Gli Ortisti

Gli Ortisti Associazione culturale Associazione Culturale

DOMENICA 31 MAGGIO e MERCOLEDI’ 3 GIUGNO 2026PIANTA DELLA SETTIMANARUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,merco...
30/05/2026

DOMENICA 31 MAGGIO e MERCOLEDI’ 3 GIUGNO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

“GIGLIO DI SANT’ANTONIO”

PROLOGO: Percorrendo in Maggio la via Volterrana mi ha sorpreso ritrovare, sul ciglio incolto, il Giglio candido, pianta certamente selvatica ma anche da sempre coltivata negli orto-giardini. Oltre che in Natura possiamo incontrarlo nell’arte e in letteratura; dipinto fra le mani di Sant’Antonio, nelle Annunciazioni di Gabriele alla Madonna o citato nei versi della Bibbia.

NOME SCIENTIFICO E POPOLARE: Lilium candidum - Giglio di Sant’Antonio, Giglio della Madonna, Giglio Candido.

TASSONOMIA, HABITAT, AREALE: Pianta erbacea perenne della Famiglia delle Liliacee e Genere Lilium il Giglio Candido è diffuso in tutto il mondo dove vegeta nei climi temperati, in Italia è pianta spontanea e aiutata nella diffusione nell’ambiente da secoli di coltivazione specialmente in prossimità di luoghi religiosi.

DESCRIZIONE: Il cuore pulsante della pianta è il bulbo squamoso, un germoglio sotterraneo che comprende: un fusto, delle foglie che si appressano ad esso, dei germogli interni e un apparato radicale che filiforme cresce alla base.
In inverno la pianta è completamente ridotta al bulbo sottoterra, ad inizio primavera la pianta vegeta al livello del terreno con foglie disposte a rosetta, linguiformi e verde lucido. A fine primavera e prima dell’estate dal bulbo si sviluppano lunghi steli con piccole foglie appressate ed in cima al quale la specie si esprime in fioriture spettacolari.
Il Fiore è vistoso, bianco, profumato, con sei tepali a forma di tromba e sei stami lunghi pieni di polline giallo-arancio.

COLTIVAZIONE: Considerato che è pianta perenne si consiglia di sceglierne una dimora adatta, caratterizzata da terreno drenato, non eccessivamente concimato a reazione nutro-alcalina. L’esposizione si predilige soleggiata ma la vicinanza di altre piante erbacee in prossimità può essere di aiuto nelle estati calde. I bulbi si interrano ad inizio autunno e non troppo profondamente (10cm max), per avere da metà maggio una fioritura duratura fino a che, l’eccessivo caldo non l blocca riducendo la pianta a foglie basali che reintegreranno sostanze al bulbo con la fotosintesi clorofilliana.

EPILOGO: Per noi Ortisti la Natura ci è sempre Maestra compreso anche il Giglio Candido, pianta presa ad esempio pure da Matteo, l’evangelista, che ci invita ad osservarne la sua esistenza e a non affannarci nella nostra vita come spesso facciamo: "Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro."
(Matteo 6,28-29)

Stefano Pissi
Dottore Forestale
per – “gli Ortisti” - Associazione Culturale.

DOMENICA 24 e MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì...
23/05/2026

DOMENICA 24 e MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

Albero del Mese
“LIRIODENDRO”

PROLOGO: Tra i grandi alberi delle foreste del Nord America ne regna uno che risalta per rapidità d’accrescimento, bellezza dei suoi fiori e foglie di forma curiosa che, in autunno inoltrato, si tingono di un giallo accesissimo. Gli indiani della sua zona d’origine prediligevano l’uso dei suoi lunghi fusti per la costruzione di canoe familiari, dette monossili, proprio perché ricavate da un unico albero. Ma oltre al legno il Liriodendro Americano poteva offrire nettare per le api e sostanze medicamentose all’interno della corteccia, foglie e radici.

NOME SCIENTIFICO: Liriodendron tulipifera L.1753

NOMI POPOLARI: Liriodendro, Pioppo dei Tulipani, Tulipifero, Pioppo Giallo, Tulipier.

