ANED -Imperia e Provincia

ANED -Imperia e Provincia E' una associazione senza fini di lucro, eretta Ente morale con decreto del presidente della Repubblica italiana il 5 novembre 1968.

La sede ANED Imperia è aperta presso ISREC - il giovedi dalle 10-12 previo appuntamento

04/09/2026

La Fondazione Fossoli rinnova per il prossimo anno scolastico il suo impegno nella formazione di studenti, docenti e formatori, proponendo percorsi conoscitivi ed esperienziali – corsi, incontri, progetti e mostre – che pongono al centro la riflessione sul proprio patrimonio, sulla sua storia e ...

Jeanine Oljavo nata il 4 settembre 1940.  a Parigi, in Francia. Era la figlia di Rebecca Oljavo. Era ebrea.Jeanine è nat...
04/09/2026

Jeanine Oljavo
nata il 4 settembre 1940. a Parigi, in Francia. Era la figlia di Rebecca Oljavo. Era ebrea.

Jeanine è nata in un mondo in guerra. Non avrebbe vissuto per vedere la pace. Lei e sua madre vivevano al 116 boulevard Richard Lenoir.
A questo tempo, Parigi era occupata dai nazisti.
Nel 1942, iniziarono le deportazioni di massa di ebrei nei campi. Centinaia e persino migliaia di persone innocenti furono deportate in massa a Auschwitz; non sono mai tornate.
Il 30 maggio 1944, Jeanine e sua madre furono deportate insieme nel convoglio 75 verso Auschwitz. Questa foto è stata scattata poco prima dell'arresto di tre anni.

Ha subito una condanna brutale e tragica nelle camere a gas insieme alla sua madre. Entrambe sono state uccise subito dopo il loro arrivo.

(Da Holocaust-Immagini Auschwitz.-Parigi Occupata dai nazisti la bandiera con la svastica sull'Arco di Trionfo- rastrella menti e partenze -Questa foto di Jeanine Oljavo è stata scattata poco prima dell'arresto )

il 3/9/1903Giuseppe BERNAnasce a Cinisello Balsamo (MI)  – muore deprtato  a Mauthausen -Giuseppe Berna nacque l 11/3/19...
03/09/2026

il 3/9/1903
Giuseppe BERNA
nasce a Cinisello Balsamo (MI) –
muore deprtato a Mauthausen
-
Giuseppe Berna nacque l 11/3/19441903 e trascorse la sua vita a Milano, lavorando come operaio tracciatore presso la Società Ernesto Breda di Sesto San Giovanni.
Sposa Maria Meroni, da cui ha due figli, Lino (4 ottobre 1935) e Rosa (6 maggio 1943); abitano a Milano in Via priv. Hermada 4.
La sua vicenda si intreccia indissolubilmente con gli scioperi antifascisti del marzo 1944, una delle più significative
manifestazioni di opposizione operaia al regime nazifascista.

Come membro delle Squadre di Azione Patriottica e della 108ª Brigata Garibaldi “Daniele Martelosio”, Berna non fu solo un resistente, ma un simbolo di coraggio e coerenza morale.
La sua partecipazione agli scioperi, che paralizzarono per giorni il cuore industriale del Nord Italia, portò al suo arresto e alla deportazione nei campi nazisti.

La narrazione di Maria Giuseppina (detta Mariella) Berna, nipote di Giuseppe, messa in forma di libro dal giornalista Riccardo Degregorio, si dipana attraverso dettagli storici accuratamente ricostruiti, testimonianze familiari e documenti d’archivio.
Gli autori non si limitano a raccontare gli eventi, ma li contestualizzano con precisione, facendo emergere il clima sociale e politico dell’epoca. Gli scioperi del 1944, infatti, rappresentano un capitolo cruciale nella storia della Resistenza italiana: un atto collettivo di protesta contro la dittatura e l’occupazione nazista, che pagò un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Tra i tanti lavoratori deportati, Giuseppe Berna fu uno degli “Streikertransport” (letteralmente “il trasporto degli scioperanti”), i prigionieri caricati su vagoni piombati diretti ai campi di concentramento.
Dopo due giorni, è trasferito a Bergamo, Caserma Umberto 1° e il 17 marzo 1944 è inviato a Mauthausen, dove arriva il 20 marzo 1944: sarà immatricolato conil n. 58709.
Come operaio specializzato viene impiegato a Gusen, a Wien-Schwechat e a Wien-Floridsdorf.

