26/04/2024
Intervento della Presidente Anpi di Giove alla cerimonia di commemorazione del 25 Aprile:
25 Aprile 2024
In questi tre anni di presidenza dell’ANPI di Giove, mi sono più volte chiesta se avesse avuto ancora senso parlare di “partigiani” e di “lotta partigiana”. Le risposte che mi davo non erano mai univoche e ondeggiavano tra il bisogno di trovare una forma per esprimere il mio pensiero e la rassegnazione collettiva del tanto non cambia niente. Poi arriva un momento in cui la Storia ti sbatte in faccia: non tanto quella passata, che si fa sempre in tempo a leggere sui libri. Ma quella attuale, la Storia nella quale viviamo, quella che calpestiamo ogni giorno, quella che ci entra nelle narici e ci stordisce, quella che ascoltiamo assuefatti davanti alla televisione mentre scrolliamo sui social foto di gattini e di barzellette. È la storia, per esempio, di una donna italiana -Ilaria Salis- detenuta in Ungheria e presentata al mondo incatenata come un animale da macello; è la storia dei corpi dati in pasto ai media e crocefissi, smembrati e ridotti a brandelli dai soliti leoni del “se l’è andata a cercare”. E’ la storia del popolo palestinese, vittima di un genocidio le cui immagini entrano prepotentemente nelle nostre coscienze e ci vengono a bussare, chiedendoci una spiegazione. E’ la storia di una guerra nel cuore dell’Europa, di diritti che iniziano ad essere calpestati in nome di un’etica superiore alle determinazioni dell’Io. E’ la storia di censure, di chi va alla ricerca di un nemico contro cui sputare il proprio risentimento. E’ la storia dell'indifferenza dei più, delle grandi assenze ai momenti di partecipazione democratica. E’ la storia di chi cammina in equilibrio per non farsi inghiottire dalla voragine che ci circonda. E mentre vaghiamo avvolti dalla nebbia della precarietà, torniamo al punto di partenza: ha ancora senso parlare di partigiani? La parola “partigiano”deriva da parte ed essere di parte è ciò che fa il partigiano: decidere quale parte della Storia abitare, quale sistema di valori sostenere, che progetto di mondo sognare ed impegnarsi per costruirlo. Lo hanno scelto i nostri nonni, ancor prima del 25 Aprile 1945, rischiando la propria vita per consegnarci un’idea di Stato democratico e libero, in cui i diritti non tolgono niente ma rendono il mondo più inclusivo; correndo sui tetti delle case di Giove, da antifascisti, per scappare proprio dai fascisti che li rincorrevano (come ci ha ricordato il Sig. Curzio Curzi nel video “C’eravamo anche noi - testimonianze giovesi”). Nascondendo le fedi per non consegnarle alla patria, come ha raccontato la Signora Gina Picchio. Affermando, come fa la Signora Anna Agabiti a 86 anni “Il fascismo lo può volere solo chi non l’ha provato”. Allora, in questo 25 Aprile più scuro del solito, riflettiamo e decidiamo davvero da quale parte stare. Parafrasando un discorso di Pertini in occasione del 25 Aprile del 1970, non abbandoniamoci ad un vano ricordo: il 25 Aprile non è solo cantare Bella Ciao, far sventolare bandiere, deporre corone e fare cortei. O capiamo che la Libertà va accanto alla giustizia sociale o perderemo anche la Libertà. Essere partigiani oggi è importante per riscrivere un progetto politico in cui riconoscersi, lo stesso che aveva alimentato le speranze dei Padri e delle Madri Costituenti: vivere in un mondo senza disuguaglianze sociali, in cui funzioni la scuola e la sanità. Allora oggi non celebriamo soltanto, ma rilanciamo quel progetto politico che rende bellissima la nostra Costituzione e che è ben riassunto nell’articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali. Non abbiamo paura di definirci, non abbiamo timore di prendere parte e di fare la nostra parte:
Io sono Stefania, sono una donna, sono una madre, sono italiana ma aperta al mondo e soprattutto sono antifascista!
Buon 25 Aprile!!!
Stefania Piersanti Presidente Anpi sez. di Giove