Mucas - Museo del Caos

Mucas - Museo del Caos Il museo del caos nasce nel 2010 come un centro di produzione, documentazione e riflessione, un l

Il MUCAS è un’associazione culturale, nata da un'idea di Giuliano Galletta, presieduta da Sandro Ricaldone, insieme a Matteo Fochessati, Carola Frediani, Marco Maraniello, Andrea Rocco, Antonella Spalluto, Antonio Torrieri. L’attività del MUCAS si avvale di un comitato scientifico di cui fanno parte Piero Fossati, Riccardo Manzotti, Paolo Prato, Simone Regazzoni, Carlo Romano, Franco Sborgi (1944-2012), Valter Scelsi, Sandra Solimano, Enrico Testa, Renato Venturelli.

𝐅𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐆𝐈𝐔𝐍𝐈𝐎 𝐋𝐔𝐙𝐙𝐀𝐓𝐓𝐎Sono appena arrivati nella sede dell'Archivio  del Movimenti presso la Biblioteca civica Berio i 𝟓𝟑...
14/05/2026

𝐅𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐆𝐈𝐔𝐍𝐈𝐎 𝐋𝐔𝐙𝐙𝐀𝐓𝐓𝐎
Sono appena arrivati nella sede dell'Archivio del Movimenti presso la Biblioteca civica Berio i 𝟓𝟑 𝐟𝐚𝐥𝐝𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐢𝐨 𝐋𝐮𝐳𝐳𝐚𝐭𝐭𝐨, donati dalla famiglia dell’intellettuale genovese, scomparso nel settembre 2025 all’età di novant’anni.

Si tratta di una documentazione di grande interesse storico, politico e civile, che ARCHIMOVI / Archivio Paola De Ferrari avrà l’onore di ordinare e valorizzare nei prossimi mesi🗃️📁, anche grazie al generoso sostegno della famiglia, che ringraziamo sentitamente per la fiducia accordata al nostro Archivio.

04/05/2026

L’Associazione Culturale Lyra presenta MNEMOSYNE, un progetto espositivo diffuso sul territorio di Carrara, a cura di Ludovico Renzi.

L’iniziativa, dedicata all’arte contemporanea e alla promozione di giovani artisti, si terrà nei mesi di maggio e giugno 2026. Si tratta del primo progetto di considerevole portata realizzato dall’Associazione Lyra, impegnata nel supporto alle pratiche artistiche emergenti e nello sviluppo di contesti espositivi professionali.

MNEMOSYNE, come si spiega in una nota, è resa possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara e al supporto del Comune di Carrara.

Il progetto – che deve il nome alla dea personificazione della memoria nel Pantheon greco – propone tre mostre inedite sul territorio carrarino, offrendo una programmazione continuativa dal 7 maggio al 21 giugno 2026. L’accesso alle mostre è gratuito, il programma espositivo comprende:

“LEIB – presenza incarnata”, con opere di Giacomo Dellacasa, presso IFE atelier – spazio espositivo, via Don Giovanni Minzoni 16B, Carrara 54033. Dal 7 al 25 maggio;

“EDIFICIO DEL RICORDO”, con opere di Riccardo Cassinelli, presso l’ex-oratorio di San Rocco, via Monte d’Arme 11, Carrara 54033. Dal 21 maggio al 14 giugno;

“LARVAE / PUPARIUM”, con opere di Donald Sufka, presso IFE atelier – spazio espositivo, via Don Giovanni Minzoni 16B, Carrara 54033. Dal 4 al 21 giugno.

MNEMOSYNE si inserisce nel periodo di maggiore vivacità artistica della città di Carrara, in dialogo con eventi quali WhiteCarrara e Carrara Studi Aperti, che da anni animano le vie della città. Le manifestazioni sono in calendario nei primi due fine settimana di giugno. Uno degli elementi più significativi del progetto è la riattivazione dell’ex-oratorio di San Rocco da parte dell’Associazione Culturale Lyra. Gli interventi di bonifica, avviati nel mese di febbraio, hanno l’obiettivo di restituire lo spazio alla comunità, con l’idea di renderlo – al termine dell’attività espositiva – una project room unica nel suo genere. A partire dal mese di aprile, l’Associazione Lyra e gli artisti coinvolti hanno avviato una campagna di documentazione sui social media, condividendo contenuti relativi ai processi di realizzazione delle opere in mostra.

