18/01/2026
La morte di un giovane studente all’interno dell’Istituto “Domenico Chiodo–Einaudi” di La Spezia ha lasciato una ferita profonda nella coscienza collettiva. Una vita spezzata tra i banchi di scuola non è solo una tragedia individuale, ma una sconfitta per l’intera comunità.
Come ricordava Hannah Arendt, «l’educazione è il punto in cui decidiamo se amiamo abbastanza il mondo da assumerci la responsabilità di esso». Quando la violenza entra in una scuola, viene meno proprio quella responsabilità condivisa che dovrebbe proteggere i più giovani.
È inaccettabile che un luogo nato per formare, accogliere e guidare diventi teatro di aggressione. Ridurre quanto accaduto a un semplice conflitto degenerato significa sottrarsi a una riflessione più profonda sul valore della vita, sul rispetto delle regole e sul senso del limite.
La sicurezza degli spazi educativi non è un dettaglio organizzativo, ma un fondamento etico. Come insegnava Kant, «la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella dell’altro»: senza questo principio, non esiste convivenza possibile.
La Spezia oggi è una città colpita dal dolore, ma chiamata a reagire. Ricordare questa giovane vita significa assumere un impegno serio e condiviso affinché la scuola torni a essere ciò che deve: un luogo in cui si impara non solo a sapere, ma soprattutto a vivere insieme.
Cristian Pietrini