27/05/2026
Tra le personalità grassanesi più significative del Novecento è da ricordare senza dubbio il medico Mario Garaguso, per ventisei anni, dal 1930 al 1956, Ufficiale Sanitario del Comune di Grassano, molto apprezzato tanto per le sue capacità professionali, quanto per la profonda umanità e dedizione spese a favore della sua comunità.
Mario Garaguso nasce a Grassano il 10 marzo 1893, figlio del quarantasettenne medico Francesco Paolo Garaguso e della gentildonna Maria Francesca Paola Moles.
Studente brillante, consegue la laurea in medicina e chirurgia presso l’Università di Napoli il 24 luglio 1920, ottenendo il massimo dei voti e la gratificazione della lode (110 e lode).
Approfondì i suoi studi sulla scia degli insegnamenti dell’illustre concittadino, il professor Arcangelo Ilvento, padre della igienistica italiana, ad interessarlo furono soprattutto gli studi sulla tubercolosi, sulla malaria e sulle cause di trasmissione delle malattie infettive. Garaguso condivise con Ilvento il principio che solo attraverso il risanamento igienico e il miglioramento delle condizioni di vita delle masse contadine, fosse possibile avviare un programma di medicina sociale pubblica, e ancora ancora l’idea dell’Ilvento che la lotta alla tubercolosi ed alla malaria dovesse essere una funzione pubblica, esplicata attraverso l’istituzione obbligatoria di dispensari antitubercolari provinciali, destinati a funzioni assistenziali e della assicurazione antitubercolare per i lavoratori.
Nel 1930 Mario Garaguso vince il concorso per Ufficiale Sanitario del comune di Grassano, ed è nominato dal prefetto con decreto del 21 gennaio, assumendo l’ufficio a partire del 1 aprile. L’incarico di Ufficiale Sanitario si rivelerà particolarmente congeniale alle qualità e competenze del Garaguso, che in questa veste sarà uno dei protagonisti della trasformazione urbana e sociale di Grassano. Argomento molto caro al dott. Garaguso, per il quale si è molto battuto, è stato l'approvvigionamento idrico dell'abitato di Grassano, fondamentale per l'igiene dei suoi abitanti.
Tra il 1930 ed il 1933 Mario Garaguso si trova a ricoprire contemporaneamente la carica di Ufficiale Sanitario e di Segretario del Fascio di Grassano. Questo combinato disposto lo porta a potersi confrontare, e spesso anche a scontrare, sia con le principali autorità pubbliche che con i vertici provinciali del Partito Nazionale Fascista.
Alle grandi benemerenze acquisite da Mario Garaguso come ufficiale sanitario bisogna affiancare quelle, forse ancora maggiori, che guadagnò presso le popolazioni lucane nella lotta alla malaria.
Oggi per noi è difficile avere l’esatta percezione del dramma sociale che ha rappresentato la malaria per le masse contadine meridionali e il ruolo da essa giocato nello sfibramento fisico e morale dei contadini lucano. Così Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato ad Eboli descrive gli effetti del paludismo: “La malaria è qui un flagello ben peggiore di quanto non si immagini. Colpisce tutti e, mal curata, dura tutta la vita. Mette le persone nello stato di non poter più lavorare, indebolisce ed esaurisce la razza… Sfocia nella miseria più nera, nella schiavitù senza speranza. La malattia nasce dalla miseria, dalle argille disboscate, dai fiumi trascurati, da un’agricoltura senza risorse, e a sua volta genera la miseria in un cerchio infernale”.
Mario Garaguso, fin dalla seconda metà degli anni ’20, è tra quel manipolo di medici lucani illuminati che si impegnano con ogni energia disponibile nella lotta antimalarica. Di più, nel 1932 conseguì presso la Scuola Superiore di Mariologia di Roma il diploma di specializzazione in malarialogia con il lusinghiero voto di cinquantanove sessantesimi, testimone dell’impegno e passione profusi nello studio.
Le competenze acquisite negli studi e l’esperienza maturata sul campo porteranno le autorità sanitarie nazionali ad affidargli la direzione del Centro Antianofelico, la cui sede è istituita a Grassano e nel cui distretto ricadono i comuni di Miglionico, Grottole, Tricarico, Calciano, Garaguso, Oliveto Lucano, San Mauro Forte, Salandra, Ferrandina, Pisticci, Montalbano Ionico e Bernalda. Compito precipuo del Centro Antianofelico è quello di pianificare e attuare annualmente un idoneo programma di profilassi diretta, sia mediante la difesa meccanica delle abitazioni sia attraverso l’adozione di specifiche misure di bonifica e di lotta antilarvale; inoltre sostenne la necessità che ogni comune attrezzasse un ambulatorio antimalarico dove poter garantire ai malati un minimo di terapia ed assistenza.
Nonostante la sua adesione al fascismo, per la sua condotta e le sue competenze, nell’immediato dopoguerra, non solo venne conservato nel suo ruolo di Ufficiale Sanitario, ma rimase figura centrale anche nella lotta antimalarica nel grande piano 1946-1951, dove ebbe tra i collaboratori anche il dott. Rocco Mazzarone di Tricarico.
Ebbe un'alta opinione del Dott. Mario Garaguso anche Carlo Levi che nel suo già citato Cristo si è fermato ad Eboli, volle onorarlo, unico tra tutti i personaggi del romanzo (trasposizione letteraria della sua reale esperienza di confinato politico tra Grassano ed Aliano nel 1935), conservandogli il vero nome.
"Il dottor Zagarella, podestà di Grassano, non amava, a differenza di don Luigino, fare il poliziotto, e lasciava che dei confinati si occupassero i carabinieri. Era un medico serio e colto, e, grazie a lui e a un altro dottore, il dottor Garaguso, che aveva fama di particolare competenza, Grassano era l'unico paese della provincia dove si facesse qualcosa per la lotta antimalarica, e con qualche buon risultato. Questi due medici erano un caso eccezionale e fortunato, in questi paesi dove quasi tutti i loro colleghi assomigliavano, più o meno, ai due medicucci di Gagliano. Appunto perciò, mi ero proposto come uno degli scopi principali del mio viaggio, di visitarli per chiedere consigli alla loro specifica esperienza.
Sia l'uno che l'altro me ne dettero di preziosi, e mi mostrarono le loro statistiche. Da qualche anno si prendevano, a Grassano, misure sistematiche di profilassi; e anche di bonifica, pur senza avere, praticamente, alcun appoggio dalle autorità provinciali, né speciali sussidi. I casi di perniciosa erano quasi scomparsi; e, in questi ultimi due anni, erano enormemente diminuiti i nuovi malati."
Mori il 20-03-1956 all'età di 63 anni.
Per i contenuti di questo post si ringrazia il giornalista Giovanni Spadafino.
Domenico Lostrangio
Giovanni Spadafino