L’iniziativa, si aggiunge, mira a favorire una maggiore comprensione delle pratiche artistiche contemporanee, dando la possibilità, anche ai non addetti ai lavori, di fruire con piena coscienza delle esperienze espositive, promuovendo un rapporto più consapevole tra pubblico e opera.

Il percorso di ri-educazione del pubblico al tema dell’arte contemporanea è arricchito dalla realizzazione di un catalogo editoriale atipico, che sarà presentato il 7 maggio presso Palazzo Binelli. Il catalogo si configura come un contenitore rigido con tre cartelle interne, ciascuna contenente materiale – in forma sparsa – legato alla rispettiva mostra (la struttura e ispirata al catalogo Les Immateriaux, a cura del filosofo francese Jean-Francois Lyotard e al catalogo di Cloaca Maxima, a cura del curatore svizzero Hans Ulrich Obrist).

Inizialmente distribuito privo del contenuto, il catalogo potrà essere accresciuto dal materiale collezionabile, gratuitamente, durante le esposizioni – nonché reso più prezioso e significativo – e valorizzato dalla fruizione delle tre esperienze espositive. Questa modalità intende incentivare un accesso attivo e prolungato dell’esperienza espositiva (longue-durée), proponendone una forma più esperienziale, che vada oltre la concezione di mostra, ormai poco capace di raccontare a 360° il lavoro di ricerca dell’arte contemporanea.

MNEMOSYNE si propone come un progetto capace di coniugare produzione artistica, formazione del pubblico e valorizzazione del territorio, offrendo un contributo concreto al panorama contemporaneo locale, si aggiunge nel comunicato di presentazione,”con la speranza di aumentare il bacino di utenza dell’arte contemporanea, spesso – in alcuni casi giustamente – snobbata perché autoreferenziale e poco aperta a raccontarsi realmente al pubblico”.

ASSEMBLEA ANNUALE ARCHIMOVICome ha scritto Bertolt Brecht: "Quali tempi sono questi, quandodiscorrere d'alberi è quasi u...
20/03/2026

ASSEMBLEA ANNUALE ARCHIMOVI
Come ha scritto Bertolt Brecht: "Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perchè su troppe stragi comporta il silenzio!". È impossibile ignorare i tempi bui che ci attanagliano ma siamo qui a ricordarvi il granello di sabbia di un lavoro culturale come quello dell'Archivio dei Movimenti: conservare la memoria come strumento di critica contro un mondo in cui, come diceva Adorno, "il Tutto è il Falso". Premessa impegnativa, ma secondo noi doverosa semplicemente per comunicarvi che
martedì 14 aprile alle ore 17 a Casa Luzzati (Palazzo Ducale, Cortile Maggiore, Piazza Matteotti, Genova) si terrà l'ASSEMBLEA ANNUALE dell'Archivio dei movimenti, ARCHIMOVI.
L'ordine del giorno prevede l'approvazione del bilancio 2025 e le comunicazioni sull'attività svolta e i nuovi progetti. Vi ricordiamo che nella prossima dichiarazione dei redditi sarà possibile donare all'Archivio il 5 per mille, che negli ultimi anni si è incrementato contribuendo proficuamente al nostro bilancio, basta indicare nell'apposita casella del 730 Associazione per un Archivio dei Movimenti e il
C.F. 95126940105.
In allegato inviamo una sintesi del bilancio che dovrà essere votato. Ha diritto di voto chi è in regola con il pagamento della quota - 30 euro, sostenitori 50 - che potrà essere sottoscritta direttamente in assemblea o con bonifico, IBAN IT12U0501801400000016906281 o con PayPal sul sito www.archiviomovimenti.it.
È importante ribadire che quote associative, 5 per mille e donazioni (sempre particolarmente gradite) sono l'unica fonte di finanziamento di Archimovi. Vi aspettiamo numerosi.

