26/09/2025
𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐆𝟑: 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐈𝐦𝐛𝐨̀
Al Convegno Nazionale di Studi Costieri, nell’ambito della XVI edizione del Premio G3 – Miglior Presentazione di Studi Costieri, è stato premiato 𝐥’𝐢𝐧𝐠. 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐈𝐦𝐛𝐨̀, 𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 “𝐃𝐞𝐬𝐢𝐠𝐧-𝐎𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞𝐝 𝐇𝐲𝐝𝐫𝐨𝐝𝐲𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜 𝐌𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐠 𝐨𝐟 𝐅𝐥𝐨𝐚𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐎𝐟𝐟𝐬𝐡𝐨𝐫𝐞 𝐖𝐢𝐧𝐝 𝐏𝐥𝐚𝐭𝐟𝐨𝐫𝐦 𝐃𝐢𝐬𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐬”.
Il Premio G3, istituito dal GNRAC, valorizza la capacità di divulgazione scientifica e tecnica attraverso presentazioni di ricerca innovative in ambito costiero. Oltre al riconoscimento in denaro, offre la possibilità di pubblicare un articolo sulla rivista Studi Costieri dopo peer review, contribuendo così a diffondere i risultati della ricerca e a rafforzare il dialogo tra comunità accademica, istituzioni e mondo produttivo.
Lo abbiamo intervistato per approfondire i contenuti della sua ricerca e il valore di questo riconoscimento.
𝑵𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒉𝒂 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐𝒍𝒊𝒏𝒆𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒊 𝒎𝒂𝒓𝒊 𝒆𝒖𝒓𝒐𝒑𝒆𝒊 𝒆 𝒊𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂𝒏𝒊 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒂 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒈𝒂𝒍𝒍𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒍’𝒆𝒐𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒐𝒇𝒇𝒔𝒉𝒐𝒓𝒆. 𝑸𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒐𝒈𝒈𝒊 𝒊 𝒑𝒓𝒊𝒏𝒄𝒊𝒑𝒂𝒍𝒊 𝒐𝒔𝒕𝒂𝒄𝒐𝒍𝒊 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒊𝒄𝒊 𝒆𝒅 𝒆𝒄𝒐𝒏𝒐𝒎𝒊𝒄𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒖𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒆 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝑴𝒆𝒅𝒊𝒕𝒆𝒓𝒓𝒂𝒏𝒆𝒐?
I principali ostacoli sono soprattutto tecnici. Gran parte delle realtà europee e mondiali ha una consolidata tradizione nella progettazione e costruzione di piattaforme a fondazione fissa, mentre passare a tipologie galleggianti è una sfida innovativa. Il problema principale riguarda i movimenti della struttura: non è semplice garantire stabilità e continuità di produzione. Negli ultimi dieci anni, però, grazie all’impegno della comunità scientifica e industriale, si stanno sviluppando soluzioni capaci di resistere agli spostamenti con sistemi di ancoraggio più prestanti e materiali sempre più performanti. Resta rilevante l’aspetto economico: materiali e installazioni a grandi profondità hanno costi elevati, e questo limita la diffusione.
𝑰𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒔𝒊 𝒆̀ 𝒇𝒐𝒏𝒅𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒖 𝒖𝒏 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒎𝒖𝒍𝒕𝒊𝒍𝒊𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒈𝒓𝒂 𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒊 𝒊𝒅𝒓𝒐𝒔𝒕𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂, 𝒊𝒅𝒓𝒐𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒐-𝒊𝒅𝒓𝒐-𝒆𝒍𝒂𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂. 𝑰𝒏 𝒄𝒉𝒆 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐𝒓𝒂 𝒍’𝒂𝒄𝒄𝒖𝒓𝒂𝒕𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒊 𝒎𝒆𝒕𝒐𝒅𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊?
Il mio approccio è stato prettamente numerico e finalizzato all’ottimizzazione di parametri specifici, a valle della progettazione di un prototipo già definito. Non ho utilizzato le sole equazioni tradizionali di galleggiamento o di Morison, ma un approccio più avanzato che, pur richiedendo tempi computazionali elevati, offre grande affidabilità per affinare singoli parametri.
