17/06/2026
DDL CACCIA, WWF: "DAL MONDO SCIENTIFICO UN APPELLO ALLE PIÙ ALTE CARICHE DELLO STATO. LA RIFORMA RISCHIA DI RIPORTARE INDIETRO DI 30 ANNI LA TUTELA DELLA FAUNA IN ITALIA"
10 società scientifiche, insieme al WWF Italia, scrivono al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere un intervento urgente sul disegno di legge AS 1552
Preoccupazione per il rischio di violazioni del diritto europeo e per la marginalizzazione della scienza nelle decisioni sulla fauna selvatica
Il mondo scientifico italiano lancia un forte segnale di preoccupazione sul disegno di legge AS 1552 di riforma della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica. Dieci organizzazioni scientifiche hanno sottoscritto una lettera alle più alte cariche dello Stato denunciando i rischi che la riforma comporta per la biodiversità, il rispetto del diritto europeo e il ruolo della scienza nei processi decisionali.
Secondo i firmatari (Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d'Italia; Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Ecologia; Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica) il provvedimento rappresenta un grave arretramento del sistema di tutela della fauna costruito negli ultimi trent'anni e rischia di compromettere principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, dalle normative europee e dalle evidenze scientifiche oggi disponibili.
Nella lettera si evidenzia come il testo presenti due criticità di sistema particolarmente rilevanti. Da un lato, numerose disposizioni appaiono incompatibili con le direttive europee "Uccelli" e "Habitat", esponendo l’Italia al concreto rischio di una nuova procedura d'infrazione. Dall’altro, emerge una progressiva marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali che riguardano la gestione e la conservazione della fauna selvatica.
«La tutela della fauna selvatica non è una questione di parte e non riguarda esclusivamente il mondo ambientalista», dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia. «Parliamo di un patrimonio indisponibile dello Stato e di un valore costituzionale che deve essere preservato nell'interesse di tutti i cittadini. Per questo è particolarmente importante che oggi sia una parte significativa della comunità scientifica italiana a lanciare un allarme sulle conseguenze di questa riforma.»
Nel documento si ricorda inoltre che nel corso dell'attuale legislatura la legge 157/1992 è stata modificata ben dodici volte attraverso decreti-legge, leggi di bilancio e altri provvedimenti. Il disegno di legge oggi all'esame del Senato rappresenta tuttavia un ulteriore salto di qualità in termini negativi, poiché non interviene su singoli aspetti della normativa, ma punta a ridefinire complessivamente l'equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent'anni.
Tra le principali criticità segnalate figurano l'estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti dalla normativa europea, l'indebolimento del ruolo dell'ISPRA nella definizione dei calendari venatori, la deregolamentazione dei richiami vivi, l'aumento delle specie cacciabili, la possibilità di ridurre le aree protette ritenute "eccessive", l'estensione dell'attività venatoria nelle aree demaniali e una serie di ulteriori disposizioni che riducono il livello complessivo di protezione della fauna selvatica.
Particolarmente grave, secondo i firmatari, è il progressivo ridimensionamento del ruolo degli organismi tecnico-scientifici. Una scelta che appare incomprensibile alla luce dello stato della biodiversità nel nostro Paese. In Italia il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta infatti a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26%. A ciò si aggiunge un prelievo venatorio che, secondo i dati ufficiali dell'ISPRA relativi alle stagioni 2017/2018 – 2022/2023, può essere stimato in oltre 32 milioni di uccelli appartenenti alle specie cacciabili.
«In un contesto caratterizzato dalla crisi della biodiversità e dagli impatti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, servono più conoscenza scientifica, più monitoraggio e decisioni fondate sulle evidenze. Indebolire il ruolo della scienza significa indebolire la qualità delle decisioni pubbliche e aumentare il rischio di errori che potrebbero produrre conseguenze irreversibili sugli ecosistemi», prosegue Di Tizio.
La lettera richiama inoltre la riforma costituzionale del 2022 che ha inserito la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Repubblica. Un principio che, secondo WWF Italia e la comunità scientifica, dovrebbe guidare qualsiasi intervento legislativo in materia di fauna selvatica.
Per queste ragioni i firmatari chiedono un autorevole intervento affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l'approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il patrimonio naturale del nostro Paese.
Roma, 17 giugno 2026
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