L'orgoglio d'essere balestriere ha origini antiche perchè antico è il desiderio dell'eugubino di proteggere la sua città: " Gubbio". L' origine dei Balestrieri (Ballistari) in Gubbio, come in tutti i grandi Comuni e nelle Repubbliche del Medio Evo, fu dovuta allo scopo di avere, in caso di bisogno, uomini pronti e adatti a servire la Patria. Si formarono così le "Compagnie del popolo" o "Società d
'Armi" che si mantennero sino all'epoca delle Signorie. Ogni balestriere doveva: essere munito di balestra con corda e crocco appartenere a classe agiata o popolana, non stare a servizio di chicchessia per essere libero di esercitarsi al tiro nei festivi. Nei libri delle riforme, che rappresentano una esatta e minuta cronistoria della vita politica ed amministrativa di Gubbio, per circa sette secoli, si può osservare come i vari gradi della Magistratura cittadina avessero gran cura dell'istituzione dei Balestrieri. Si sa pertanto che nel 1537 la Comunità concesse loro un vero e proprio poligono di tiro, poligono che a seguito di una transazione avvenuta nel 1537 tra la Società dei Balestrieri ed un tal Domenico Peri Angelis, ebbe la sua sede definitiva presso l'antica Porta del Marmorio (ora Porta Trasimeno). Si stabilì anche una "domuncula", piccolo edificio per conservare le balestre. La stessa transazione porta altresì le dimensioni del campo di tiro, che doveva essere tenuto sgombro da alberi, onde permettere ai balestrieri di compiere le loro esercitazioni. Nel 1729 si vollero coordinare le vecchie norme con altre che si era ritenuto di introdurre, sempre col dovuto accordo del Gonfaloniere, del Collega e dei Consoli. L'abilità ed il valore dei Balestrieri Eugubini nel ti**re con la balestra antica all'italiana ha creato loro la fama legittima di uomini esperti con i quali è sempre un grosso onore cimentarsi. Quest'ultimo è il giusto e meritato riconoscimento per tutti quegl' uomini e per quella Società che da più di cinque secoli è impegnata nella nobile arte del tiro con la balestra. Lo scopo principale che la Società si prefigge, come naturale continuazione della congrega dei balestrieri, è quello tramandare l'antica tradizione del Palio della Balestra. Il più antico documento dove si fa parola del Palio della Balestra risale al 1461. E' un brano della Cronaca di Ser Guererius ser Silvestri Angelelli Manni de Campionibus. Nel 1508 si fa riferimento a edizioni precedenti:
"...Item ch'el Palio che se Balestra nella festa de S.to Ubaldo sia de quindece braccia, commeera consueto; et de panno recipiente. Il documento più antico finora rinvenuto, in cui siano stati elencati i "Capitoli da osservarsi nel ti**re delle Frezze o Balestre nella Festa del gloriosissimo Patre e Protettore nostro, S. Ubaldo" è del 1650, in questo si fa riferimento a regolamenti precedenti. Uno Statuto per il buon regolamento del giuoco delle Balestre è datato 27 Giugno 1729. Altro Statuto con il quale si apportavano chiarimenti ad alcuni Capitoli è del 26 Maggio 1748. Nel 1925 il notaio Lamberto Marchetti, podestà di Gubbio, aggiornò i "Capitoli della Società Balestrieri della Città di Gubbio". Nel Gennaio 1971 l'Associazione dei Balestrieri di Gubbio ha redatto lo Statuto Sociale della Società rielaborando i vecchi Statuti ed adattandoli alle moderne esigenze. E' facile dedurre che fino a quando l'esercizio del balestrare fu considerato utile, in un libero Comune o in quelle città degli stati principeschi, le Autorità stesse permisero e incrementarono tali gare. Successivamente, scaduto il ruolo della balestra come arma ed essendo le invasioni frequenti, i nuovi padroni non ebbero interesse alcuno a mantenere in piedi associazioni di balestrieri, che potevano trasformarsi in pericolo pubblico sotto la spinta del patriottismo e dei partiti. Ai cittadini si preferì offrire altri svaghi; furono riesumati vecchi giochi o se ne crearono di nuovi, come ad esempio la gare di ruzzola, il tiro alla fune, il gioco delle pugna, dei sassi, del pallone, l'albero della cuccagna, la giostra del Saracino, la lotta, la giostra del porco, lo steccato o caccia al bue. E più tardi subentrarono i melodrammi , le lotterie, i circhi, il teatro. In questo ambiente, le date della celebrazione del Palio cominciano a diventare mobili e non coincidono più con la festa del santo protettore perché la piazza è occupata dalla fiera o dallo steccato. I Pali di Gubbio e Sansepolcro sopravvissero. Gubbio infatti, con temperamento e perseveranza tipicamente umbra, ogni anno continua ad organizzare il suo Palio nell'ultima domenica di Maggio. Sulla fine del sec. XV, mentre il tiro a segno con la balestra praticato dai militari, per quanto dotato di premi, andava diminuendo di interesse per l'introduzione delle armi da fuoco, le gare civili al contrario, essendo attività ricreative, si trasformarono ben presto in manifestazioni annuali. Si passa quindi al dilettantismo sportivo, che a poco a poco si gestisce e regola con norme ben definite o Capitoli, pressoché analoghi ovunque si conservasse tale attività. Antichi documenti dimostrano come queste gare sportive tra civili, fossero in auge a Gubbio, Sansepolcro, Massa Marittima, Lucca e San Marino. Nel tardo Medioevo il giorno del Santo protettore, veniva festeggiato nei vari Comuni in modo solenne con la partecipazione delle autorità religiose, civili, militari e del popolo. La tradizione è ancora oggi rispettata nei centri maggiormente attaccati al passato. Fra le varie manifestazioni, cortei, processioni, luminarie, scoppi di mortaretti, steccati, vi era anche il Palio, ossia un gioco a cui partecipavano contrade, quartieri o singoli cittadini e che aveva come premio il Palio (appunto), ossia uno stendardo o drappo di bella e buona stoffa. L'attuale Palio della Balestra tra le città di Gubbio e Sansepolcro è pertanto, una continuazione di quelle gare che avvenivano nel sec. XV tra balestrieri civili. Da allora, salvo brevi e giustificate interruzioni (es. per la guerre) il Palio della Balestra si è sempre disputato.