02/08/2026
“Gli alberi più resistenti non sono quelli cresciuti senza vento, ma quelli per i quali il vento ha rafforzato le radici e ha insegnato la virtù della piega”
M.R. 2 agosto 2026
Ho raccontato in un vecchio e fortunato libro del mio primo giorno di scuola: una maestra arcigna guardò i nostri volti di bambini emozionati e spaventati dalla solennità dell’occasione per intimorirci dicendoci: «Voi siete tutti delle viti storte e io sono il paletto e il filo di ferro. E il mio compito è quello di raddrizzarvi!». Una versione botanica dell’educazione si imponeva così come variante coerente di quella moralmente disciplinare che aveva ispirato la nostra scuola prima della grande e giusta contestazione del ’68. Ma cosa vede oggi un educatore quando guarda un bambino che come ogni bambino è storto a suo modo? Sempre una vite storta da raddrizzare, un difetto da correggere oppure una promessa?
Il carattere quasi classico di questa domanda tende oggi a riproporsi con urgenza. In un tempo dove il discorso educativo è allo sbando, l’ideale della normalizzazione disciplinare sembra ottenere sempre più consensi. Tutto deve funzionare e rientrare nei parametri efficientistici della prestazione. L’educazione rischia in questo modo di ridursi a una pratica di addestramento: correggere, disciplinare, adattare. Eppure dovrebbe esistere un’altra idea possibile dell’educazione che non rimpianga la virile imposizione del dovere e della disciplina come necessarie fortificazioni dell’Ego. Si tratta di un’idea il cui presupposto è quello di non considerare la stortura della vite come un incidente da eliminare, ma come l’espressione più propria della singolarità. Educare, in questa prospettiva, non significa conformare la vita a un ideale prestabilito ma valorizzare il piano inclinato, le attitudini particolari, i talenti, persino le stramberie non come rilievi irregolari da piallare, ma come manifestazioni del proprio desiderio più autentico. Per questa ragione l’educazione dovrebbe implicare come suo presupposto etico non l’odio, ma l’amore per la stortura.
Al link, "Amare la stortura", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1mQc_s3xunUZ4DM0yOPrqanyJYNaVcoNo/view?usp=sharing
Cover: dalla mostra "A cuore aperto", di Claudio Parmiggiani.