Gli Ortisti

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Papaver spp. Raccolta dei frutti secchi ornamentali e dei semi, piccoli e neri.
19/07/2026

Papaver spp. Raccolta dei frutti secchi ornamentali e dei semi, piccoli e neri.

Impianto tecnologico dí produzione di legno: pioppeto specializzato. Dopo la progettazione ed impianto si è provveduto a...
13/07/2026

Impianto tecnologico dí produzione di legno: pioppeto specializzato. Dopo la progettazione ed impianto si è provveduto alle prime cure colturali.
Potature verdi ed irrigazioni di soccorso
Con 15000 litri di acqua.
Stefano Pissi
Dottore Forestale

DOMENICA 12 LUGLIO e MERCOLEDI’ 9 SETTEMBRE 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,...
11/07/2026

DOMENICA 12 LUGLIO e MERCOLEDI’ 9 SETTEMBRE 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

Albero del Mese
“ABETE BIANCO”

PROLOGO: In inverno è facile trovarlo allestito come albero di Natale. Con la sua chioma sempreverde, l'Abete bianco ci rassicura che la Natura non è morta, ma semplicemente riposa. In estate, invece, la sua presenza nei nostri boschi ci viene in aiuto, offrendoci un rifugio fresco e piacevolmente ombroso.

NOME SCIENTIFICO: A alba mill. 1759

NOMI POPOLARI: Abete bianco.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: L’abete bianco è una conifera a portamento arboreo ad alto fusto, di grandi dimensioni, con accrescimento longitudinale molto slanciato. Il suo habitat in Italia è la catena montuosa appenninica dalla Liguria fino alla Calabria. La sua zona climatica vegetazionale è la fascia montana che va dai 700 ai 1800 m.s.l.m. circa. La sua natura rispetto alla luce è di pianta sciafila, quindi resiste bene sotto la copertura di altre piante. Riguardo la riproduzione l’abete bianco è pianta monoica, ovvero porta organi sessuali separati sul medesimo individuo.

APPARATO RADICALE: Fittonante inizialmente per poi ramificarsi lateralmente, andando così a formare un apparato radicale molto resistente, patologie a parte.
FUSTO/LEGNO/CORTECCIA: Forma fusti dritti con corteccia inizialmente liscia e caratterizzata da colore grigio-argenteo con sacche resinose superficiali piene di trementina. Con l’età la corteccia s’ispessisce formando placche che si desquamano con l’accrescimento diametrale del fusto, il colore invece si scurisce. Il legno è chiaro, leggero, scevro da tannini e resine; la sua fibra lunga lo rende flessibile ed elastico.
FOGLIE: Le foglie sono semplici, aghiformi, appiattite e tipiche della specie per il loro inserimento a pettine sul rametto. La pagina superiore è verde scuro, lucido, nella pagina inferiore invece la foglia presenta due strisce bianche che sono cere protettive.
FIORI/FIORITURA: La maturità sessuale è avanzata rispetto ad altre conifere, 30-40 anni, dipendentemente anche dalle diverse condizioni vegetative. L’epoca di fioritura varia da aprile a giugno e l’evento impone una coordinazione fra la maturazione dei fiori maschili, piccoli coni gialli penduli e produttori di polline e i gli organi sessuali femminili, piccoli coni rossicci eretti e produttori di ovuli, portatori in futuro di frutti e semi quindi. Il trasporto del polline e la dispersione del seme sono sempre affidati al vento.

FRUTTI: Sono infruttescenze dette pigne o coni, che a maturità diventano legnosi da erbacei che erano e aprendosi si sfaldano lasciando disperdere nell’ambiente i singoli frutti, alati, con il seme al loro interno.

USI E COSTUMI: L’abete bianco è sempre stato oggetto di coltivazione parte dell’essere umano che allestiva piantagioni in purezza e regolari per la produzione di legname, principalmente utilizzato per la cantieristica navale: antenne da bastimento, alberi navali ecc, come nell’edilizia per la costruzione di travature. In Natura invece l’abete bianco si organizza formando piccoli nuclei di vegetazione in purezza che si mischiano alle latifoglie della fascia montana, faggio principalmente.

EPILOGO: Frequentare boschi di abete bianco fa bene al cuore, ai polmoni e anche al nostro spirito.