ETIMOLOGIA: Il nome Liriodendron deriva dal greco leirion, “giglio”, e dendron, “albero”: quindi “albero del giglio”. Il termine tulipifera significa “che porta tulipani”, in riferimento ai fiori che ricordano la forma di un tulipano.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: È originario delle regioni orientali del Nord America, dove si sviluppa soprattutto in foreste umide e in terreni fertili. Ha crescita veloce e slanciata e tende a ramificare in alto formando fusti dritti privi di nodi. E’ pianta perenne a portamento arboreo d’alto fusto appartiene alla Famiglia delle Magnoliaceae

APPARATO RADICALE: Fittonante e ben espanso in accordo con lo sviluppo della chioma.
FUSTO: Tipicamente forma fusti dritti e privi di rami per diversi metri. Il Legno è sia solido ma anche adatto alla lavorazione. La corteccia, liscia negli esemplari giovani, diventa col tempo grigiastra e profondamente solcata.
FOGLIE: Le foglie sono tra gli elementi più riconoscibili: grandi, lisce e con una forma insolita a quattro lobi, quasi come se qualcuno ne avesse tagliato la punta con le forbici. In autunno assumono una colorazione giallo dorata. Un mio professore di botanica forestale dell’università le descriveva con un’immagine curiosa e molto efficace: “mi ricordano la sagoma stilizzata della testa di un gatto!” Un modo semplice per fissarle nella nostra memoria.

FIORI: Compaiono in giugno e sono appariscenti per dimensioni, forma e colore, simili ad un tulipano rudimentale. Profumano e producono nettare che attrae api ed insetti.

FRUTTI: Sono frutti secchi a forma di cono allungato, costituiti da numerosi piccoli elementi contenenti semi alati che vengono dispersi dal vento.

USI E COSTUMI: Per i Nativi Americani è sempre stato un riferimento fondamentale in Natura. Attualmente la pianta è coltivata commercialmente per la produzione di legname – Il Tulipier. In Europa, Italia compresa, il Pioppo dei Tulipani è molto utilizzato come specie arborea a coltivazione ornamentale in ambiente urbano.

EPILOGO: Grazie Liriodendro che in primavera ci fai fiorire le città, in estate ci fai ombra e sussurri un bel rumore di foglie al vento, d’autunno quindi accendi di giallo dove riesci a vivere, fra il nero dell’asfalto e il grigio del cemento.

W la Natura

Per “gli Ortisti” Stefano Pissi
Associazione Culturale.

DOMENICA 17 e MERCOLEDì 20 MAGGIO 2026PIANTA DELLA SETTIMANARUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì co...
16/05/2026

DOMENICA 17 e MERCOLEDì 20 MAGGIO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

PIANTA COLTIVATA DEL MESE
CANAPA

PROLOGO: E’ grazie ai ricordi di Antonio Esposito, nostro sostenitore Ortista, che prendiamo ispirazione nel parlare di questa pianta. Tutto accadeva in Campania nei primi anni 60 quando Antonio, ancora adolescente, faceva il bagno, pescando anguille e ranocchi, nelle acque pure delle vasche di macerazione dei fusti di canapa; pianta il padre coltivava nei suoi campi: i più fertili d’Italia, all’interno del distretto amministrativo nominato “Terre di Lavoro” site nella zona fra Caserta, Maddaloni e Capua, l’allora triangolo geografico individuante la zona di imprenditoria canapificia più importante in Italia.

NOME SCIENTIFICO: CANNABIS SATIVA L.1753

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: Piante erbacea, annuale e monoica, appartenente alla Famiglia delle Cannabaceae. Specie originaria dell’Asia ed introdotta per la coltivazione in Italia già in epoca Etrusca. La Cannabis è pianta rusticissima a rapido accrescimento ed infestante.

APPARATO RADICALE: Robusto, fittonante.

FUSTO: Robusto, eretto, fibroso con escrescenze resinose.

FOGLIE: Sono composte da 5-13 foglioline allungate, appuntite e verdi scuro. Il picciolo è lungo.