DA NON PERDERE IL NUOVO FUMETTO DI STEFANO MARTINOTHE  PAINTED CRIME (GLÉNAT)di Guillaume Garcia-Mora(Planetbd)Nel 1947,...
10/02/2026

DA NON PERDERE IL NUOVO FUMETTO DI STEFANO MARTINO
THE PAINTED CRIME (GLÉNAT)
di Guillaume Garcia-Mora
(Planetbd)
Nel 1947, Peter Graham, un veterano disilluso diventato investigatore privato, si guadagna da vivere con casi insignificanti, dalla sorveglianza all'adulterio, fino a piccole truffe. Ex soldato, è orgoglioso di mantenere la parola data. Decide di onorare una promessa fatta al fronte: trovare Clark Brown, un musicista jazz nero, e donargli una tromba legata a un ex commilitone caduto in azione. La ricerca inizia come un'impresa quasi personale, un atto di riparazione. Ma mentre Peter segue la pista, il caso assume un carattere diverso. I silenzi si moltiplicano, i testimoni diventano evasivi e la facciata glamour di Hollywood rivela il suo lato oscuro: pressione, meschina codardia e fredda violenza. Con l'aiuto di un amico giornalista, Peter scopre che la scomparsa di Clark non è semplicemente una lacuna nel programma di un musicista, ma il sintomo di un sistema pronto a schiacciare chiunque si metta sulla sua strada.STEFANO MARTINO rivendica chiaramente la grande eredità della narrativa poliziesca degli anni '40, e la interpreta con entusiasmo: vicoli umidi, uffici pieni di fumo, accordi conclusi a metà e colpi sferrati fuori campo: questa Los Angeles superficiale dove Hollywood brilla principalmente per meglio celare la malavita. Viene subito in mente il DNA di un classico come Il grande sonno di Howard Hawks : lo stesso gusto per le zone d'ombra, per gli sguardi ingannevoli, per i potenti intoccabili, e la sensazione che la verità non sia mai "pulita", solo più o meno utile, senza il glamour. Sul versante videoludico, l'eco di L.A. Noire è evidente: la stessa città labirintica, la stessa indagine che si impantana dietro le quinte, lo stesso disagio di un'epoca in cui l'immagine pubblica vale più dell'innocenza. Ma Il delitto dipinto non si limita a mettere insieme i tropi: li ancora a un eroe che ne è il prodotto. Peter Graham non è un investigatore privato "cool"; È un uomo spezzato dalla guerra, consumato da ricordi che riaffiorano senza preavviso. L'alcol non è un semplice accessorio: è la sua stampella, il suo modo di anestetizzare la notte, e allo stesso tempo la trappola che lo intrappola in una spirale che cerca goffamente di spezzare. Dietro i suoi silenzi e i suoi gesti meccanici, si percepisce la stanchezza di un uomo che ha visto troppo, troppo presto, eppure continua ad andare avanti, quasi per riflesso. Ciò che lo rende allo stesso tempo inquietante e affascinante è il suo freddo istinto da soldato: quando la situazione sfugge al controllo, non improvvisa davvero; si affida a una modalità appresa al fronte. Non un eroismo ostentato, ma una logica di sopravvivenza asciutta e pragmatica – quella che dice di aver acquisito in Alsazia, quando ha capito che l'esitazione a volte costa più della violenza. C'è qualcosa in lui che lo rende un assassino riluttante: la capacità di percepire il pericolo, di anticiparlo, di colpire rapidamente se necessario... e poi di sopportare il peso di quell'azione in seguito. Ed è qui che l'album acquista profondità: l'oscurità non è solo nella città, è nell'uomo, in questa lotta tra il desiderio di sopravvivere e la parte di sé che la guerra si è già portata via.

