01/12/2023
Oggi, come 100 anni fa, si consumava la tragedia della diga del Gleno.
Sono 40 anni esatti prima del Vajont, eppure del Gleno si sta perdendo la memoria, oggi custodita principalmente dalle vallate bergamasche limitrofe.
La storia della diga coincide con la storia industriale italiana. Finita la prima guerra mondiale, la necessità di sviluppare l'industria e di cercare energia elettrica dentro i confini nazionali, portò all'approvazione di numerosi progetti di invasi idrici sulle Alpi. La diga del Gleno era uno di questi. Costruita "a gravità" per la parte inferiore e "ad archi" per la parte superiore, crollò alle 7:15 di del 1° dicembre 1923.
Insieme alla diga, l'acqua portò con sé 365 persone (il numero di morti attuali resta incerto) e i paesi che si affacciavano sulla Val di Sclave, tra cui Bueggio e Dezzo.
Ma perché, dopo 100 anni, abbiamo rimosso questa tragedia? La storia è molto simile a quella del Vajont, eppure in questo caso non c'è stato nessun Marco Paolini che riportasse alla memoria le vittime di un'industrializzazione feroce delle Alpi. Non ci fu nessuna Tina Merlin a raccogliere le testimonianza di chi restò e dei montanari. Eppure anche in questo caso il processo che seguì la tragedia portò a condanne miti, quasi sussurrate, con poche conseguenze. L'Italia, almeno da 100 anni, ha scelto di sacrificare dei territori e delle popolazioni per non vedere ostacolati prima la propaganda del regime fascista e poi il grande "miracolo economico" italiano. La memoria è stata indebolita perché, in un quadro più ampio, ambiente e persone passano in secondo piano rispetto al benessere economico del Paese.
Proprio in questi anni, in cui la politica si interessa sempre più ai risultati industriali che al benessere dei propri cittadini e del proprio territorio, ricordare è importante. Ricordare che anteporre gli interessi di pochi, a discapito dei molti, non ha mai portato ad un benessere generalizzato e che tragedie come il Gleno possono riaccadere se non presidiamo la memoria collettiva.
Diga del Gleno (BG) / 1923 - 2023 / foto di Cristian Riva