FIORI: Pianta monoica, quindi i maschili e i femminili sono su piante diverse. Al polline ci pensa il vento.

FRUTTO - SEMI: Sono degli acheni, molto duri e pieni di olii esenziali.

COLTIVAZIONE: Antonio ancora ci racconta che la Cannabis sativa si seminava prima dell’inverno, le densità di semina erano alte per ettaro affinché le piante producessero fusti dritti, alti e senza nodi. La raccolta a fine giugno avveniva per estirpazione con recupero degli apparati radicali da utilizzare come combustibile per le stufe. I fusti invece erano disposti a seccare al sole per una settimana, poi venivano riuniti in fasci che andavano a formare zattere cubiformi le quali venivano immerse, con l’aiuto di macigni vulcanici, nelle vasche per una settimana, il tempo di macerazione. Quindi gli operai sommozzatori intervenivano a recuperare sia le pietre che il materiale macerato il quale veniva disposto al sole per l’ultima settimana prima di avviare i processi di maciullazione atti al recupero della fibra, ovvero la stoppa. In Italia la coltivazione della canapa tessile si interruppe alla fine degli anni 60 ma attualmente la sua coltivazione è stata riportata in auge grazie alla Legge n°242 del 2 Dicembre 2016 che ne promuove la coltivazione per l’industria tessile, edilizia e produzione di biocombustibile dai semi

EPILOGO: Antonio conosce bene il ciclo di coltivazione della canapa soprattutto perché attorno a quello organizzava le sue scorribande nella Natura ancora incontaminata fra bagni e pescate spensierate nelle terre campane del nostro bel sud Italia.

W LA NATURA

Salute e buon orto.
Stefano Pissi per
“gli Ortisti” Associazione culturale.

DOMENICA 10 e MERCOLEDì 13 MAGGIO 2026PIANTA DELLA SETTIMANA - RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì...
10/05/2026

DOMENICA 10 e MERCOLEDì 13 MAGGIO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA - RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

PIANTA SELVATICA DEL MESE
“ACETOSA-ACETOSELLA”

PROLOGO: Passeggiando in maggio per i nostri campi incolti è impossibile non incontrare e riconoscere l’acetosella, pianta verde in ogni sua parte e infestante in ogni dove.

NOME SCIENTIFICO: Rumex Acetosa e Rumex acetosella

NOMI POPOLARI: Romice acetosella, Acetosa, Erba agretta, Erba salina, Agro e duci ecc.

ETIMOLOGIA: Acetosa per il sentore acidulo delle foglie e Rumex dall’utilizzo antico dei legionari romani che ne masticavano le foglie per vincere la sete.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: Pianta appartiene alla Famiglia delle Poligonaceae, parente di bietole e spinaci, l’acetosella è un’erbacea perenne, dioica ed infestante che possiamo ritrovare negli incolti di campagna ed urbani dal livello del mare fino alla media montagna.

APPARATO RADICALE: Robustissimo e fittonante.

FUSTO: Eretti, scanalati, alti fino ad oltre un metro.

FOGLIE: Singole, lanceolate.

FIORI: Verdastri separati fra maschili e femminili su piante diverse. Impollinazione anemofila

FRUTTI/SEMI: Sono Acheni verdi da immaturi e che a maturazione seccando diventano marroni.

USI E COSTUMI: Pianta ricca di ossalati di calcio dal sapore acidulo e quindi utilizzatissima in antichità, specialmente nelle popolazioni montane, in cucina come condimento, in medicina come stimolante le funzioni renali, in agricoltura come caglio vegetale nella caseificazione, in lavanderia come smacchiante ecc. Attualmente la pianta si ritrova come ingrediente principale nella “Salsa Verde di Francoforte” e nella “Borsch Verde Ucraina”.

EPILOGO: Forza Ortisti e W il Rumex Acetosa che non tutte le infestanti vengono per nuocere!