Rientrato a Mauthausen vi morì il 10 maggio 1945 nel blocco 5 per stenti, riuscendo però a vedere la liberazione del campo.
Seppellito nel cimitero di Mauthausen, nel 1965 la sua salma viene esumata e identificata con il n. 1131: nello stesso cimitero una tomba, non più anonima, ora lo ricorda.
Da giovane, bravo tenore, ha cantato nel coro della Scala di Milano con Aureliano Pertile: durante la prigionia veniva chiamato dai compagni “il cantore triste”.
Uno degli aspetti più potenti del libro è il lavoro della memoria. La famiglia Berna e l’ANPI di Niguarda si sono impegnati affinché il sacrificio di Giuseppe non fosse dimenticato. Pietre d’inciampo, lapidi commemorative e monumenti testimoniano la volontà di ricordare, un gesto che il libro amplifica, rendendo la storia di Giuseppe Berna accessibile a un pubblico più ampio.

Il racconto non è solo una biografia, ma una riflessione sul valore della resistenza, della solidarietà e dell’impegno civile.
La figura di Giuseppe Berna emerge non solo come vittima della barbarie nazista, ma come uomo che ha scelto di lottare per i propri ideali, nonostante i rischi personali. Gli autori riescono a trasformare la storia personale in un monito universale, sottolineando l’importanza di non dimenticare le lezioni del passato.

(di Alfredo Imbellone-da Pietre d'inciampo -immagini il Lager di Mauthausen -Giuseppe BERNA- il libro dedicato a Giuseppe Berna--la pietra d'inciampo in Via privata Hermada, 4-)

Daniele Israel, deportato ad Auschwitz-"Lettere d'amore dal carcere di Trieste" l'ultima del 2 settembre del 1944. “Cont...
02/09/2026