𝑳𝒆𝒊 𝒉𝒂 𝒖𝒕𝒊𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒐 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒊 𝒊𝒏 𝒗𝒂𝒔𝒄𝒂 3𝑫 𝒆 𝒔𝒊𝒎𝒖𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝑪𝑭𝑫 𝒄𝒐𝒏 𝑶𝒑𝒆𝒏𝑭𝑶𝑨𝑴 𝒆 𝑶𝒗𝒆𝒓𝒔𝒆𝒕 𝑴𝒆𝒔𝒉. 𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒗𝒂𝒍𝒖𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒊𝒆𝒕𝒂̀ 𝒕𝒓𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒕𝒆𝒔𝒕 𝒔𝒑𝒆𝒓𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒍𝒊?
Oggi non è possibile lavorare con un solo approccio. La combinazione tra modello fisico e modello numerico è fondamentale, soprattutto in campi complessi e costosi. Ho validato i miei modelli numerici con dati sperimentali di letteratura, e questo mi ha consentito di esplorare nuove configurazioni progettuali con maggiore affidabilità.
𝑼𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒖𝒕𝒑𝒖𝒕 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒊𝒂𝒕𝒕𝒂𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂 𝑺𝑷𝑨𝑹 𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐𝒓𝒂 𝒓𝒊𝒅𝒖𝒄𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒕𝒓𝒂 𝒄𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒔𝒔𝒂 𝒆 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒈𝒂𝒍𝒍𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒊𝒏𝒄𝒊𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒔𝒖𝒍𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒆 𝒍𝒊𝒏𝒆𝒆 𝒈𝒖𝒊𝒅𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒖𝒂𝒍𝒊?
Si tratta di un risultato preliminare, circoscritto a un parametro specifico. Non è sufficiente a scrivere linee guida complete, ma può rappresentare un punto di partenza per ottimizzare geometria, distribuzione dei pesi e configurazione degli ormeggi.
Il Numerical Wave Tank che lei ha utilizzato viene presentato come strumento utile ed economico. Quale impatto può avere sul design industriale delle piattaforme?
Può rappresentare un grande vantaggio nella fase preliminare di progettazione. Permette di simulare rapidamente diverse configurazioni, riducendo tempi e costi rispetto ai test fisici in laboratorio. Le aziende possono così condurre campagne numeriche ampie per ottimizzare la configurazione strutturale prima di passare alla produzione.
𝑻𝒓𝒂 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒊 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒊 𝒄𝒊𝒕𝒂 𝒍’𝒐𝒕𝒕𝒊𝒎𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒓𝒎𝒆𝒈𝒈𝒊 𝒆 𝒍’𝒖𝒔𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝑶𝒗𝒆𝒓𝒔𝒆𝒕 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒉𝒊 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐𝒓𝒊. 𝑸𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒅𝒆?
La ricerca è in costante evoluzione. Le tecniche numeriche come l’Overset consentono di analizzare carichi complessi e condizioni estreme che i metodi classici non riescono a descrivere con precisione. Questo potrà aprire la strada a prototipi innovativi, anche se è difficile prevedere con esattezza il futuro dell’eolico galleggiante nei prossimi dieci anni.
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒕𝒊𝒆𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒕𝒊𝒗𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑮3 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒐𝒏𝒗𝒆𝒈𝒏𝒐 𝑵𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝑺𝒕𝒖𝒅𝒊 𝑪𝒐𝒔𝒕𝒊𝒆𝒓𝒊?
Sono fondamentali. Un ingegnere ricercatore deve sempre puntare ad applicazioni concrete del proprio lavoro. Iniziative come questa creano un ponte tra ricerca accademica, industria e istituzioni. Inoltre, valorizzano la divulgazione, spesso trascurata a favore della sola pubblicazione scientifica, ma che resta un elemento essenziale della nostra attività.