso roccioso dal basso, creando vuoti, sale e spettacolari morfologie da dissoluzione.

All'interno della grotta idrotermale del Sasso Rosso, l'ambiente si presenta come un laboratorio naturale unico. Le pareti mostrano i segni inconfondibili del passaggio di fluidi caldi: patine minerali, depositi di gesso e spettacolari concrezioni che si sono formate in condizioni di isolamento atmosferico per migliaia di anni. La stabilità microclimatica e le passate interazioni chimiche tra i fluidi risalenti e le rocce carbonatiche creano un habitat di estremo interesse non solo per i geologi e gli speleologi, ma anche per i biospeleologi, interessati a comprendere le rare forme di vita microbica che prosperano in contesti così estremi e insoliti.

Oggi, il Sasso Rosso e la sua grotta rappresentano un patrimonio ambientale da proteggere con estrema cura. Essi ci ricordano che l'Appennino è un organismo geologicamente vivo, capace di regalare meraviglie nascoste a chi sa guardare oltre la superficie. Per la dedizione nell'esplorazione e il costante supporto scientifico alla valorizzazione di questo sito, si esprime un sentito e doveroso ringraziamento al ricercatore Fabrizio L'Amico, custode attento della memoria naturale e scientifica della valle del Setta.

L’APPENNINO INCONTRA LA POLONIA: NUOVI ORIZZONTI DI COOPERAZIONE TRA MEMORIA, INNOVAZIONE E IMPRESAIl progetto della "Di...
30/06/2026

L’APPENNINO INCONTRA LA POLONIA: NUOVI ORIZZONTI DI COOPERAZIONE TRA MEMORIA, INNOVAZIONE E IMPRESA

Il progetto della "Diplomazia della Memoria" – l’ambizioso percorso nato nell'Appennino Bolognese per tessere relazioni dirette con le rappresentanze diplomatiche internazionali – segna una nuova e importante tappa. Questo approccio strategico, volto ad aprire le nostre valli al mondo trasformando la storia in ponti di cooperazione globale, si muove nel solco tracciato dai preziosi e lungimiranti consigli di Guglielmo Martelli. Industriale, inventore e imprenditore profondamente legato all'Appennino, Martelli è il fondatore del gruppo industriale CAM ( https://www.youtube.com/watch?v=RMeyraw0iBQ )nonché colui che ha dato l'avvio allo storico settore delle macchine automatiche bolognesi. Oggi, nonostante la veneranda età di 92 anni, continua a occuparsi in modo attivo e propositivo dello sviluppo del territorio, sia a livello nazionale che internazionale.
In questo perimetro di sviluppo si inserisce il recente e proficuo incontro tra una delegazione del Gruppo di Ricerca e di Volontariato ARCA Appennino Bolognese, guidata dal Presidente Fabio Righi, e l'Avv. Pasquale Luigi Laurenzano, Console onorario della Repubblica di Polonia.

A dare un forte spessore operativo e concretezza economica all’incontro è stata la partecipazione del Dott. Vincenzo Speghini di Cosmontderma. ( https://youtu.be/frhWa7230c0 ) Noto promotore di un modello di turismo wellness, cura della persona e qualità della vita, il Dott. Speghini ha sancito con la sua presenza l'apertura di un canale strategico dedicato al settore della cosmetica e del benessere a livello internazionale. L'obiettivo comune è favorire l'internazionalizzazione e la penetrazione commerciale dei prodotti d'eccellenza emiliani nel mercato polacco, unendo la valorizzazione del territorio e della salute a un comparto economico in forte espansione e particolarmente ricettivo verso l’innovazione e la qualità.

L'incontro ha immediatamente evidenziato una straordinaria sintonia, grazie alla grande disponibilità e allo spirito di concreta collaborazione dimostrati dal Console Laurenzano. Al centro del tavolo di lavoro sono state poste le basi per strutturare sinergie strategiche capaci di unire l'Italia e la Polonia lungo tre direttrici fondamentali: la promozione turistica, lo sviluppo tecnologico e la valorizzazione del comparto agroalimentare.

L'obiettivo del Gruppo ARCA è valorizzare l'Appennino non solo come custode di una profonda memoria storica e di legami internazionali nati nel passato, ma come un autentico laboratorio di futuro. Le opportunità di interscambio spaziano dai modelli di turismo sostenibile e integrato alla proiezione internazionale delle eccellenze agroalimentari della nostra terra. Sul piano tecnologico, la forza industriale espressa dalla Packaging Valley si conferma un pilastro attrattivo imprescindibile, in grado di dialogare con i mercati esteri più dinamici.

Grazie all'impegno costante del volontariato culturale rappresentato dal Gruppo ARCA, alla sensibilità delle istituzioni diplomatiche e alla spinta d'avanguardia del mondo imprenditoriale, l'Appennino Bolognese dimostra come sia possibile aprirsi al mondo, traducendo le relazioni istituzionali in reali opportunità di sviluppo e crescita per tutto il territorio.

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Indirizzo

Via CHIESA VECCHIA 19
Lagaro
40035

Sito Web

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