Daniele Israel, deportato ad Auschwitz-
"Lettere d'amore dal carcere di Trieste"
l'ultima del 2 settembre del 1944.
“Continuate a vivere, vivrò con voi.” Così scrive Daniele Israel in una delle lettere alla moglie durante gli otto mesi di prigionia a Trieste prima di essere deportato ad Auschwitz. Tappezziere triestino di origine ebraica, viene arrestato nel suo negozio il 30 dicembre 1943, qualche mese dopo l’invasione nazista della città. Insieme a lui, vengono detenuti anche i suoceri, mentre la moglie Anna e i figli Vittorio e Dario hanno momentaneamente lasciato la città per motivi di sicurezza. Vi torneranno non appena ricevuta la terribile notizia.
È nel carcere del Coroneo di Trieste che Daniele passa gli otto interminabili mesi precedenti la deportazione. Ed è da qui che scrive ogni giorno alla moglie lunghe lettere, testimoni della frustrazione di un uomo allontanato dalla sua famiglia e costretto a continue torture in attesa dell’ignoto. Contemporaneamente, nascosti nello scantinato del cognato, Anna e i bambini aspettano con ansia quei messaggi che Daniele riesce a far uscire dal carcere nascosti nei colletti ed i polsini delle sue camicie.
“Papà era un abile sarto, un maestro nello scucire, ricucire e rifinire,” racconta Dario, che oggi ha 84 anni. Due addetti alla lavanderia del carcere, ex-dipendenti di Daniele, si occupavano di raccogliere la biancheria sporca e recapitarla, a proprio rischio, alla moglie Anna. Quest’ultima scuciva i colletti ed i polsini, lavava le camicie e vi ci inseriva la sua risposta. I due ex-dipendenti si occupavano quindi di riportare le camicie in carcere insieme al cibo, la carta e l’inchiostro che Daniele aveva richiesto. Anna doveva fare attenzione al tipo di carta che usava, così che il marito si potesse disfare delle sue lettere il prima possibile e senza far rumore. Come le aveva raccontato, infatti, Daniele veniva torturato giornalmente nel tentativo di ottenere informazioni sul nascondiglio della famiglia.
Quelle lettere, un tempo potenzialmente letali, oggi di enorme valore storico, sono state portate alla luce nel 2017 . Trascritti e tradotti da Elizabeth Zetland, gli originali sono oggi conservati al museo di Yad Vashem a Gerusalemme. Per i figli, questo è un importante tributo al padre, che non ha mai ricevuto degna sepoltura. Le lettere sono inolltre un’importante testimonianza storica e ripercorrono le fasi emotive che molti ebrei sopravvissuti al genocidio ricordano di aver vissuto.
C’è una fase iniziale di confusione e smarrimento; Daniele non riesce a capacitarsi del fatto che lui, un uomo rispettato, proprietario di un negozio e datore di lavoro di parecchi cattolici, venga arrestato e detenuto solo e soltanto in quanto ebreo. Poi arriva la noia e la frustrazione; non capisce perché prigionieri arrivati dopo vengano trasferiti ben prima di lui. Crede che la destinazione successiva sia un campo di lavoro in Germania, da cui molti non tornano, ma alcuni sì. Esiste un lume di speranza nelle prime lettere alla moglie, un lume che si affievolisce gradualmente fino a trasformarsi in disperazione in quell’ultima lettera scritta dal treno per Auschwitz.
Secondo i figli, Daniele fu trattenuto a Trieste così a lungo per via delle sue doti di tappezziere. Veniva infatti impiegato dagli stessi nazisti per svolgere lavori nelle loro case. Un giorno, si legge in una lettera, Daniele aveva avuto la possibilità di scappare dalla finestra del bagno di una di queste case, ma non aveva avuto la forza ed era tornato in carcere con le guardie. Le lettere, però, raramente esprimono paura; sono lettere d’amore, dolorose, ma al tempo stesso rincuoranti. “Io vi amo veramente tanto. E prego Dio che torneremo a vivere insieme,” scrive Daniele.
E si raccomanda ai figli di proteggersi e di volersi bene, mentre prega la moglie di stare attenta, di non parlare con nessuno e di rimanere nascosta. “Scriveva molto di noi perché voleva aiutarci ad affrontare questo momento. Era molto ottimista. Pensava che le cose si sarebbero aggiustate. Però avvertiva anche mia madre che c’erano spie e che lei non doveva fidarsi di nessuno,” racconta Vittorio alla BBC nella vecchia casa di Via Giulia a Trieste, dove i fratelli sono in visita con le rispettive famiglie da Israele. Le lettere contengono poi moltissime informazioni sulla vita in carcere. Daniele racconta dei nuovi prigionieri, del cibo scarso, dei giacigli di paglia, della noia, delle torture.
E le parole della moglie sono l’unico conforto rimasto ad un uomo privato della dignità di essere uomo. C’è un ricordo che Daniele si porta con sé fino alla morte: il giorno in cui rimprovera i figli per non aver reagito a un coetaneo che li chiama "maiali ebrei" e li riempie di botte. “Non potete farvi insultare,” scrive. Ma poi capisce e si scusa continuamente. Un altro episodio che i due fratelli ricordano è il giorno in cui la madre li porta sul tetto di un edificio adiacente al carcere. Da lì vedono Daniele nel cortile del Coroneo, sbracciarsi e guardare in alto. Quella rimane l’ultima immagine che hanno del padre. Alla fine della guerra, Anna cerca infatti di raccogliere notizie, spera invano che Daniele sia riuscito a fuggire in Russia o abbia perso la memoria, ma non ottiene altro se non la testimonianza di un altro prigioniero che ricorda di averlo visto due settimane prima della liberazione del campo.
Le 250 lettere dal carcere triestino rimangono dunque tutto ciò che resta. Anna le porta con sé a Tel Aviv, dove la famiglia si trasferisce nel 1949, e continua a leggerle fino alla sua morte, nel 2008. Non ne parla mai più con i figli, forse per non causare dolore, forse per non riaprire le proprie ferite.
L’ultima corrispondenza con Daniele rimane quella del 2 settembre del 1944. Dal treno diretto ad Auschwitz, l'uomo scrive l’ultima lettera alla moglie, che le sarà recapitata da uno dei ferrovieri. È l’unica andata persa, ma Vittorio e Dario la ricordano perfettamente. Le parole del padre sono infatti di terrore, la speranza sembra spegnersi.
Scrive: “Fin da lontano puoi vedere il fumo. C’è così tanto fumo. Dev’essere l’inferno."
(da Gariwo-immagini La famiglia di Daniele Israel- il carcere Coroneo di Trieste - il lager di Auschwitz -la pietra d'inciampo a lui dedicata)

1 settembre del 1944  Valrigo Marianimuore deportato ad Hartheim-Valrigo Mariani nasce a Roma il 14 luglio 1907, esercen...
01/09/2026

