ANED -Imperia e Provincia

ANED -Imperia e Provincia E' una associazione senza fini di lucro, eretta Ente morale con decreto del presidente della Repubblica italiana il 5 novembre 1968.

La sede ANED Imperia è aperta presso ISREC - il giovedi dalle 10-12 previo appuntamento

Il 6 giugno 1944 Alfredo Giorgio Dall’Oglio Arrestato e deportato-Primogenito di tre figli, nacque Borgo Valsugana, 6 lu...
06/06/2026

Il 6 giugno 1944
Alfredo Giorgio Dall’Oglio
Arrestato e deportato-

Primogenito di tre figli, nacque Borgo Valsugana, 6 luglio 1921 nel 1924 la sua famiglia emigrò dalla Valsugana in Francia, dove il padre Antonio aveva trovato lavoro come falegname. La famiglia Dall'Oglio si sistemò in una roulotte a Bagnolet, poi in una baracca all'interno di un piccolo campo, quindi nel 1927 si trasferì a Romainville, in una casa di legno trasformata col tempo in edificio in mattoni.

Dopo la licenza elementare, ottenuta nel 1931, Alfredo Dall'Oglio frequentò le scuole commerciali, ma per difficoltà economiche non poté proseguire gli studi di ragioniere. Iniziò quindi a lavorare in una farmacia a Levallois Perret come ragazzo tuttofare e aiuto preparatore.
Fin da piccolo frequentava regolarmente l'oratorio e in seguito, nel 1937, entrò a far parte della JOC Jeunesse ouvrière chrétienne ("Gioventù operaia cristiana").
Qui approfondì la sua formazione spirituale e si impegnò attivamente nell'apostolato. Il suo amore per lo sport ed il suo carattere estroverso portarono entusiasmo e dinamismo all'interno del movimento: organizzava infatti giochi ricreativi e intratteneva i giovani con uscite e tornei.

Dal 1939 al 1941 divenne un dirigente della JOC e, nello stesso periodo, si fidanzò con una ragazza appartenente anche lei all'associazione cristiana.
Iniziò anche ad interessarsi alle tematiche politiche del tempo, avendo modo in particolare di conoscere il nazionalsocialismo, argomento che approfondì grazie all'aiuto di un medico ebreo tedesco fuggito dal suo paese a causa delle persecuzioni naziste e rifugiatosi a Parigi, presso il farmacista dove Alfredo lavorava.
Si impegnò quindi a informare i giovani sulle idee del nazismo, mettendoli in guardia sulla pericolosità delle ideologie nazionaliste e razziste che si stavano diffondendo in tutta Europa.

Nel 1943 il governo collaborazionista di Vichy reclutò forzatamente manodopera francese da inviare in Germania.
Tra questi c'era anche Alfredo Dall'Oglio. Prima di partire confidò in famiglia:
«...I martiri non hanno avuto paura di morire per Cristo; se necessario sono pronto a dare la mia vita ma mai rinuncerò al mio apostolato.]»
In Germania fu impiegato come manovale nella fabbrica di colori e vernici Warnecke und Boehm a Berlin-Weissensee, dove condivise il lavoro con 60 francesi, 30 olandesi e altri deportati russi.
Facevano parte di quel grandissimo gruppo di circa 10 milioni di lavoratori stranieri nel Reich, requisiti in tutta Europa e definiti Zwangsarbeiter.
Vivevano in condizioni difficili, il cibo era scarso ed erano costretti a dormire all'interno della fabbrica. Arrivato a Berlino, Alfredo Dall'Oglio riprese la sua attività di jocista e diventò responsabile del movimento della zona Nord-Est di Berlino.

Cercò di avvicinare i giovani alla fede cristiana organizzando momenti di preghiera ma anche iniziative ricreative, come ad esempio il gioco degli scacchi del quale era appassionato.
Trovò delle difficoltà nel diffondere la fede cristiana perché la maggior parte delle persone che incontrò non erano credenti e, a partire dal 1943, il Nazismo iniziò un'azione di repressione contro i movimenti di ispirazione cristiana.
In particolare risale al 3 dicembre 1943 un decreto di persecuzione nazista "contro l'apostolato cattolico francese presso i Zwangsarbeiter francesi nel Reich".
È in virtù di questo decreto che Alfredo Dall'Oglio venne arrestato.
Il 6 giugno 1944 Alfredo Dall'Oglio venne portato dalla fabbrica presso la quale lavorava fino al carcere di Alexanderplatz, dove venne interrogato. Scoprì così che la Gestapo aveva già un ampio dossier su di lui e sull'attività di apostolato che svolgeva assieme ai suoi compagni.