ARCHIMOVI, LAVORI IN CORSOL'anno nuovo è avviato e torniamo a ricordarvi l'iscrizione ad ARCHIMOVI per il 2026. La quota...
31/01/2026

ARCHIMOVI, LAVORI IN CORSO
L'anno nuovo è avviato e torniamo a ricordarvi l'iscrizione ad ARCHIMOVI per il 2026. La quota è sempre la stessa, 30 euro, e potete sottoscriverla con un bonifico intestato ad Associazione per un Archivio dei movimenti, IBAN
IT12U0501801400000016906281 o anche con PayPal accedendo al nostro sito https://www.archiviomovimenti.org.
INTANTO IL LAVORO prosegue alacremente. In questi giorni stiamo partecipando a tre bandi del Ministero della Cultura (Direzione generale archivi e Direzione biblioteche e istituti culturali) con altrettanti progetti.
Abbiamo ricevuto in donazione numerosi fondi documentari, fra questi: Fondo Camillo Arcuri, (1930-2022), giornalista e scrittore. L’autore è stato testimone privilegiato nella sua attività di giornalista di diverse testate, dall’Espresso al Secolo XIX, dal Giorno al Corriere della Sera, dei fatti politici più significativi della seconda, dalle metà del Novecento, dal Golpe Borghese ai processi alle BR, dai migranti al caso Regeni. Il fondo raccoglie centinaia di ritagli sui temi di cui Arcuri si è occupato nel corso della sua lunga carriera.
Fondo Giuliano Carlini (1938-2021) e Rossella Ridella-Lega internazionale per il diritto e la liberazione dei popoli. Giuliano Carlini, docente di sociologia all’Università di Genova è stato membro della Fondazione Basso e del Tribunale Russel, animatore della Lega per i diritti dei popoli, grande studioso delle trasformazioni sociali e politiche a livello internazionale.
Fondo Claudio Cassinelli. L’autore è presidente dell’Istituto David Chiossone onlus, istituto nato nell’800 per sostegno ai ciechi, che ha attraversato più di un secolo di vita nell’assistenza alle persone con fragilità e gestisce diversi istituti e ambulatori. E’ diventata emblematica negli anni 70 la lotta dei giovani ciechi per un'assistenza dignitosa e umana, e l’Autore è stato uno dei protagonisti.
Fondo Giorgio Moroni, quinto versamento, che va ad arricchire il suo già cospicuo e molto consultato fondo. Si tratta di 8 faldoni di documenti, molti dei quali l’autore, uno dei fondatori di ARCHIMOVI ha provveduto a corredare con sue note.
Fondo Jeanne Pressi Vazzoler. Secondo versamento. L’autrice, attivista negli anni Settanta di Lotta Continua ha partecipato in modo intenso alle lotte di vari comitati e associazioni del centro storico di Genova, attività che si è arricchita con un impegno ambientalista negli anni 80 e 90, la militanza in Rifondazione Comunista fino al G8 del 2001 e ai giorni nostri.

23/12/2025
Oggi sul Secolo XIXSE L'UNIVERSITÀVOLTA LE SPALLEA SANGUINETILe interviste di Enrico Testa al Secolo XIX e al  Corriere ...
08/12/2025