1 settembre del 1944
Valrigo Mariani
muore deportato ad Hartheim-
Valrigo Mariani nasce a Roma il 14 luglio 1907, esercente.
Titolare di un esercizio di latteria, dove spesso si dava convegno una cellula comunista, nel 1936 durante una riunione avviene un controllo della polizia politica e l’esercizio viene chiuso a tempo indeterminato.
Inserito nel Casellario Politico Centrale perché è un fervente comunista che in passato, essendo sconosciuto alla Polizia, ha avuto incarichi di fiducia specie per far circolare fra i compagni di fede, materiale di propaganda comunista.
Nel gennaio del 1937 fu notato al funerale religioso di un noto comunista per cui nel luglio dello stesso anno venne inserito nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze.
Nel luglio 1940, con l’entrata nella seconda guerra mondiale dell’Italia fu internato nel Campo di Concentramento di Manfredonia per motivi di alta sicurezza e poi nel 1942 trasferito a Grotte di Castro in provincia di Viterbo in regime di confinato.
Il 4 settembre 1943, ridotto alla fame e dimenticato dal nuovo governo di Badoglio, fuggi e tornò a Roma.
Dopo l’8 settembre 1943 viene arrestato numerose volte dagli agenti della Repubblica Sociale della Questura di Roma in quanto oppositore politico. L’ultimo arresto lo subisce il 19 dicembre 1943 da parte dell’Ufficio Politico a seguito di una rappresaglia per un attentato contro le truppe naziste.
Rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli viene deportato il 4 gennaio 1944 con altri 330 oppositori antifascisti a Mauthausen. Immatricolato con triangolo rosso n. 42136.
Assassinato nel castello di Hartheim il 1 settembre 1944.-

( di Eugenio Iafrate- ANED sezione di Roma / Fondazione memoria della Deportazione-immagini- castello di Hartheim-Valrigo Mariani-il campo di Mnfredonia -la pietra d inciampo a lui dedicata il Via Padova, 53- Roma il 13 gennaio 2011) Vedi meno

il 31 agosto 1944Lia Genazzani-muore deportata nel campo di sterminio di Auschwitz.Piera Galletti la madre di Lia nasce ...
31/08/2026

il 31 agosto 1944
Lia Genazzani-
muore deportata nel campo di sterminio di Auschwitz.

Piera Galletti la madre di Lia nasce a Firenze il 25 agosto 1902.
Vive a Milano insieme al marito Ruggero Genazzani ed alla figlia Lia nata a Firenze il 19 dicembre 1924 Sono anni di grande entusiasmo per la scienza e per la tecnica, anche per la chimica. Nel 1905 Albert Einstein ha definitivamente dimostrato l’esattezza della teoria atomica e nel 1917 Bohr ha iniziato a usare la meccanica quantistica.

Gli studi sull’energia atomica suscitano grande interesse, il suo impiego stupisce per le conseguenze positive e terribili che può avere a seconda del campo di applicazione. Il marito di Piera è chimico, segue i progressi della scienza e decide di partire per l’America, dove viene chiamato a lavorare nell’ambito delle nuove scoperte.

Piera e Lia rimaste sole decidono di trasferirsi a Livorno, dove vivono i genitori di Piera e la famiglia del fratello Dante. La casa è ai Casini di Ardenza, d’angolo con via del Mare. Il quartiere è bello e signorile. Lia ha 19 anni, è una bella ragazza, intraprendente, vivace, moderna. Ama andare al mare di fronte a casa, ai Bagni Peiani.
La famiglia Galletti tuttavia è colpita, come molte altre, dalla propaganda antiebraica e dalle leggi razziali, dalle limitazioni delle libertà civili, delle attività lavorative e delle possibilità economiche.
Nel ’40 Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia, sono migliaia le persone riunite in piazza Cavour.
Dopo alcuni episodi bellici con danno lieve per la città e la popolazione, nel maggio del ’43 i bombardamenti a tappeto distruggono Livorno.

La popolazione sfolla nelle campagne vicine. Si parla di decine di migliaia di sfollati in un solo giorno.
Piera e Lia sfollano in campagna, vicino Pontedera. In una pagina del suo diario, datata novembre 1943, trovato a La Rotta tra le sue cose, Lia descrive l’emozione del viaggio con la mamma Piera per andare a salutare i nonni, lo zio Dante e le cugine Laura ed Anna, nascosti a Campo palazzi in provincia di Siena.
Hanno infatti deciso di tentare l’”evasione” da un Paese, l’Italia, divenuto una prigione a cielo aperto, ipersorvegliato. Piera e Lia pensano alla Svizzera e hanno trovato il modo, almeno così pensano, per attraversare il confine con la Svizzera.

Grazie a un conoscente, possono ottenere passaporti falsi.
Al ritorno da La Rotta, un imprevisto, l’esaurirsi del carburante della macchina, le costringe a una sosta per il rifornimento. Ma in quel luogo ci sono i tedeschi: sono giovani, sono ragazzi, vedono Lia, che è bella, le chiedono di ballare. Poi concedono loro un po’ di benzina e possono ripartire.