W la Natura
Per “gli Ortisti”
Stefano Pissi – Dottore Forestale.

Escursione sull’Appennino Pratese - Luglio 2026.
05/07/2026

Escursione sull’Appennino Pratese - Luglio 2026.

Appennino Pratese - Luglio 2026.
05/07/2026

Appennino Pratese - Luglio 2026.

DOMENICA 5 LUGLIO e MERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,m...
02/07/2026

DOMENICA 5 LUGLIO e MERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

Le piante del CAFFE’

PROLOGO: Tutto ebbe inizio, secondo la leggenda, negli altopiani dell'Etiopia, intorno al IX secolo. Kaldi, un giovane pastore, si accorse che le sue capre diventavano insolitamente vivaci dopo aver mangiato le bacche rosse di un arbusto sempreverde. Quei frutti, ritenuti inizialmente diabolici, vennero gettati nel fuoco. Dalle braci, però, iniziò a diffondersi un intenso e invitante aroma di tostatura. Fu la curiosità dell'uomo a trasformare quella scoperta in una bevanda: i semi tostati vennero immersi in acqua calda, dando origine, secondo la tradizione, al primo caffè della storia.

NOMI SCIENTIFICI: Coffea arabica (Arabica) e Coffea robusta (Robusta)

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: La pianta del Caffè Arabica è della Famiglia delle Rubiaceae e Genere Coffea. Ha un portamento di grande arbusto, piccoli alberi, sempreverdi. La loro zona d’origine sono le foreste montane tropicali tipiche degli altopiani dell’Etiopia. La pianta vive ad altitudini variabili dai 600 ai 2000 metri s.l.m. in un habitat di sottobosco dove si avvantaggia di temperature mitigate e ombra grazie alla copertura forestale di alto fusto sovrastante.

APPARATO RADICALE: Superficiale che rende esigente la pianta di terreni freschi e fertili con climi a precipitazioni frequenti.
FOGLIE: Sempreverdi e singole, di forma ellittica o ovale, con apice appuntito e margine intero, leggermente ondulato. Da giovani sono verde chiaro, spesso con sfumature rossastre A maturità diventano verde scuro intenso e lucido. La disposizione su ramo è opposta.
FIORI/FIORITURA: Sono bellissimi, bianchi, profumatissimi; singoli ma riuniti in grappoli, ricordano quelli del gelsomino. La fioritura è indotta dal cambio di clima quando passa dal secco alle prime piogge. L’impollinazione è autogama ma il viaggio degli insetti di fiore in fiore ne promuove l’incrocio dei pollini.
FRUTTI: E’ una drupa, sferico ovale, verde da immatura e rossa a maturazione, tanto da essere chiamata “Ciliegia del Caffè o “Cherry”

SEME: vero oggetto della coltivazione stà all’interno della polpa carnosa e dolce del frutto. I semi sono due e sono proprio quelli del caffè che conosciamo.

USI E COSTUMI: In Etiopia esiste il rito del caffè, vera e prorpia cerimonia di ospitalità che parte dalla tostatura dei frutti immaturi, passando alla macinatura a mano e infusione in caffettiere in terra cotta - Jebena. Tutto svolto in diretta di fronte agli ospiti, una tradizione lenta e lontana dal caffè espresso.

EPILOGO: Se tra gli Ortisti c'è un vero esperto di caffè, è Matteo Borzoni, Dottore Agronomo Tropicalista. Lo ringraziamo per aver condiviso con noi le sue conoscenze e la sua passione, accompagnandoci alla scoperta del caffè, dalla pianta alla tazzina.

Foto: Piantagione di caffè in fiore.

W la Natura

Per “gli Ortisti”
Stefano Pissi.

DOMENICA 21 e MERCOLEDI’ 24 GIUGNO 2026“PIANTA DELLA SETTIMANA”RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,mercoledì...
20/06/2026

DOMENICA 21 e MERCOLEDI’ 24 GIUGNO 2026
“PIANTA DELLA SETTIMANA”
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

Albero del Mese
“AILANTO”

PROLOGO: Personalmente non adoro questa pianta, non mi innamora la rapidità della sua crescita, l’odore della sua vegetazione e la prepotenza vegetativa rispetto alla nostra flora autoctona che in alcuni casi risulta letteralmente schiacciata dalla sua presenza.

