RitrovarsiSul Lavoro

RitrovarsiSul Lavoro Banca del Tempo e delle Competenze Associazione In-Sinergia
Genova

09/09/2026
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09/09/2026

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Il signor Rossi è un archetipo, un codice a barre nella catena di montaggio della "flessibilità". Oggi ti dicono che sei fortunato a fare la fame qui dentro. Domani, un robot farà la fame per te, in modo più efficiente.
Benvenuti nel futuro, dove il lavoro è un'arte della privazione e della gratitudine forzata.
✍ Ivan Petruzzi

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09/09/2026

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Stamattina, durante il Question time al Congresso spagnolo sulla questione Ceuta, il leader dei neofranchisti di Vox Santiago Abascal ha avuto una pessima idea: sfidare dialetticamente il premier spagnolo Pedro Sánchez in aula con la solita, trita, sequela di fake news, insulti, offese e complottismo da bar.

Lo ha accusato esplicitamente di essere “sotto ricatto” del Marocco e addirittura che “il governo spagnolo si trovi a Rabat”, e infine ha invocato la messa sotto accusa di Sánchez al Tribunale supremo per alto tradimento.

A quel punto ha preso la parola Sánchez e ha deciso di rispondergli direttamente.

Ne è uscita fuori una lezione politica - l’ennesima - oltreché di stile, ricordando ad Abascal l’immane (e verissimo) conflitto di interessi dell’estrema destra sp****la con Stati Uniti e Israele.

“A parte la quantità di falsità e disinformazione del suo discorso, è curioso che mi accusiate di questo quando, se c’è qualcuno qui che porta un guinzaglio al collo, quello è lei. È per questo che applaude i dazi degli uni e i genocidi degli altri, e ha cercato di mettere le mani avanti quando ha parlato di Tel Aviv e Washington.

Questo Governo non accetta il ricatto di nessun partito, di nessun Paese e, naturalmente, neppure di nessun potere. E non lo facciamo perché non lo accetteremmo in nessuna circostanza e, naturalmente, non abbiamo nulla da nascondere.
Oggi stesso verranno pubblicati tutti i rapporti dall’1 luglio all’1 agosto sulla crisi di Ceuta, affinché tutti possano sapere che cosa è successo.”

Poi la conclusione, da applausi a scena aperta.

“Guardi Abascal, in tutto questo anno, l’unico suo contributo alla politica sp****la sono stati l’odio, gli insulti e la xenofobia. Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore, mi chiamano persino ‘cane’. Proprio così, mi chiamano ‘cane’. Io sarò anche un cane, ma a differenza sua non ho padroni”.

Doveva solo rispondergli, non annientarlo.

D’altra parte, ogni volta che Abascal ha provato a sfidare Sánchez in quell’aula, è finito per essere politicamente e dialetticamente umiliato.

Peccato che noi un premier così possiamo giusto guardarlo da lontano e invidiarlo.

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09/09/2026

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IL TRAUMA DI SCOPRIRE DI ESSERE DALLA PARTE SBAGLIATA DELLA STORIA
(Siamo davvero tanto meglio degli israeliani?)

Per acchiappare commenti e follower oggi c'è un metodo infallibile: scrivere contro Israele.

È capitato anche a me tante volte. L'ho fatto perché ne sono convinto: Israele sta compiendo un genocidio.

Ma forse non era soltanto questo che mi ha indotto a scrivere. È stato, piuttosto, lo shock di vedere le vittime trasformarsi in carnefici.

Mi ha fatto perdere fiducia, non solo negli israeliani, ma proprio nel genere umano.

Per questo, forse, ci fa tanto male ciò che accade in Palestina: ci ha fatto scoprire il buio dentro di noi.

È giusto, è doveroso denunciare gli orrori di Israele.

Ma siamo sicuri che non sia anche un modo per tacere la domanda che tutti dovremmo farci?

Siamo davvero sicuri - questo dovremmo chiederci - di essere migliori degli israeliani?

No, io non più.

Siamo alleati del governo criminale di Benjamin Netanyahu - בנימין נתניהו

Siamo succubi e servi di un pazzo come Donald J. Trump.

Stiamo accettando in silenzio una guerra contro l'Iran che è basata soltanto sulla sopraffazione e la violenza. Sugli affari.

Abbiamo taciuto di fronte al sequestro del presidente del Venezuela.

Peggio di tutto: stiamo zitti di fronte alle sanzioni criminali contro il popolo di Cuba che non ha fatto nulla. Decine di migliaia di persone sono ridotte alla fame, non hanno cure. Muoiono. Senza una ragione.

E noi stiamo zitti. Siamo complici.

Non basta. Stiamo vendendo armi a mezzo mondo. Stiamo facendo affari con regimi come quello dell'Arabia Saudita che uccidono e fanno a pezzi i dissidenti.

Andiamo a braccetto con i tiranni africani per consentire alle nostre industrie - anche pubbliche - di sfruttare risorse che non ci appartengono. È molto più, se vogliamo essere onesti, quello che noi rubiamo all'Africa di quanto i migranti chiedono a noi.

È un gorgo che non finisce più e mette in discussione le fondamenta della nostra società: da decenni alimentiamo una disuguaglianza lacerante con i paesi poveri del mondo. Soltanto per difendere i nostri privilegi.

Forse alla radice di tutto è questo che oggi ci mette in discussione, che ci fa soffrire. E perciò cerchiamo di rimuovere.

Abbiamo scoperto che non siamo i buoni. Che non siamo i giusti.

Ci siamo resi conto di essere dalla parte sbagliata delle storia.

Ora dobbiamo decidere: siamo disposti a riconsiderare il nostro ruolo, il nostro modo di essere oppure continueremo a vivere nell'ipocrisia?

Siamo disposti a rinunciare a un poco di quello che abbiamo per costruire un mondo più uguale, più giusto?

Tocca a noi decidere.





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