Viva La Natura

Salute e buon orto
Stefano Pissi

06/05/2026
DOMENICA 12 e MERCOLEDI’ 15 APRILE 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,domenica ...
11/04/2026

DOMENICA 12 e MERCOLEDI’ 15 APRILE 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300 e mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600

Pianta nell’arte del Mese
“LA MARRUCA”

PROLOGO: Nel dipinto “Pietà o Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni (1465)”, realizzato dal Pittore veneziano Giovanni Bellini, la scena è dominata dal corpo di Gesù esanime, con particolare rilievo del suo capo adornato di spine.
La tradizione antica prevede che quella corona fu intrecciata utilizzando i rami della pianta di Marruca - Paliurus Spina – Christi e che furono proprio i soldati romani a porla sulla testa di Gesù nel momento fra la flagellazione e la crocifissione.”

NOME SCIENTIFICO: Paliurus Spina-Christi

NOMI POPOLARI: Marruca, Spino soldini, Pane de Criste ecc.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: Il Paliurus Spina – Christi è pianta perenne della flora italiana. E’ caducifoglia a portamento cespuglioso e appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, parente quindi del Giuggiolo al quale assomiglia per diversi aspetti. La Marruca è eliofila e resistente al clima arido, adatta quindi alla vita nel clima mediterraneo. In Italia si trova nelle zone collinari in tutta la pen*sola ad eccezione della Sardegna.

RADICI: Robuste, fittonanti, tipiche delle specie pioniere.

FUSTO: Solitamente è pianta con portamento policormico a partire dai primi centimetri dal suolo.

FOGLIE: Semplici, piccole, di forma ovale e verdi lucido. Sono poste alterne sul ramo.

SPINE: Le spine sono un carattere distintivo di questa pianta che ne porta sul ramo due tipologie: spine dritte, le più lunghe, anche un cm, e spine ricurve, più piccole.

FIORI-FIORITURA: Fiori, ermafroditi, compongono infiorescenze di colore giallo intenso che per buona parte dell’estate sono visitate dalle api per la bottinatura di nettare e polline.

FRUTTI: Da fine estate la pianta si evidenzia per la formazione sulla chioma di tanti frutti a forma circolare, tipo disco, che ricordano un cappello. Il colore è verde tenue da acerbo e marrone chiaro da maturo.

USI E COSTUMI: Nel gergo dialettale contadino toscano la parola Marruca identifica una pianta piena di spine. Per questo il Paliurus Spina-Christi è stato principalmente coltivato come arbusto adatto alla formazione di siepi spinose, praticamente impenetrabili dagli animali, sia quegli allevati all’interno del recinto sia da quelli selvatici dall’esterno. L’eleganza della pianta, sia da spoglia che in stagione vegetativa con foglie, fiori e frutti, si presta benissimo ad essere coltivata o come arbusto singolo o in filare per la formazioni di siepi. I frutti da immaturi si possono mangiare per il sapore tipico della mela essiccata.

EPILOGO: Forza Ortisti, tutti in natura a individuare la Marruca e perché no inserirla come pianta coltivata nei nostri orto-giardini.

W la Natura

Per “gli Ortisti” Stefano Pissi
Associazione Culturale.

DOMENICA 28 MARZO e MERCOLEDI’ 1 APRILE 2026PIANTA DELLA SETTIMANARUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercol...
28/03/2026

DOMENICA 28 MARZO e MERCOLEDI’ 1 APRILE 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

“QUERCIA SAN FRANCESCO”

PROLOGO: Nei pressi di Marcatale in Val di Pesa resiste un albero monumentale che, secondo la leggenda, vide San Francesco aver riposato alla sua ombra. La pianta, una quercia, dovrebbe avere più di 800 anni e sarebbe in ogni caso ricordata in un documento del 400 (Capodarca, 2001) ed è ben riconoscibile in un quadro del Cinquecento (informazione riportata dal proprietario). Questo le assicurerebbe un’età stimata di 600 anni circa, superando di gran lunga l’età raggiunta comunemente da questa specie.
La pianta è un monumento alla forza e alla resilienza di un vecchio individuo che si ancora al suolo per non farsi vincere dalla gravità e dalle intemperie. Questo mastodontico esemplare ha tutti i punti per sposare appieno il vasto concetto di monumentalità, rispettando molti dei criteri proposti dal decreto legislativo sugli alberi monumentali (2014): dimensioni ed età, forma e portamento, valore ecologico,
valore paesaggistico, storico e religioso.