NOME SCIENTIFICO: Ailanthus altissima ((Mill.) Swingle, 1916

NOMI POPOLARI: Ailanto, Albero del Paradiso,.

ETIMOLOGIA: Il nome del genere Ailanthus in Malese significa “Albero che raggiunge il Cielo” termine che associato al nome della specie Altissima delineano le caratteristiche di questo albero con spiccata rapidità di crescita, specialmente in altezza.

HABITUS, HABITAT, TASSONOMIA, AREALE: L’ailanto è un albero di alto fusto di medie dimensioni, caducifoglio. Le sue zone d’origine sono la Cina, Malesia e Indonesia; dove svolge egregiamente le sue funzioni di pianta pioniera e quindi colonizzatrice di terreni poveri in preparazione dell’ambiente per altre specie vegetali e non. E’ pianta quindi eliofila e frugalissima dal punto di vista edafico, sia per quanto riguarda l’idratazione come per i nutrienti.

APPARATO RADICALE: Fittonante inizialmente per poi spostarsi in superficie aumentando le capacità di captazione idrica. La specie emette polloni radicali.
FUSTO/LEGNO/CORTECCIA: Come ogni specie a rapido accrescimento che si rispetti anche l’ailanto forma fusti dritti e privi di rami per diversi metri. Il legno ha bassa densità e scarso valore economico, pochissimo resistente risulta al taglio poco elastico, vetroso. La corteccia è grigia e tendenzialmente liscia.
FOGLIE: Le foglie sono composte da tante foglioline di forma lanceolata. La foglia intera è molto grande, di colore verde tenue in vegetazione e giallo intenso prima della caduta.

FIORI/FIORITURA: L’Ailanto è pianta tendenzialmente dioica ma non esclusivamente, per questo si possono incontrare piante con entrambe le tipologie di fiori, maschili e femminili. La specie fiorisce dalla tarda primavera all’inizio estate. I fiori singoli sono riuniti in grandi infiorescenze che producendo nettare e polline risultano importanti per gli insetti, api comprese.

FRUTTI: L’ailanto produce tantissimi frutti che la pianta raggruppa in grappoli di colore giallo/rosso. Il frutto singolo è detto samara, composto da un’ala ritorta che gli permette un volo planato speciale per diffondere il seme anche a lunghe distanze, complice il vento. La germogliazione abbondantissima avviene la primavera successiva alla fioritura.

USI E COSTUMI: Nei suoi luoghi d’origine l’essere umano utilizza il legno per la cellulosa, le foglie per l’alimentazione del bombice dell'ailanto e la produzione di seta, la fioritura per la produzione di miele. Alto è il suo valore ecologico per la capacità di colonizzare ambienti poveri e degradati, producendo in quantità ossigeno, ombra e fertilità. Negli ambienti urbani è notevole la sua capacità di assorbire anidride carbonica e inquinanti atmosferici. Nella comunità europea l’Ailanto è interdetto alla sua propagazione in quanto specie esotica di rilevanza unionale (Reg. UE n°1143/2014); in Toscana, il servizio fitosanitario regionale ne vieta la propagazione secondo normativa nazionale Dlgs 15/12 n°230 del 2017.

EPILOGO: Adesso che lo conosco meglio, chiedo scusa all’ailanto per il mio fitorazismo!

W la Natura
Per “gli Ortisti” Stefano Pissi.

DOMENICA 14 GIUGNO e MERCOLEDI’ 17 GIUGNO 2026PIANTA DELLA SETTIMANARUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,merc...
13/06/2026

DOMENICA 14 GIUGNO e MERCOLEDI’ 17 GIUGNO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

“FICO DEGLI OTTENTOTTI”

PROLOGO: Se volete coltivare da adesso una pianta, con vegetazione esotica e generosa in fioriture, il Fico degli Ottentotti è la pianta giusta, dedicata a chi si dimentica di irrigare ma con la prerogativa che gli riservi un bel posto al sole, meglio se vicino al mare.

NOME SCIENTIFICO: Carpobrotus edulis

NOMI POPOLARI: Fico degli Ottentotti, Fico di Mare, Bacicci, Caprettaie, Unghie di Strega.