Il giorno successivo vennero arrestati anche gli altri membri del movimento, tra cui don Michel Voinchet, che lascerà una testimonianza sui giorni dell'arresto.
Furono accusati di svolgere attività religiose all'interno di movimenti proibiti (JOC e scautismo), ritenuti pericolosi per il regime.
A partire dall'8 giugno 1944 Alfredo Dall'Oglio e i suoi compagni furono trasferiti nella prigione di Gross Hamburger Strasse e rinchiusi in celle interrate.
Nonostante la difficile situazione in cui erano costretti a vivere, le loro giornate erano scandite dalla preghiera.

Il 9 settembre 1944 Dall'Oglio fu spedito all'Arbeitserziehungslager di Wuhlheide, dove morì il 31 ottobre 1944, all'età di 23 anni.
Il processo di canonizzazione In considerazione del suo impegno nel testimoniare la fede cristiana e tenuto conto delle circostanze della sua morte, la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alfredo Dall'Oglio il titolo di Servo di Dio ed è stata avviata la causa di canonizzazione.
Il comune di Borgo Valsugana gli ha dedicato un parco pubblico denominato "Parco della pace".

(da Charles Molette, Fredo Dall’Oglio, jociste, martyr européen, Socéval Éditions--immagini -la JOC Jeunesse-Alfredo Giorgio Dall’Oglio-Romainville la cittadina dove visse - ll campo di internamento e monumento commemora la storia del luogo durante l'era nazista "Campo di educazione al lavoro wuhlheide" per ospitare i lavoratori forzati.I prigionieri dovevano svolgere lavori per l'industria degli armamenti nazionalsocialista-)

5 giugno 1943 Vittorio Roncatti viene arrestato a Chiasso -Nasce a Trento (TN) il 25 maggio1901 da Luigi e Wolf Maria- D...
05/06/2026

5 giugno 1943
Vittorio Roncatti
viene arrestato a Chiasso -

Nasce a Trento (TN) il 25 maggio1901 da Luigi e Wolf Maria-
Di professione imbianchino e carpentiere.
Chiamato alle armi nel luglio 1922, destinato al 77° Rgt. Fanteria Brescia.
È collocato in congedo nel maggio 1923 con il grado di caporale. Antifascista iscritto nel CPC. Emigra in Francia, si arruola e combatte in Spagna con la Colonna di "Giustizia e Libertà". Reduce dalla Spagna ferito.

Nel febbraio 1943 è segnalata la sua presenza in Germania come lavoratore in uno stabilimento chimico a Marl (Renania).
Il 5 giugno 1943 è arrestato al valico di frontiera di Chiasso e incarcerato.
Liberato dopo il 25 luglio è arrestato nuovamente dai tedeschi dopo l'8 settembre, rinchiuso nel lager di Bolzano e deportato a Mauthausen -
Numero del trasporto-111-Data di arrivo19/12/1944-Lager di prima immatricolazione nel Reich: Mauthausen Numero matricola-114091
Muore il 7 aprile 1945., coniugato con Gemma Deluca, emigrata a Bologna nel 1969-

( da Laboratorio di storia di Rovereto - immagini il campo di Mauthausen-Vittorio Roncatti-partigiani italiani nella guerra civile di Spagna - la frontiera di Chiasso dove fu arrestato)

Tesseramenti  2026 Sezione Aned  Imperia
04/06/2026

Tesseramenti 2026 Sezione Aned Imperia

4-5 giugno 1944 In  occasione della Liberazione di Roma dall'esercito tedesco  avvenuta in un'intervista alla BBC.La sto...
04/06/2026

4-5 giugno 1944
In occasione della Liberazione di Roma dall'esercito tedesco avvenuta in un'intervista alla BBC.
La storia raccontata
< la Sindrome di K: la malattia fasulla che spaventò i nazisti>

