02/06/2026
Quando ho letto della morte di Imma, a soli ventidue anni, dentro di me è scattato un rifiuto totale. Io non l'accetto. Non posso accettare che la risposta alla sofferenza dei nostri giovani sia il silenzio, o peggio, una tomba.
Io questa realtà la conosco. La vivo h24 sulla mia pelle. So cosa significa stare ogni singolo secondo accanto a una figlia con un autolesionismo grave. So cosa significa che la quotidianità sia scandita da terapie, da farmaci pesanti, dalla lotta costante contro i pensieri intrusivi che assediano le menti dei nostri ragazzi. Dopo la pandemia, dopo quella chiusura forzata, nelle menti dei giovani si è rotto qualcosa di profondo. È crollato un muro e dentro quel vuoto si sono infilati mostri invisibili.
Vedere una madre che oggi piange la propria figlia mi devasta, ma mi spinge anche a gridare una cosa a tutti: le famiglie non possono essere lasciate sole, e i figli non possono essere abbandonati a se stessi.
La mia non è una vita normale, è una scelta di lotta quotidiana. Significa non dormire, significa stare di vedetta, significa farsi carico di un dolore che a volte sembra spezzarti le ossa, pur di strappare un altro giorno alla sofferenza. Ma quanti genitori crollano perché non ce la fanno più? Quanti ragazzi si isolano nelle loro stanze, con la mente che viaggia verso il buio, mentre fuori il mondo fa finta di niente?
Non basta commuoversi quando succede la tragedia. Bisogna muoversi prima. Bisogna stare vicini a questi figli, guardarli negli occhi, capire il loro disagio prima che sia troppo tardi. Chiedo alle istituzioni, alla società, a chiunque abbia una voce: guardate dentro le case delle famiglie che combattono contro il disagio mentale e l'autismo. Non giratevi dall'altra parte.
A Imma auguro con tutto il cuore la pace che non ha avuto qui. Ma per tutti gli altri ragazzi che oggi sono ancora qui a combattere nel buio, e per tutte le madri in trincea, io scelgo di non arrendermi. Scelgo di lottare. Perché un figlio si difende fino all'ultimo respiro, ma lo Stato e la comunità devono smettere di lasciarci soli a farlo.