31/05/2026
𝐂𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?
Le anfore fanno parte di un sistema economico. Sono i container del passato.
Studiarle e conoscerne l’evoluzione, aiuta a ricostruire l’espansione di Roma nel Mediterraneo e la sua ascesa economica attraverso il commercio su larga scala, passando da una produzione artigianale e regionale, a un sistema economico strutturato e su scala imperiale.
La prima forma di globalizzazione della Storia.
I contenitori diventano sempre più standardizzati, assumono forme più regolari e funzionali e parallelamente si sviluppano rotte commerciali verso Gallia, Iberia e Mediterraneo occidentale.
All’archeologo tedesco Heinrich Dressel dobbiamo la prima classificazione delle anfore con una visione olistica e innovativa: la forma, le dimensioni e l’uso, insieme, raccontano e caratterizzano i diversi tipi di contenitori.
Dalle anfore greco italiche si passa dunque alle Dressel 1A poi 1B e infine 1C, con piccoli cambiamenti progressivi, nelle officine che le producevano, per esigenze pratiche e commerciali sempre più avanzate: crescente standardizzazione e miglioramento della resistenza e funzionalità, per adattarsi a un commercio progressivamente più vasto, legato alla fondazione e allo sviluppo delle colonie romane.
Tra i relitti profondi individuati dal Daedalus, le Dressel 1 sono le preponderanti: con una stima approssimativa, considerando alcune imbarcazioni più grandi che trasportavano tra le 4000 le 6000 unità, possiamo ipotizzare un numero totale di oltre 20.000 anfore.
Nelle immagini sono mostrati i tre tipi di Dressel 1.
Le Dressel 1A (fine II – inizi I sec. a.C.) con un corpo cilindrico-conico e proporzioni ancora vicine alle greco-italiche, utilizzate per l’esportazione di vino prodotto nelle campagne dell’Italia centrale (Etruria, Lazio, Campania) verso le prime colonie, in quel momento mercati di consumo e basi logistiche per l’espansione.
Il vino è un forte elemento culturale romano e le colonie diventano veri centri di redistribuzione e punti di romanizzazione.
Quando l’espansione coloniale aumenta, raggiungendo Gallia, Hispania e le rive del Reno, la Dressel 1B (prima metà del I sec. a.C.), la variante più grande e robusta, diventa preponderante: corpo più lungo e cilindrico, struttura più robusta, orlo ispessito e verticale e anse più solide.
Anfore più resistenti per il trasporto marittimo e adatte a carichi pesanti e standardizzati che riflettono un commercio ormai intensivo e organizzato.
Le immagini si chiudono con anfore Dressel 1C (fase più tarda del I sec. a.C.), in questo caso probabilmente di produzione Baetica.
Con proporzioni più eleganti e regolari, quest’ultimo tipo rappresenta un “ponte” tra le anfore repubblicane e quelle imperiali, quando le colonie cominciano a produrre vino e anfore localmente e diminuisce la dipendenza dall’Italia.
Video music credits: Alegend - Horizons
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𝐖𝐡𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐞𝐝 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐢𝐳𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧?
Amphorae are part of an economic system. They are the shipping containers of the past.
Studying them and understanding their evolution helps us reconstruct Rome’s expansion across the Mediterranean Sea and its economic rise through large-scale trade, from artisanal and regional production to a structured economic system on an imperial scale.
The first form of globalization in History.
Containers became increasingly standardized, taking on more regular and functional shapes, while trade routes developed toward Gaul, Iberia, and the western Mediterranean.
We owe the first classification of amphorae to the German archaeologist Heinrich Dressel, who adopted a holistic and innovative approach: shape, size and use, considered together, describe and characterize the different types of containers.
From the Greco-Italic amphorae, we thus move on to Dressel 1A, then 1B, and finally 1C, with small, progressive changes in the workshops that produced them, driven by increasingly advanced practical and commercial needs: growing standardization and improvements in durability and functionality, to adapt to a progressively broader trade linked to the founding and development of Roman colonies.
Among the deep-sea wrecks identified by the Daedalus, Dressel 1 amphorae are the most common: based on a rough estimate—taking into account some larger vessels that carried between 4,000 and 6,000 units—we can estimate a total of over 20,000 amphorae.
The images show the three types of Dressel 1 amphorae.
The Dressel 1A (late 2nd – early 1st century BCE), with a cylindrical-conical body and proportions still close to those of the Greco-Italic amphorae, were used to export wine produced in the countryside of central Italy (Etruria, Lazio, Campania) to the early colonies, which at that time served as consumer markets and logistical bases for expansion.
Wine was a major element of Roman culture, and the colonies became true centers of redistribution and hubs of Romanization.
As colonial expansion increased, reaching Gaul, Hispania, and the banks of the Rhine, the Dressel 1B (first half of the 1st century BC), the larger and sturdier variant, became predominant: a longer, cylindrical body, a sturdier structure, a thickened and vertical rim, and more solid handles.
These amphorae were more durable for maritime transport and suited to heavy, standardized loads, reflecting a trade that had become intensive and organized.
The images conclude with Dressel 1C amphorae (later phase of the 1st century BCE), in this case likely of Baetic production. With more elegant and regular proportions, this latter type represents a “bridge” between Republican and Imperial amphorae, as the colonies began producing wine and amphorae locally and dependence on Italy diminished.