Storia della malattia fittizia grazie alla quale i medici del Fatebenefratelli di Roma misero in salvo decine di ebrei, nel 1943, durante la razzia nel Ghetto.
Dalle parole di Adriano Ossicini, psichiatra ,politico italiano, antifascista e membro della Resistenza di come una finta malattia riuscì a fare leva sulle ipocondrie dei soldati della Gestapo e confermata nel 2004 dal medico ebreo Vittorio Sacerdoti .
Nell'ottobre del 1943, nei giorni più drammatici dell'occupazione nazista in Italia, una malattia sconosciuta e contagiosa iniziò a circolare nel centro di Roma: la sindrome di K, che si rivelò fin da subito un incubo per i tedeschi, ma che fu la salvezza per decine di cittadini ebrei della Capitale.
Perché si trattava di un morbo fittizio, di una malattia inesistente!
All'alba del 16 ottobre 1943, sabato (il giorno del riposo per gli ebrei), le truppe tedesche fecero irruzione nel ghetto di Roma per un rastrellamento mirato degli appartenenti della comunità ebraica romana, reso possibile dall'elenco dei loro nominativi forniti dal Ministero dell'Interno del governo Mussolini.
Furono sequestrate 1.024 persone (di cui 200 bambini), poi deportate al campo di sterminio di Auschwitz. Solo in 16 sopravvissero per raccontare quegli eventi, e tra questi nessun bambino.
In quelle ore drammatiche molte famiglie cercarono rifugio nel vicino Ospedale Fatebenefratelli, sull'Isola Tiberina.
Vittorio Sacerdoti era un giovane medico di 28 anni quando, con l'aiuto del primario, Giovanni Borromeo, e di alcuni combattenti antifascisti, mise a punto un piano per nascondere il maggior numero possibile di ebrei prima che venissero rastrellati dalla Gestapo.
Una malattia infettiva devastante e mortale, altamente contagiosa tanto da richiedere, per chi ne era affetto, l’isolamento in un padiglione clinico specializzato.
Furono aiutati dal priore dell’Ospedale, fra’ Maurizio Bialek dell’ordine San Giovanni Calibita, un polacco coraggioso e dalla lunga vista.
Infatti era stato proprio lui a chiamare Giovanni Boromeo nel 1934 allorquando, pur vincitore di due concorsi agli Ospedali Riuniti di Roma, non era stato assunto perché si era rifiutato di prendere la tessera del partito.
I due si incontrarono e fra’ Maurizio disse al dottore: “tu hai il titolo e non hai il posto, io ho il posto e non ho medici; se ci mettiamo assieme possiamo riuscire nel progetto”.
Ad una condizione, non badare a spese per dotare l’antico ospedale di tutte le strutture, i macchinari e il personale necessari. Fu così che venne recuperato l’antico nosocomio che diventò una delle più efficienti strutture della capitale.
I finti malati furono trasferiti in un apposito reparto mentre negli scantinati venne collocata una ricetrasmittente per comunicare con i partigiani laziali.
Furono procurati anche falsi documenti ai perseguitati che, dichiarati morti per il morbo, venivano trasferiti in altre strutture cittadine.
Quando le SS si presentarono al Fatebenefratelli, il personale sanitario li accolse con le mascherine e mostrò le cartelle cliniche con la descrizione precisa e dettagliata della malattia.
I medici iniziarono ad ammettere i fuggitivi in ospedale, diagnosticando ai neoricoverati una pericolosa (ma inesistente!) malattia, la sindrome di K: K per "Kesserling", il generale nazista incaricato di mantenere il controllo dell'Italia occupata e difenderla dalle truppe
Alleate che avanzavano da sud - e K era anche l'iniziale di Herbert Kappler, il tenente colonnello delle SS a capo della Gestapo a Roma che guidò la retata.
Ma per i tedeschi la sindrome di K evocava la malattia di Koch, ossia la tubercolosi: i militari ne erano terrorizzati.
I medici intimarono di non accedere ai reparti dove erano ricoverati i "contagiosi" pazienti. «Il giorno in cui i nazisti arrivarono in ospedale», racconta Sacerdoti, «qualcuno venne nel nostro studio e disse: "Dovete tossire, tossire continuamente perché questo li spaventa, non vogliono contrarre una pericolosa malattia e non entreranno. I nazisti pensarono che fosse cancro o tubercolosi, e scapparono.»
Non sappiamo quanti "pazienti" furono salvati da morte certa grazie al coraggio e all'astuzia dei medici: le testimonianze raccontano di almeno 45 persone, ma potrebbero essere state decine di più.
In seguito, l'ospedale romano, che aveva alle spalle una lunga tradizione di protezione dei perseguitati, fece installare nei suoi sotterranei una radio per le comunicazioni con il Comando Alleato di Brindisi.
Quando si sparse la voce che i nazisti sarebbero venuti a cercarla perché sapevano delle trasmissioni, la radio fu gettata nel Tevere.
( DI Elisabetta Intini per Focus -Ospedale Fatebenefratelli-Adriano Ossicini nel laboratorio di analisi dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma nel1940-Il dottor Sacerdoti nel laboratorio analisi del Fatebenefratelli (Isola Tiberina a Roma), 1942-Giovanni Borromeo medico italiano insignito del titolo Giusto fra le nazioni di Israele-Frate Maurizio Bialek-)