NOME SCIENTIFICO E POPOLARE: Quercus pubescens (Roverella)

ETÀ STIMATA: 600 (800?) anni.

DESCRIZIONE: Albero di (seconda) grandezza, pianta monoica e decidua, della Famiglia delle Fagaceae.

AREALE: Specie autoctona dell’Italia, con un areale europeo (principalmente mediterraneo). Molto diffusa in Toscana; fra le querce decidue nostrane è la più resistente alla siccità.

FUSTO e PORTAMENTO: Robusto ma spesso meno slanciato delle altre querce decidue (cerro, farnia, rovere). La corteccia è molto rugosa e di colorazione più scura di altre querce. Spesso il fusto è ramificato più in basso ed è più contorto rispetto ad altre querce, per cui la lavorazione del legno non ha una tradizione nota come quella di farnia e rovere. Interesse crescente all’estero in ottica di cambiamento climatico e migrazione assistita (più resistente alla siccità).

FOGLIE: Singole, picciolate, leggermente pubescenti (da cui il nome).

FIORI: Le querce, come molti altri alberi, sono piante monoiche, ovvero producono separatamente sulla stessa pianta fiori maschili (che producono il polline, più visibili) e fiori femminili (che accolgono il polline, meno visibili). Non sono specie nettarifere, ma le api possono nutrirsi della melata che si
può sviluppare in estate in chioma, producendo la “melata di quercia” che si trova in commercio

FRUTTO (Ghianda): affusolata, più piccola di quelle delle altre querce decidue.

CURIOSITÀ: Memorie di un contadino ricordano che 60-70 anni fa due operai solevano mettere
all'interno di una grossa cavità un tavolino e giocare a carte e bere durante la pausa pranzo dal lavoro (com. pers. proprietario). Oggi questa cavità è stata chiusa completamente dall’attività di compartimentazione dell’albero e non è più visibile.

EPILOGO: Coraggio Ortisti, questa pianta è un monumento alla vita, alla resilienza, alla forza di chi ha radici forti e che sfida l’invecchiamento!

Giuliano Secchi Dottore Forestale - per – “gli Ortisti” - Associazione Culturale.

DOMENICA 15 e MERCOLEDì 18 MARZO 2026PIANTA DELLA SETTIMANA - RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì ...
15/03/2026

DOMENICA 15 e MERCOLEDì 18 MARZO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA - RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

PIANTA COLTIVATA DEL MESE
“ERBA DELLA MADONNA”

PROLOGO: E’ grazie alla nostro amico Massimo Niccolai, fondatore della “Incontriamoci sull’Arno” associazione collaborante con la quale abbiamo iniziato a conoscere, coltivare e diffondere questa pianta dalle incredibili proprietà curative.

NOME SCIENTIFICO: SEDUM TELEPHIUM

• NOMI POPOLARI: Erba della Madonna, questo nome deriva dal suo utilizzo come pianta ornamentale d’abbellimento di tabernacoli ed edicole di campagna quando, nel suo periodo di maggior sviluppo vegetativo, circa metà giugno, la pianta veniva raccolta per essere utilizzata come ornamento floreale ai tabernacoli. Talvolta accadeva che gli steli recisi portassero a compimento la fioritura nonostante la coltivazione in asciutta e ovviamente si “gridava” al miracolo.
• Erba di San Giovanni, 24 Giugno, indica il periodo migliore per la raccolta in quanto la pianta sviluppa al massimo le sue proprietà curative e sviluppo vegetativo.
• Erba Grassa o Crassa: per le sue caratteristiche di pianta succulenta quindi capace di conservare acqua nelle foglie e negli steli, quell’umidità benefica che le permette di vegetare oltre il periodo di distacco dalla pianta madre.
• Sempre vivo, questo nome a causa di pianta resistente e anche per un suo antico utilizzo come “spia” dei matrimoni; infatti una leggenda narra che, prima di far sposare due persone era usanza staccare due rametti dalla pianta e legarli insieme per osservarne il loro sviluppo: se si sviluppavano insieme il matrimonio andava bene, altrimenti le piante potevano seccare o svilupparsi una più dell'altra fornendo previsioni meno rosee della prima.
• Erba da Giraditi, Salvalosso, Erba da Calli sono i nomi che invece il popolo ha dato alla pianta per evidenziare le sue vere proprietà curative, passando in questo caso dalla religione alla scienza.

