30/09/2026
Condividiamo il post della senatrice Valeria Valente, che ricorda il massacro del Circeo del 29 e 30 settembre 1975: Rosaria Lopez fu uccisa, Donatella Colasanti si salvò e affrontò un processo in cui, come ricorda Valente, la violenza subita non finì lì.
Questa storia non appartiene solo al passato: «la vittimizzazione secondaria è ancora troppo frequente nelle aule di giustizia». Per questo continuiamo a chiedere una legge sul consenso che «metta finalmente al centro la libertà delle donne di scegliere sempre sul proprio corpo».
51 anni fa, tra il 29 e il 30 settembre 1975, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira sequestrarono, violentarono e torturarono al Circeo Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Rosaria fu uccisa. Donatella si salvò fingendosi morta.
Ma la violenza contro di loro non finì lì. Le cronache dell’epoca frugarono nella vita delle due ragazze e delle loro famiglie, spostando l’attenzione dai carnefici a loro che avevano subito le violenze. In aula, la difesa degli imputati provò a mettere in dubbio la credibilità di Donatella. Una vittimizzazione secondaria denunciata dall’avvocata Tina Lagostena Bassi, che assistette Donatella in giudizio in un processo che cambiò finalmente la percezione collettiva della violenza sessuale.
Le associazioni femministe e l’Udi furono ammesse come parti civili e seguirono le udienze, portando la violenza sulle donne fuori dalla dimensione privata. Sul massacro del Circeo il movimento delle donne fece la differenza. L’anno dopo venne presentata una proposta per cambiare la legge che vedeva la violenza quale reato contro la morale. Ci vorranno 20 anni, ma nel ‘96 la violenza sessuale è diventata finalmente un reato contro la persona.
Eppure la vittimizzazione secondaria è ancora troppo frequente nelle aule di giustizia. Per questo ci battiamo per una legge sul consenso che affermi che, ogni volta che non c’è il consenso, siamo di fronte a uno stupro. Una legge approvata all’unanimità alla Camera e bloccata poi al Senato dalla maggioranza che sostiene la prima donna presidente del Consiglio.
Questo governo, le recenti esternazioni di alcuni suoi esponenti e la miopia davanti a una legge che avrebbe reso l’Italia più civile ci portano a dire che è meglio nessuna legge che una cattiva legge. Non possiamo scrivere una legge che invece di sostenere le donne creerebbe loro più problemi, a partire dalle aule di giustizia.
Per Rosaria, per Donatella e per le troppe donne che faticano a denunciare o a sostenere un processo lungo e doloroso, ci impegniamo a fare, una volta al governo, una legge vera sul consenso, che metta finalmente al centro la libertà delle donne di scegliere sempre sul proprio corpo.