Benedetto De Beni -Giusto tra le NazioniBenedetto De Beni nacque a Costermano sul Garda, 17 giugno 1903 è stato un ingeg...
04/06/2026

Benedetto De Beni -
Giusto tra le Nazioni


Benedetto De Beni nacque a Costermano sul Garda, 17 giugno 1903 è stato un ingegnere italiano, annoverato nei Giusti tra le nazioni per aver salvato due ragazze ebree dallo sterminio di Voroshilovgrad.
Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale venne richiamato alle armi come Capitano dell’artiglieria italiana da montagna e prestò servizio presso il fronte russo.
Il 17 luglio 1942 i l’esercito tedesco conquistò Voroshilovgrad (Ucraina), e la città divenne una trappola per tutti gli ebrei che non avevano fatto in tempo a scappare.
Tra le famiglie rimaste in città c’erano i Turok, che furono costretti a registrarsi presso le autorità naziste e a portare la stella gialla appuntata sugli abiti, furono anche costretti a registrarsi presso le autorità naziste .Tra loro le due figlie, Sara e Rachel, che furono costrette dalle SS a prestare servizio in un gruppo di lavoro con l 'incarico di ripulire un cinema danneggiato da un bombardamento, situato nei pressi dell’edificio in cui stazionava un unità di soldati italiani.
Un pausa di lavoro, mentre la guardia tedesca s’era allontanata, Sara, che aveva studiato musica, cominciò a suonare Santa Lucia, utilizzando il pianoforte che si trovava nel cinema.
Gli italiani udirono le note famigliari e accorsero, nacque, da quel giorno, un legame di amicizia e solidarietà con le ragazze.
Nei giorni seguenti i militari italiani portarono del cibo alle due sorelle e cercarono di metterle in guardia dalla sorte che sarebbe loro spettata se fossero rimaste in città. Proposero la loro caserma quale rifugio sicuro incaso di rastrellamento.

Nella notte del 1º novembre 1942 accade quanto previsto, un tedesco giunse a casa Turok e ordinò a tutti i membri della famiglia l’adunata, per il mattino successivo nella piazza cittadina.
Le due sorelle, quella notte, si trasferiscono nel posto in cui stazionava il contingente italiano, come concordato in precedenza con i soldati, qui vennero nascoste in una stanza e fu dato loro del cibo.
Il mattino seguente alcune migliaia di ebrei della città si presentarono sulla piazza per essere trasferiti nel ghetto,
in realtà furono costretti a marciare fino a Ostraia Moghila, dove furono fucilati e sepolti nelle fosse comuni.