Oggi sul Secolo XIX
SE L'UNIVERSITÀ
VOLTA LE SPALLE
A SANGUINETI
Le interviste di Enrico Testa al Secolo XIX e al Corriere della Sera hanno fatto emergere una notizia che rischiava di rimanere sepolta nella palude dell'accademia genovese. Il DIRAAS,,Dipartimento di italianistica, romanistica, antichistica, arte e spettacolo dell'Università di Genova, ha deciso di ritirare la sua adesione al Centro Interuniversitario Edoardo Sanguineti che riunisce gli atenei di Torino, Milano, Bologna e Salerno e che da cinque anni svolge una proficua attività di ricerca e didattica sull'opera di uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento. L'opera di Sanguineti si presta particolarmente a studi multidsciplinari, egli nfatti non è stato soltanto un grande poeta ma un romanziere (recentemente Feltrinelli ha ripubblicato tutti i suoi romanzi in edizione economica), un librettista (ha collaborato con Luciano Berio), un autore di teatro, un traduttore (celebri le sue versioni delle tragedie greche), un linguista (ha curato due volumi di aggiornamento del dizionario Battaglia e e donato settantamila schede lessicografiche all'Archivio di Stato di Torino), un critico letterario (ha pubblicato una memorabile antologia della poesia italiana del Novecento) e poi giornalista, uomo politico (è stato consigliere comunale a Genova e deputato) e, ovviamente, un indimenticabile (per chi ha avuto la fortuna di seguire le sue lezioni) professore universitario. Tutto questo, evidentemente, non interessa l''università di Genova, città dove Sanguineti è nato, ha vissuto e insegnato per 26 anni. Non si contano le offerte di cattedre, da Roma a Parigi, che ha respinto, preferendo sempre restare nella città che amava e a cui ha voluto donare la sua straordinaria biblloteca che qualsiasi istituzione culturale nel mondo avrebbe accolto a braccia aperte. La decisione del Dipartimento - di cui, tra l'altro, fa parte anche l'assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari - è
stata assunta a maggioranza (tra i voti contrari quello di Enrico Testa), non è stata resa pubblica ed è, in sostanza, originata da risibili beghe accademiche, sintomo di un inquietante provincialismo; una scelta priva di qualsiasi logica, senso della realtà e delle proporzioni che coinvolge l'immagine di tutta la città, di fronte alla platea della cultura nazionale e internazionale. Accade spesso di ascoltare proclami intrisi di retorica e insopportablile trionfalismo sulle gloriose sorti della cultura genovese. Disgraziatamente però i fatti sono questi.
Giuliano Galletta
Il Secolo XIX
8 dicembre 2025

INTERVISTA A ENRICO TESTA: "L'UNIVERSITÀ IN MANO AI BUROCRATI" Enrico Testa, 69 anni, ordinario di Storia della lingua i...
06/12/2025

INTERVISTA A ENRICO TESTA: "L'UNIVERSITÀ IN MANO AI BUROCRATI"
Enrico Testa, 69 anni, ordinario di Storia della lingua italiana all'università di Genova, poeta, saggista, traduttore, nei prossimi giorni terrà l'ultima lezione (dedicata a Silvio D'Arzo) della sua più che trentennale carriera di docente.

- Professore, come mai ha deciso di lasciare l'università in anticipo?

Per varie ragioni: per stanchezza; e perché mi sento postumo a questa università. Allora, meglio dare le dimissioni senza aspettare la scadenza naturale, comunque non molto lon8899tana. Sono ragioni di natura psicologica su cui l'anagrafe influisce non poco, ma c'è pure dell'altro. Non ho nessuna nostalgia del passato o dell'università che fu, e non voglio intonare litanie già sentite tante volte in occasione simili. Sulla mia decisione hanno quindi influito fatti personali ma anche considerazioni oggettive.


- Quali?

Se guardo la piccola porzione del mondo accademico che ho conosciuto, cosa vedo? Parallelamente alla riduzione dei fondi ministeriali, predominano la specializzazione chiusa nei suoi confini, il mito dell'accelerazione (i nipotini del Coniglio di Alice che, con l'orologio in mano, dicono "E' tardi, è tardi!") e la sindrome della produttività incasellata in valutazioni numeriche dai criteri oscuri come il suo vocabolario. La conoscenza si configura come una raccolta quantitativa di dati generata dalla spinta a sfornare il maggior numero possibile di "prodotti" nelle sedi adatte. Chi scrive è un tecnico al servizio di un'istituzione-macchina, a cui procura il rifornimento perché continui, non si sa perché, a funzionare. Un meccanismo della saturazione produttiva che s’è esteso dal mercato al mondo delle lettere per opera di spiriti ‘progressisti’ che finiscono per agire da servi del consumo. Basta guardare i temi di ricerca più frequentati. Ai tratti precedenti s'accompagna infatti il conformismo. Che, mentre impronta comportamenti umani di adeguazione alle parole d'ordine del proprio ambiente, individua e detta gli argomenti a cui dedicarsi.