ETIMOLOGIA: Carpobrotus – Dal Grego Carpo=Frutto e Brotos=Edule.

TASSONOMIA, HABITAT, AREALE: Pianta erbacea, succulenta e perenne appartenente alla Famiglia delle Azioaceae e al Genere Carpobrotus. Questoa succulenta a portamento strisciante è originaria del Sud Africa dove colonizza scogliere rocciose e dune sabbiose, in prossimità di coste marine. Pianta certamente rustica e frugale riguardo alla salinità e aridità del suolo ma di certo esigente rispetto all’insolazione che deve essere piena e diretta. In Europa è stata introdotta dal XVII secolo grazie ai coloni olandesi di rientro dal Sud Africa, da allora la pianta si è naturalizzata ampiamente negli ambienti mediterranei e costieri.

APPARATO RADICALE: filiformi che creano una f***a rete.

FUSTO: Robusto, carnoso che tende a ramificare facilmente, espandendo la vegetazione della pianta a tappeto.

FOGLIE: Tipiche per forma ad artiglio e sezione triangolare. Al loro interno si trova una sostanza densa e viscosa, riserva di acqua e nutrienti.

FIORI: Singoli, di grandi dimensioni sono costituiti da corolle ricchissime di petali e stami. Il colore è violaceo e tendono ad aprirsi durante le ore centrali del giorno, per richiudersi la sera.

FRUTTI: Grandi, carnosi, incastonati in un involucro termiante con cinque lobi. All’interno, protetti da una sostanza mucillagginosa, si trovano i semi. A maturazione da verde diventa giallo ma il sapore rimane acidulo però.

USI, COSTUMI, COLTIVAZIONE: Il Fico degli Ottentotti è stato così denominato dai coloni olandesi che vedevano l’omonima popolazione Sud Africana -gli Ottentotti, attualmente chiamata KHOI - che si cibava dei loro frutti, simili a fichi. In Italia, dopo la sua introduzione, la pianta ha trovato una sicura naturalizzazione nei luoghi ideali, le coste e dune marine. Attualmente la pianta è venduta in vivaio per la coltivazione, facile, sia in vaso ma meglio in piena terra dove riesce a colonizzare per propagazione vegetativa, stolone, terreni anche poveri, sabbiosi e assolati.
EPILOGO: A tutti gli Ortisti in vacanza al mare, fate caso al fico degli Ottentotti, e una volta individuato, prelevatene un pezzo da mettere in valigia e coltivare a casa quando tornate.
Stefano Pissi
per – “gli Ortisti” - Associazione Culturale.

Nome comune: CicerchionePrologo: Passeggiando per prati spontanei in questo inizio estate ancora non caldo capita di oss...
09/06/2026

Nome comune: Cicerchione

Prologo: Passeggiando per prati spontanei in questo inizio estate ancora non caldo capita di osservare delle vistose fioriture rosa che sembrano galleggiare sull’erba verde. Sono i fiori del Cicerchione, pianta decisamente singolare in ogni sua parte.

Nome scientifico: Lathyrus sylvestris

Descrizione, habitat: pianta spontanea, erbacea perennante della famiglia delle Fabaceae è parente selvatica dei piselli e cicerchie. In Italia è presente dalla pianura alla montagna in tutte le regioni tranne che in Sicilia. Essendo pianta rampicante possiamo individuare il Cicerchione su arbusti in boschetti soleggiati o su scarpate dove forma cumuli scompigliati. In generale la pianta si distingue per una vegetazione singolare.

Radici: fittonante, tuberose o rizomatose.

Fusto: la pianta forma fusti erbacei molto gracili a portamento non eretto ma striscianti o rampicante dotato di un asse centrale circolare con due larghe ai lati.

Foglie:di tipo composto sono formate da foglioline lanceolate e provviste di un cirro, organo che gli permette di potersi aggrappare ad altri supporti, per rampicare.

Fiori: I singoli, tipici del genere, si riuniscono in infiorescenze molto vistose per dimensioni e colorazione rosacea. La fioritura è primaverile-estiva e limpollinazione è da parte di api e bombì.