Tra loro c’erano diciannove parenti delle sorelle Turok.
Sara e Rachel furono impiegate nella cucina del campo italiano e, da quel momento seguirono gli italiani sino alla linea del fronte.
Nella primavera del 1943, per volere del generale Giglio, Sara e Rachel furono assegnate ad un’unità che rientrava in Italia.
Il capitano De Beni affidò alle sorelle una lettera per la moglie Isa Cittadini, con la quale la pregava di occuparsi delle due ragazze.
Giunsero a Udine e qui furono sistemate in un convento, nel frattempo spedirono alla signora Isa lalettera del Marito.
Questa prontamente, inviò loro del denaro per poter raggiungere Gromo, dove viveva la famiglia, presso Villa Cittadini, di proprietà del suocero del capitano De Beni.
L’arrivo delle sorelle venne registrato e così poterono usufruire della tessera annonaria. Restarono un anno nella villa aiutando la famiglia nell’accudire i bambini piccoli.
Sara successivamente raggiunse Firenze, grazie all’aiuto di alcuni parenti dei De Beni, la famiglia russa degli Yevsieko.
Rachel si fermò a Gromo fino alla fine della guerra.
Dopo la liberazione i partigiani la aiutarono a unirsi alle truppe sovietiche per il rientro in patria.

Benedetto De Beni, che era rimasto in Ucraina con il contingente italiano, dopo l’8 settembre 1943 si rifiutò di entrare nell’esercito repubblicano e di proseguire la guerra al fianco dei nazisti.
Fu deportato nel campo di internamento in Germania a Wietzendorf , dove incontrò il cognato Andrea Cittadini e lo scrittore Giovannino Guareschi.
Riuscì a salvarsi e a fare ritorno a casa solo a guerra finita. Le sorelle
Turok avevano già fatto rientro in Ucraina.
Benedetto De Beni si spense a Seriate, il 26 gennaio 1966.
Giusto tra le nazioni
L’8 settembre 1996, 39 anni dopo, gli venne conferito il riconoscimento postumo da Yad Vashem ambasciatrice d’Israele, di Giusto tra le Nazioni, che fu ritirato dal figlio Bernardo.
Alla cerimonia era presente Rachel Trok.
Il 4 giugno 2010 il Comune di Calcinate ha dedicato un albero del
giardino in viale Olmi a Benedetto De Beni.
Nel suo paese natale a Costermano (Verona), nel 35º Anniversario di fondazione della locale sezione dell’Associazione nazionale alpini, è stata a lui dedicata una lapide , Giusto tra le Nazioni, per la sua azione a difesa digli ebrei durante il secondo conflitto mondiale.
( di Costanza Savini -da Gariwo- immagini -il campo di Wietzendorf dove fu internato visto dall'inteerno di una baracca- Benedetto De Beni --Sara Turok-Costermano (Verona), nel 35º Anniversario di fondazione della locale sezione dell'Associazione nazionale alpini, è stata a lui dedicata una lapide )

02/06/2026

Imperia 2 Giugno 2026 Calata Cuneo Festa della Repubblica l 80 esimo- alza bandiera e Inno d' Italia

Imperia 2 Giugno 2026  80 della Repubblica - Calata Cuneo Autorità' Sindaci Associazioni presente la delegazione dell' A...
02/06/2026

Imperia 2 Giugno 2026 80 della Repubblica - Calata Cuneo Autorità' Sindaci Associazioni presente la delegazione dell' Aned - Consegnata la medaglia d Oro alle vittime delle stragi in memoria di Vito Schifani morto nella strage di Capaci alla moglie Rita Costa e al figlio Antonio Emanuele Schifani

02/06/2026

2 Giugno 2026- Festa della Repubblica

LE DEPORTAZIONI IN EUROPA-12 giugno 1944 ZIKMUND SCHUL -muore  nel campo di concentramentodi Terezín è stato un composit...
02/06/2026

LE DEPORTAZIONI IN EUROPA-
12 giugno 1944
ZIKMUND SCHUL -
muore nel campo di concentramentodi Terezín
è stato un compositore tedesco.

Zikmund Schul nacque da una famiglia ebrea assimilata a Chemnitz, in Germania, l'11 gennaio 1916, trasferendosi con i genitori a Kassel, in Sassonia, il 3 settembre 1928. Zikmund e suo padre partirono dalla Germania, prendendo residenza a Praga il 7 ottobre 1933 Ad un certo punto, studiò con Paul Hindemith alla Musikhochschule di Berlino, tornando a Praga nel 1937 e continuando la composizione con Fidelio Finke e dirigendo con George Szell all'Accademia di musica tedesca.

