09/09/2026
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Stamattina, durante il Question time al Congresso spagnolo sulla questione Ceuta, il leader dei neofranchisti di Vox Santiago Abascal ha avuto una pessima idea: sfidare dialetticamente il premier spagnolo Pedro Sánchez in aula con la solita, trita, sequela di fake news, insulti, offese e complottismo da bar.
Lo ha accusato esplicitamente di essere “sotto ricatto” del Marocco e addirittura che “il governo spagnolo si trovi a Rabat”, e infine ha invocato la messa sotto accusa di Sánchez al Tribunale supremo per alto tradimento.
A quel punto ha preso la parola Sánchez e ha deciso di rispondergli direttamente.
Ne è uscita fuori una lezione politica - l’ennesima - oltreché di stile, ricordando ad Abascal l’immane (e verissimo) conflitto di interessi dell’estrema destra sp****la con Stati Uniti e Israele.
“A parte la quantità di falsità e disinformazione del suo discorso, è curioso che mi accusiate di questo quando, se c’è qualcuno qui che porta un guinzaglio al collo, quello è lei. È per questo che applaude i dazi degli uni e i genocidi degli altri, e ha cercato di mettere le mani avanti quando ha parlato di Tel Aviv e Washington.
Questo Governo non accetta il ricatto di nessun partito, di nessun Paese e, naturalmente, neppure di nessun potere. E non lo facciamo perché non lo accetteremmo in nessuna circostanza e, naturalmente, non abbiamo nulla da nascondere.
Oggi stesso verranno pubblicati tutti i rapporti dall’1 luglio all’1 agosto sulla crisi di Ceuta, affinché tutti possano sapere che cosa è successo.”
Poi la conclusione, da applausi a scena aperta.
“Guardi Abascal, in tutto questo anno, l’unico suo contributo alla politica sp****la sono stati l’odio, gli insulti e la xenofobia. Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore, mi chiamano persino ‘cane’. Proprio così, mi chiamano ‘cane’. Io sarò anche un cane, ma a differenza sua non ho padroni”.
Doveva solo rispondergli, non annientarlo.
D’altra parte, ogni volta che Abascal ha provato a sfidare Sánchez in quell’aula, è finito per essere politicamente e dialetticamente umiliato.
Peccato che noi un premier così possiamo giusto guardarlo da lontano e invidiarlo.