Frutto e semi: Il frutto è un legume contenente dei semi, piccoli piselli. Da immaturo è verde e maturando si apre diffondendo nell’ambiente i semi ormai secchi ma pronti per la germinazione, autunno invernale.

Usi,costumi curiosità: Il Cicerchione in Natura è fondamentale per la biodiversità vegetale. La pianta tutta è anche foraggio per la fauna erbivora ed ì fiori sono sostentamento per insetti grazie al nettare e polline. L’essere umano ha selezionato da questo genere alcune piante coltivabili in giardino - Pi***lo Odoroso.

Epilogo: E voi conoscevate il Cicerchione? Vi aspettiamo in Natura per riconoscerlo ed ammirarlo in santa pace e all’aria buona.

W LA NATURA

Salute e buon orto.
Stefano Pissi per
“gli Ortisti” Associazione culturale.

DOMENICA 31 MAGGIO e MERCOLEDI’ 3 GIUGNO 2026PIANTA DELLA SETTIMANARUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,merco...
30/05/2026

DOMENICA 31 MAGGIO e MERCOLEDI’ 3 GIUGNO 2026
PIANTA DELLA SETTIMANA
RUBRICA SU CONTRORADIO FIRENZE FM - 93,6 / 98,9,
mercoledì con Giovanni Barbasso dalle 1300 alle 1600 e domenica con Gimmy Tranquillo dalle 1100 alle 1300

“GIGLIO DI SANT’ANTONIO”

PROLOGO: Percorrendo in Maggio la via Volterrana mi ha sorpreso ritrovare, sul ciglio incolto, il Giglio candido, pianta certamente selvatica ma anche da sempre coltivata negli orto-giardini. Oltre che in Natura possiamo incontrarlo nell’arte e in letteratura; dipinto fra le mani di Sant’Antonio, nelle Annunciazioni di Gabriele alla Madonna o citato nei versi della Bibbia.

NOME SCIENTIFICO E POPOLARE: Lilium candidum - Giglio di Sant’Antonio, Giglio della Madonna, Giglio Candido.

TASSONOMIA, HABITAT, AREALE: Pianta erbacea perenne della Famiglia delle Liliacee e Genere Lilium il Giglio Candido è diffuso in tutto il mondo dove vegeta nei climi temperati, in Italia è pianta spontanea e aiutata nella diffusione nell’ambiente da secoli di coltivazione specialmente in prossimità di luoghi religiosi.

DESCRIZIONE: Il cuore pulsante della pianta è il bulbo squamoso, un germoglio sotterraneo che comprende: un fusto, delle foglie che si appressano ad esso, dei germogli interni e un apparato radicale che filiforme cresce alla base.
In inverno la pianta è completamente ridotta al bulbo sottoterra, ad inizio primavera la pianta vegeta al livello del terreno con foglie disposte a rosetta, linguiformi e verde lucido. A fine primavera e prima dell’estate dal bulbo si sviluppano lunghi steli con piccole foglie appressate ed in cima al quale la specie si esprime in fioriture spettacolari.
Il Fiore è vistoso, bianco, profumato, con sei tepali a forma di tromba e sei stami lunghi pieni di polline giallo-arancio.

COLTIVAZIONE: Considerato che è pianta perenne si consiglia di sceglierne una dimora adatta, caratterizzata da terreno drenato, non eccessivamente concimato a reazione nutro-alcalina. L’esposizione si predilige soleggiata ma la vicinanza di altre piante erbacee in prossimità può essere di aiuto nelle estati calde. I bulbi si interrano ad inizio autunno e non troppo profondamente (10cm max), per avere da metà maggio una fioritura duratura fino a che, l’eccessivo caldo non l blocca riducendo la pianta a foglie basali che reintegreranno sostanze al bulbo con la fotosintesi clorofilliana.

EPILOGO: Per noi Ortisti la Natura ci è sempre Maestra compreso anche il Giglio Candido, pianta presa ad esempio pure da Matteo, l’evangelista, che ci invita ad osservarne la sua esistenza e a non affannarci nella nostra vita come spesso facciamo: "Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro."
(Matteo 6,28-29)

Stefano Pissi
Dottore Forestale
per – “gli Ortisti” - Associazione Culturale.

Indirizzo

Via Di Fabbiolle 11
Impruneta
50023

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