Un'opera di questo periodo è stata accolta molto bene da un critico che ha scritto:
Il compositore altamente affermato, uno studente della master class - ispirato, per inciso, da Hindemith - è Siegmund Schul; il quale, nella sua ricca immaginazione, presenta un'opera estremamente interessante per il sestetto d'archi che si regge autonomamente per tema e stile. (Giornale tedesco, 9 giugno 1937.)
Ulteriori composizioni praghesi, fino all'estate del 1941, includevano una sonata per pianoforte, di cui è sopravvissuto solo il movimento finale, una fuga.
Non è stata trovata una sonata per flauto e pianoforte, né un'impostazione liturgica della preghiera del venerdì sera di Mogen owaus.
Durante i suoi anni a Praga, Zikmund si avvicinò al suo ebraismo e fu amico della famiglia Lieben. Evidentemente il rabbino Lieben, dell'Altneuschul, incoraggiò Schul a studiare la Kabbala così come i canti della sinagoga. (...)

Fece amicizia con Viktor Ullmann,che ammirava il lavoro del giovane. Schul fu trasportato a Terezín l'11 novembre 1941.
La misura in cui Schul ha selezionato testi biblici per composizioni e arrangiamenti originali, sia strumentali che vocali, è piuttosto notevole
Due dei suoi pezzi strumentali ebraici erano nel secondo programma del concerto di Ullmann, "Young Composers in Terezín", nella sua serie Studio für neue Musik: Two Chassidic Dances per violino e violoncello e Divertimento Ebraica, scritto per il quartetto d'archi di Egon Ledeč.
Quest'opera era evidentemente stata ammirata quando fu scritta e poi eseguita dal Ledeč-Quartett nel 1942 e ancora nell'autunno del 1943 al sopracitato concerto, e ancora una volta a metà agosto 1944, questa volta in memoria di Schul, che aveva sofferto a lungo di tubercolosi ed era morto nel campo il 2 giugno 1944.
La musica come mezzo di ribellione e speranza-

Una esclusività di Theresienstadt, fu il gran numero di musicisti strumentali, compositori e maestri d'orchestra che vi transitarono
Basti pensare a compositori come Viktor Ullmann, Zikmund Schul, Pavel Haas, Gideon Klein, Hans Krása, Rudolf Karel; maestri di orchestra come Rafael Schächter, e musicisti come Alice Herz-Sommer, Eric Vogel, Pavel Lipensky, Martin Roman e Julius Stwertka per citare i più noti. Le SS siccome ritennero strategicamente «utile a scopo di propaganda» il campo, con il tempo non solo tollerarono quelle manifestazioni culturali, ma «le accolsero con favore»

A Theresienstadt furono eseguiti centinaia di concerti con un pubblico misto di ebrei ed SS, fra cui anche il gerarca nazista Adolf Eichmann. Il repertorio proposto era vario, vasto e riguardava generi molto diversi: dalle opere sinfoniche alla musica da camera, dagli oratori ai canti religiosi, dalla musica classica a quella popolare e allo stesso swing. (...)
Il fermento musicale di Theresienstadt secondo alcuni studiosi fu dovuto al fatto che «molti artisti imprigionati cercarono di mantenere la loro identità musicale attraverso la prosecuzione delle loro attività precedenti»

Cessato ogni sforzo propagandistico, alla fine di settembre del 1944 fu presa la decisione di liquidare il campo.
Dal 28 settembre al 28 ottobre 1944 da Theresienstadt partirono undici treni che portarono ad Auschwitz, verso la morte, 18.402 persone, tra i quali moltissimi dei bambini del campo.
Nel tentativo di eliminare le prove delle migliaia di persone morte nel campo, si ordinò il 31 ottobre 1944 che le ceneri dei deceduti fossero disperse nel fiume; una catena di donne e di bambini eseguì il lavoro durante la notte.

Un tentativo di creare nel 1945 una camera a gas nei sotterranei della "piccola fortezza" fallì per la ribellione dei prigionieri.

(Da David Bloch -- immagini: il campo di Terezin oggi-
ZIKMUND SCHUL -Un concerto a Terezin. L'inferno si nascondeva dietro eventi come questo musicisti con la stella di David-bambini prigionieri che eseguono l'opera per bambini Brundibar di Hans Krása a Theresienstadt-Fotogrammi di un film di propaganda nazista)

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Imperia
18100

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