ETIMOLOGIA: Sedum anche per il suo caratteristico portamento non eretto ma prostrato, da qui sedum ovvero seduto. Il nome Telephium invece ha dietro una vera e propria storia appartenente mitologia greca antica: la leggenda è quella del re Telefo il quale, ferito in battaglia dalla temibile lancia di Achille risultò affetto da una piaga alla coscia che non rimarginava mai. Anche per questo motivo in medicina antica tali lesioni sono state denominate “Ferite Telefie”, e così anche la pianta è stata nominata popolarmente Telefio, in virtù delle sue capacità di curare tali ferite.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: La pianta, appartiene alla Famiglia delle crassulacee, foglie e fusto infatti sono succulenti. Il Genere Sedum, di cui fa parte l’Erba della Madonna è costituito da oltre 450 specie, tutte piante erbacee perenni che troviamo vegetare spontanee nel clima Mediterraneo, specialmente in luoghi assolati e impervi per altre piante tipo: crepe dei muri a secco, tetti, terreni agricoli non coltivati ecc.
In tarda estate ed inizio autunno sono praticamente le uniche a sfoggiare mini fioriture di colore e forma varia in base alla specie: bianche, rosa, rosse, gialle –ne evidenziano maggiormente la presenza nella natura spontanea.

EPILOGO: Chiudiamo il cerchio della storia ringraziando il Dottor Sergio Balatri un tempo medico chirurgo al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio quando, nel 1978, riuscì a curare con le foglie dell’Erba della madonna Antonio Cataldo, calzolaio in Firenze, ferito al pollice con una lesina e dato per spacciato ma… per i dettagli di questa storia cliccate con l’indice su questo link: https://www.youtube.com/watch?v=k7REW3HiTP4&t=2345s

Salute e buon orto
Stefano Pissi

07/03/2026

DOMENICA 8 e MERCOLEDI’ 11 MARZO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

“La Vite secondo Luca…Socci”

PROLOGO: Pianta molto antica, risalente al Neolitico (circa 11.000 anni fa). Ha seguito l’uomo nei suoi
spostamenti, partendo, ad essere coltivata, nella zona tra la Georgia e l’Armenia dove è stata scoperta la
più antica cantina (circa 6.000 anni fa), da lì è arrivata in Egitto (circa 5.000 anni fa) e grazie ai Fenici e ai
Greci è stata poi diffusa in tutto il mediterraneo (da 3.000 a 1.000 anni fa).

NOME SCIENTIFICO: Vitis sylvestris o selvatica (dioica) > Vitis sativa o coltivata (monoica) > Vitis vinifera o
da vino (monoica).

NOME POPOLARE: Vigna, vide, vis, uva, vixe, paina, vitacchia, racina, achina, uba, vidda, etc.

AREALE, HABITUS, HABITAT: La Vite è un arbusto, perenne, rampicante (lianosa) e caducifoglia, appartiene alla Famiglia delle Vitaceae e ha un areale molto esteso, dalla riva del mare alla collina pre montana delle zone temperate del pianeta (tra il 30° e il 50° parallelo in entrambi gli emisferi). Preferisce le zone esposte al sole e i terreni con buona umidità.

APPARATO RADICALE: Radici fittonanti che si estendono anche oltre i tre metri di profondità.

FUSTO e RAMI: Il fusto è rugoso, di colore marrone scuro quasi nero, i tralci invece sono di color grigio verde,
marrone chiaro o addirittura rossi a seconda della varietà.

FOGLIE: Palmate, divise in 3 o 5 lobi con margini dentati, la pagina superiore è spesso liscia mentre quella
inferiore presenta una corta e morbida peluria.