Il viaggio dalla Toscana alla Svizzera è pieno di imprevisti. Intorno al Natale del ‘43 arrivano ai piedi del confine montano. Il 31 dicembre 1943, forse denunciate da chi aveva fornito loro il passaporto, Piera e la figlia sono arrestate in prossimità della frontiera italo-svizzera, portate nelle carceri di San Vittore di Milano e successivamente deportate ad Aushwitz, con il convoglio n. 6 detto RSHA.-
Insieme a loro ci sono altri livornesi, ci sono i Baruch, i Bayona, di origine turca, ma anche gli Abenaim, alcuni degli Attal. Delle 600 persone del convoglio, solo 20 faranno ritorno, tra loro Isacco Bayona, Liliana sacerdote e Liliana Segre.
Piera muore, dopo poco più di un mese di lavori forzati, il 6 febbraio 1944. Lia segue lo stesso destino della madre.
Ammalatasi di tifo petecchiale, muore il 31 agosto 1944: non ha ancora vent’anni.

( da Pietre d'Inciampo- immagini - Aushwitz -Lia Genazzani-
la frontiera italo -svizzera ai tempi delle persecuzioni ebraiche in Italia-la pietra d'inciampo a lei dedicata Livorno il 29 gennaio 2020)

Ezio Ferrarini ASSASSINATO 30.8.1944 a Norimberga  a Ruth Schwabach.nato a Bibbiano, 8 settembre 1923 , figlio di France...
30/08/2026

Ezio Ferrarini
ASSASSINATO 30.8.1944 a Norimberga

a Ruth Schwabach.
nato a Bibbiano, 8 settembre 1923 , figlio di Francesco Giovanni e Vittoria Maria Fontanili, soldato d'artiglieria, alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 è arrestato a Piacenza e al suo rifiuto di aderire alla RSI è deportato nel Reich, classificato come IMI e internato nello Stalag XIII D Nürnberg
Muore il 30 agosto 1944 a Ruth Schwabach.’età di 21 anni.
E' stata istallata nel Comune di Bibbiano 20 gennaio,2025 in Via Nazario Sauro n.15 la Pietra d'inciampo a lui dedicata -
Da Pietre d'Inciampo-Immagini

(da Pietre d'Inciampo -Stalag XIII D Nürnber-Ezio Ferrarini il giorno della posa della pietra d'inciampo a Bibiano )

DEPORTAZIONI IN EUROPA"Da gennaio a maggio del 1942, 55.000 dei 160.000 ebrei del ghetto di Lodz furono mandati a morire...
30/08/2026

DEPORTAZIONI IN EUROPA"



Da gennaio a maggio del 1942, 55.000 dei 160.000 ebrei del ghetto di Lodz furono mandati a morire nel campo di Chelmno.
Dal settembre 1942 al maggio 1944 non ci furono più deportazioni.
Dopo maggio, le deportazioni a Chelmno ricominciarono e all'inizio di agosto, i nazisti riprendevanb le deportazioni ad Auschwitz.
Con l'avvicinarsi delle truppe sovietiche di liberazione, svanì anche ogni illusione di sopravvivenza.
Ripresero i trasporti per Chelmno e quindi dall'agosto per Auschwitz, che interessarono la quasi totalità degli ultimi 72.000 residenti del ghetto.
La quasi totalità dei bambini del ghetto di Łódź perirono di stenti o malattie o assassinati nelle camere a gas a Chelmno ed Auschwitz.
Per i bambini deportati non vi fu scampo, soltanto alcuni tra i più grandi e robusti poterono avere una qualche speranza di superare la selezione ad Auschwitz; per i più si trattò comunque solo di un breve supplemento di vita.
Solo pochi di loro sopravvissero nascondendosi in loco o perché selezionati per il lavoro coatto, attraverso le durissime condizioni dei campi di concentramento. Alcuni di essi hanno raccontato le loro esperienze in diari o in libri di memorie redatti dopo la guerra.
Quando Łódź fu liberata il 19 gennaio 1945 tra gli 877 ebrei sopravvissuti in loco si contarono solo 12 bambini.
Pochi altri tornarono dalle deportazioni.

( State Archived in Lodz. The Children of the Lodz Ghetto. Lodz-Ingresso del Campo di sterminio di Lodz ora memoriale-Bambini nelle strade del ghetto di Lodz (1940) -Una bambina impegnata nel lavoro coatto in fabbrica-15 agosto 1944, nella foto bambini dietro la recinzione del ghetto di Lodz, in Polonia-L )

29/08/2026

Indirizzo

La Sede Di Imperia Presso ISREC-Istituto Storico Della Resistenza Via Felice Cascione, 86, Imperia IM Previo Appuntamento
Imperia
18100

Orario di apertura

10:00 - 12:00

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