15/05/2026
In queste ore in cui l'attenzione mediatica è tutta proiettata su Taranto non possiamo esimerci anche noi da dire ciò che pensiamo per due motivi, il primo è sicuramente perché lavoriamo nel settore dell'inclusione sociale e pertanto ciò che è accaduto ci tocca da vicino e il secondo motivo è perché Taranto noi l'abbiamo vissuta in tutto il bene e in tutto il male che la città può dare.
In queste ore si sta parlando in modo quasi retorico di inclusione, di educazione sociale e di famiglia, dimenticandosi che le famiglie sono l'ultimo tassello della società, l'ultimo anello, e quindi il primo, con cui i minori si confrontando con il mondo. Taranto e la città vecchia presentano un contesto sociale, e quindi famigliare, povero di strumenti, risorse ed educazione e questo è un dato di fatto che nessun può negare. La città vecchia, nonostante le blaterate operazioni di valorizzazione, rinascita è cosi da decenni con un degrado che solo chi l'ha vista può capire. L'abbandono istituzionale della città vecchia non può essere cancellato da azioni immobiliari, pubblicistiche e di rinascita commerciale che nulla lasciando al nodo primordiale di cui parlavamo, le famiglie.
Gli avvenimenti che hanno visto la morte del giovane maliano non sono pertanto attribuibili a una diseducazione famigliare, ma a una diseducazione sociale cittadina e non si può parlare unicamente di fallimento famigliare, si deve parlare del fallimento DI Taranto come città e come società educante. In fin de conti, tutti gli aggressori sono passati e in molti casi cresciuti, all'interno di case famiglie di Taranto a riprova che non è unicamente il contesto famigliare a dover essere messo sotto esame, ma è Taranto come contesto sociale e soprattutto amministrativo.
La città è ostaggio da anni di politiche sociali che non portano a nulla e che non porteranno a nulla fino a quando Taranto non sarà liberata da una logica di occupazione che ben poco ha a che fare con il concetto di Stato e di Comunità.
In queste ore drammatiche se un colpevole va cercato, come dice un caro amico tarantino G.G., è colui che tiene in ostaggio Taranto, è colui che dirotta, utilizza e mal gestisce le risorse, il colpevole va cercato nella mala politica che ha gestito e gestisce il settore educativo tarantino. Se il colpevole fosse "questa" o "quella" famiglia il problema sarebbe circoscritto, mentre i fatti di Taranto ci sbattono in faccia una realtà più tremenda che è quella del degrado di una città che è gestita come una periferia, la periferia abbandonata del Sud.
1.5K likes, 76 comments. "Io speriamo che me la cavo (scena finale)"