22/04/2026
Dai diari di Guinea:
Il mercato di Madina a Conakry
In tarda mattinata si è pensato di andare a vedere una parte di mercato. Questo inizia da una piazza vicino allo stadio e si svolge lungo una importante via di comunicazione. Man mano lungo il percorso si snodano banchetti di ogni tipo e foggia: sono esposti prodotti agricoli, tessuti, pezze di stoffa coloratissime, vecchi libri. Mi hanno incuriosito i libri: guardando meglio ho visto varie edizioni, da quelle cosiddette economiche a quelle più grandi, importanti, del Corano.
Ci siamo fatti strada tra una calca di folla dove ogni tanto un’auto sgangherata tentava di passare.
Si sperimenta una strana sensazione di morbidezza camminando su uno strato di immondizia che anno dopo anno si stratifica e si trasforma in terreno soffice come un materasso.
Le merci disposte disordinatamente sono innumerevoli: primeggiano le verdure, il pesce secco, riso, sementi, frutti, salse in barattoli, stoffe, stoviglie di legno, di alluminio, di plastica, radioline di bassa qualità.
Poi i venditori ambulanti che si aggirano tra la folla tenendo in mano i loro oggetti da vendere: cinque paia di mutande, tre paia di calzini..... oppure arachidi, frutta, caramelle....cosa riusciranno a racimolare alla fine della giornata non lo so.... a me strappavano letteralmente il cuore, avrei comprato tutto da tutti...ma non è possibile.
Poi pesce secco a mucchi, divisi secondo la grandezza, strani dolci fritti dall’aspetto poco raccomandabile, banane fritte disposte su pagine di giornale unte, oggetti per la casa. Poi patate dolci, peperoncini, mucchi di carbonella di legno allineati su stracci, pentole di alluminio.
Dopo un percorso abbastanza lungo frequentato da una folla multicolore vociante, si arriva nella vera e propria piazza del mercato, la pavimentazione praticamente non esiste più ed è tutto un susseguirsi di enormi buche, ricoperte uniformemente di immondizia: cartoni di ogni tipo, bucce di vegetali, teste di pesce in una mescolanza maleodorante e molliccia.
Dopo aver contrattato per 20 minuti una pezza di stoffa colorata da un venditore che continuava a decantarne la qualità e non cedeva sul prezzo abbiamo deciso di gettarci nelle fauci dell’ignoto: siamo penetrati nel cuore del mercato coperto.
E’ una enorme struttura metallica, coperta da lamiera ondulata, tetra e scura all’interno, con pendenti dalle capriate di ferro grandi festoni di ragnatele cariche di polvere e insetti ormai secchi e luccicanti dove vengono colpiti da lame di luce penetranti dall’esterno attraverso qualche feritoia . Stretti passaggi tra due file di merci esposte dove a malapena due persone riescono a scansarsi.
Un susseguirsi continuo di piccoli scomparti stipati di merci, illuminati da semplici lampadine pendenti dal soffitto, mentre ognuno decanta la propria merce.
Anche qui stoffe, oggetti per la casa, spezie, prodotti agricoli, e ancora file e file di banchetti con pesce secco.
Comunque, appena entrato ho posato un piede su qualcosa di molliccio: allarmato ho subito pensato ad una m***a, mentre per fortuna si trattava di un enorme topo morto col ventre gonfio per via della putrefazione avanzata.
Ci aggiriamo come marziani in un dedalo variopinto e rumoroso. Non crediamo che altri bianchi si siano mai avventurati qui, a giudicare da come sgranano gli occhi i commercianti e gli avventori.
Materiali elettrici obsoleti, radio stereo di plastica color metallico made in China di infima qualità, televisori di recupero, frigoriferi ricondizionati, stoffe e ancore stoffe, tappeti da preghiera, piccoli oggetti di paglia intrecciata. Stoviglie con semplici decorazioni.
E poi essenze in boccettini colorati, spezie in polvere, farina, sacchi di riso di varia qualità.
I passaggi sono stretti, ci si alterna nel passare quando si incrocia un’altra persona.
Alcuni portano in testa un fagotto e così bisogna chinarsi al loro passaggio, quasi un saluto deferente.
Gli odori si mescolano alla puzza di fumo, di polvere, di materia organica putrefatta, alle essenze profumate, all’odore penetrante dl pesce secco dalla nera lucentezza perlacea.
Ci aggiriamo tra questa moltitudine simile ad un Inferno Dantesco per parecchio tempo fino a che, stremati, non decidiamo di guadagnarne l’uscita.
Abbiamo comprato due tappeti piuttosto grezzi e un pezzo di b***o di karitè.
Il b***o di karitè viene venduto in grandi pani tondeggianti avvolti in grandi foglie.
Mi dicono che proviene dall’interno, dalla “forét sacrée”, dove i giovani maschi trascorrono un periodo iniziatico di qualche mese, vivendo all’aperto, senza nulla, nè armi o strumenti, imparando a muoversi e difendersi come gli animali, e venendo a conoscenza di tutti i segreti sciamanici che sono ancora oggi tramandati.
Ma sono un segreto.
Poteri segreti che nessun uomo bianco conosce.
Dopo aver acquistato alcuni piccoli oggetti per ricordo con lunga trattativa sul prezzo, faticosamente raggiungiamo la luce della piazza, dove stà transitando lentamente un automezzo gigantesco tra la folla e le bancarelle.
Ripercorriamo la strada tra la folla vociante fino all’incrocio.
Ci ha incuriositi una passerella pedonale sopraelevata che attraversa l’incrocio e una parte di piazza:
Decidiamo di salire. Il colpo d’occhio è eccezionale.
Strade intasate da veicoli scassati e arrugginiti, voci che urlano, una moltitudine di persone che si aggirano tra le bancarelle e cumuli di immondizie.
In una spianata compresa tra la ferrovia, una strada ed una parte del mercato, si sta allestendo uno spettacolo.
Qualcuno sta posizionando due vecchie casse acustiche enormi e delimitando la zona con bidoni, carretti e filo di ferro.
Il disordine complessivo è totale.
Tutto il paesaggio è immerso in una calura pesante, umida, il cielo è velato da vapori.
In alto, ovunque, volano in circolo avvoltoi ad ali spiegate.