FIORI: A grappolo, ermafroditi. La fioritura avviene tra aprile e maggio e varia in virtù della stagione e della
varietà di vite.

FRUTTO: E’ una bacca di colore inizialmente verde e, con la maturazione, gialla o nera. Nella polpa è
contenuto lo zucchero, mentre nella buccia sono contenuti tutti gli elementi che caratterizzano i vini.

USI E COSTUMI: La Vite è sempre stata apprezzata fin dall’antichità non tanto come frutto edibile, ma per
quello che se ne ricava facendo fermentare l’uva, un prodotto cioè capace di provocare ebrezza in chi lo
beve facilitando la convivialità, infondendo coraggio ai soldati in guerra o assumendo in certe religioni
anche un valore sacro. Il suo valore nutritivo non è di particolare pregio, perché contiene scarsi nutrienti
essenziali e apporta principalmente calorie derivanti da zuccheri e alcool. Anche il legno non ha
un’utilizzazione particolare.

EPILOGO: La Vite in Toscana è una delle piante più coltivate e ha caratterizzato il paesaggio della bassa e
media collina dando alla campagna toscana, in alternanza con l’olivo, i boschi e i seminativi, un ordine
geometrico che ne ha fatto quasi un giardino.

Luca Socci Dottore Agronomo
per – Gli Ortisti Associazione Culturale.

DOMENICA 1 e MERCOLEDI’ 3 MARZO 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì co...
27/02/2026

DOMENICA 1 e MERCOLEDI’ 3 MARZO 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

Pianta selvatica del Mese
“IL BOTTON D’ORO”

PROLOGO: Per voler incontrare questa pianta bisogna mettersi gli scarponi e salire sulle montagne, proprio come fece il naturalista e teologo svizzero Kondrad Gessner quando, durante un’escursione sulle Prealpi Svizzere, identificò il Ranuncolo di Montagna o Botton d’Oro che dir si voglia.

NOME SCIENTIFICO: Trollius europaeus

NOMI POPOLARI: Luparia, Ranuncolo di Montagna, Vulparia, Ranuncolo doppio, Paparia.

ETIMOLOGIA: Troll, dal tedesco antico, significante globoso, in riferimento alla forma del fiore. In lingua svedese invece Troll è il nome di una divinità nordica maligna, forse per la tossicità della pianta.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: Il Trollius europaeus è pianta erbacea perennante della famiglia delle Ranucolaceae, tipica per la colorazione gialla dei fiori e la tossicità, come accade in tante altre specie della medesima famiglia.
In Europa ritroviamo questa pianta sui Pirenei, Carpazi e Monti Balcani, in Italia bisogna salire in Appennino ma solo nel centro nord.
E’ quindi una pianta di montagna, dove colonizza le praterie d’altura dai 500 ai 2500 mslm, tipiche per la qualità dell’aria e dai terreni freschi, fertili e profondi.

RADICI: Filiformi che si originano dal rizoma

FUSTO: Quello sotterraneo, il rizoma, mantiene sempre vive le gemme anche in inverno. In primavera invece si sviluppa il fusto epigeo che eleva il fiore in alto.

FOGLIE: Semplici, basali, di forma palmata e molto segmentate

FIORI: Sono il vero spettacolo della pianta in primavera/estate. La forma è globosa, le dimensioni sono di qualche cm di diametro e il colore è inconfondibile perché giallo intenso, praticamente d’oro.

USI E COSTUMI: Da noi in Toscana possiamo ammirare le fioriture del Botton d’Oro in un preciso punto del crinale appenninico nelle Foreste Casentinesi, nell’omonimo parco, dove la pianta vegeta protetta e tutelata dal Corpo dei Carabinieri Forestali dello Stato.

EPILOGO: Forza Ortisti che ogni occasione di salire in montagna è valida, compreso la fioritura del Botton d’Oro.

W la Natura

Per “gli Ortisti” Stefano Pissi
Associazione Culturale.

Indirizzo

Via Di Fabbiolle 11
Impruneta
50023

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