- Ad esempio?

Dopo la lingua della moda e quella delle chat, i rapper promossi a grandi poeti, le discussioni sullo schwa, il termine magico 'inclusione' distribuito a piene mani (ma spesso usato con intolleranza), ora è il momento degli studi post-coloniali e di quanto è dettato dall'antioccidentalismo. Nelle scienze umane l'agenda della ricerca, e della coscienza civile, sembra l'eco di chi fa la voce più grossa nei media, vecchi e nuovi. Il tutto senza spirito critico e con un imponente apparato burocratico di sostegno.

- Nel suo ultimo libro "Pronomi" (Einaudi), un'appassionata autobiografia intellettuale, Lei usa parole molto dure nei confronti di questo aspetto dell'ambiente accademico.

Si è formata nell’università una nuova classe antropologicamente interessante. Con una parola un po' mostruosa, si può chiamare 'buroprofessocrazia'. I docenti, alcuni con riluttanza e altri con entusiasmo, si dedicano sempre più ai cosiddetti 'compiti gestionali'. Il criterio dominante per salire di grado non è tanto la ricchezza e la qualità scientifica, ma l'assunzione di funzioni burocratiche. Chi compila moduli, organizza corsi, elabora progetti è favorito rispetto a chi tali incarichi non ricopre. Non conta che abbia pubblicato libri di indiscusso valore: resta al palo. Che tali incombenze debbano essere distribuite è giusto, ma che divengano addirittura - come ho sentito dire tante volte – determinanti per la carriera mi pare eccessivo.

Con quali effetti?

Quello di alterare il profilo del docente, che trova qui lo strumento per avere un po' di potere e farsi strada. La cosa più importante – insegnare - è diventata la più trascurabile. La didattica soccombe di fronte ad altri impegni, mentre diktat pedagogici sottraggono spazio agli argomenti della materia di studio. E, se si guarda al futuro, il panorama non è confortante.

-Anche Edoardo Sanguineti, nel 2000, scelse di lasciare in anticipo la cattedra; in quell'occasione lo intervistai per Il Secolo XIX, come oggi faccio con Lei, e mi disse una frase che non ho mai dimenticato: "Rimpiangerò gli studenti non l'università". Concorda?

In gran parte, sì. Mi mancheranno soprattutto due cose. Le lezioni: non un fastidioso dovere, ma un compito svolto con passione. Ho sempre pensato che il parlare ad altri sia parte integrante della ricerca e un momento fondamentale per chiarire, e correggere, le proprie idee. E, all'interno o ai margini delle lezioni, il dialogo con gli studenti, con cui, in certi casi, s'è creato, attorno ai problemi discussi, quasi una fraternità d'interessi. Non posso poi non ricordare le conversazioni mattutine con gli uscieri, persone di rara cortesia, e, insieme, rivolgere un grato pensiero agli amministrativi di Balbi 5, che hanno sempre dimostrato competenza, gentilezza e professionalità. Anche loro terrò nel cassetto dei ricordi. Per il resto, sia lode al logorio.

Ho saputo che recentemente l'ateneo genovese ha rinunciato
a fare parte del Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti, dedicato allo studio dell'opera del poeta, che riunisce le università di Torino, Salerno, Milano e Bologna. Mi sembra una scelta a dir poco singolare, anzi un vero e proprio schiaffo alla memoria del grande intellettuale. Cosa ne pensa?

Che l'università di Genova – della città di Sanguineti – sia uscita dal Centro che porta il suo nome, è un fatto paradossale su cui ho già espresso la mia contrarietà. Va precisato che la scelta non è dell'Ateneo ma del Dipartimento; del Dipartimento, è bene ricordarlo, in cui Sanguineti ha insegnato per 26 anni. Un motivo già di per sé sufficiente perché gli screzi o le incomprensioni alla base di questa decisione venissero superati in nome del buon senso. Ma il buon senso è cosa rara nel mondo e l'università non fa eccezione alla regola.
Giuliano Galletta
Il Secolo XIX
5 dicembre 2025

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Genova

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