Pro Natura Genova

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Pro Natura Genova Siamo un’Associazione il cui scopo è la difesa della Natura: diffondiamo l’amore per la Natura e l’Ambiente anche attraverso la loro conoscenza.

Impegnati nella conservazione e miglioramento del patrimonio naturale.

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31/07/2026

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I “pirocomuli” sono sistemi nuvolosi a sviluppo verticale che talvolta si generano dai grandi incendi. Sistemi che possono evolvere addirittura in piro-cumulonembi, quindi in temporali capaci di produrre intense raffiche di vento, fulminazioni, ma scarse o nulle piogge. Caratteristiche che amplificano in maniera spesso esponenziale gli effetti dei incendi da cui provengono e che possono favorire l’innesco di nuovi.

Quasi tutti gli eventi noti del passato sono stati osservati nella pen*sola iberica, tuttavia negli ultimi anni la loro frequenza è aumentata e il loro raggio d’azione si è allargato a Francia e Italia.

Si generano in presenza di estesi e forti incendi e di particolari condizioni atmosferiche: caldo intenso e prolungato, aria e biomassa molto secche nei bassi strati, presenza di aria più fredda e umida in quota, scarso windshear.

Tali condizioni sono comuni in Canada, negli USA e su parte della Siberia, mentre sono (o meglio erano) molto rare in Europa.

I grandi incendi sviluppano forte calore e quindi intense correnti ascensionali che possono generale diverse tipologie (e stadi) di nubi convettive

1. Convective Plume (simile a un cumulo Castellano)
2. Pyrocumulus (simile ad un cumulo congesto)
3. Resilinent Pyrocumulus (più sviluppato e dutaturo)
4. Pyrocumulonibus (massimo stadio, come un temporale).

Ognuno di questi stadi può o meno evolvere in quello successivo e i loro effetti sugli incendi sono tanto più gravi tanto più lo stadio di sviluppo è avanzato.

28/07/2026

Afni - Alleanza Antispecista – Altura - Amici Della Terra - Animal Aid Italia - Animalisti Italiani - Animal Law Italia - Animal Voices United – Asoim - Associazione Caretta Caretta – Associazione Guardiaparco Italiani - Associazione Io Non Ho Paura Del Lupo – Associazione Nazionale Guardiaparco - Cai - Cerm - Cirf – Ciso – Earth – Ebn – Enpa - Essere Animali – Eticoscienza - Feder Trek – Federazione Ecologisti europei - Federazione Pro Natura - Fondazione Capellino - Fondazione Cave Canem - Fondazione Marevivo – Forum Ambientalista - Gaia Animali&Ambiente – Garol - Green Impact – Greenpeace – Grig - Gruppo Insubrico Di Ornitologia - Gybn Italy - Humane World For Animals – Isde – Lac – L’Altritalia Ambiente – Lav – Leal – Legambiente - Leidaa – Limav – Lipu-BirdLife Italia – Lndc – Man - Mountain Wilderness – Nahr – Oipa - Rete Dei Santuari - Rewilding Appenines - Salviamo L'orso - Società Ornitologica Italiana - Sos Gaia – Sropu – Srsn – Vas - Waldrappteam – WWF Italia

CACCIA, NUOVA BOCCIATURA PER LA PDL “SPARATUTTO”

REGIONI E PROVINCE AUTONOME MUOVONO PESANTI CRITICHE ALLA PROPOSTA DI LEGGE 2984: NO ALLA CATTURA DEI RICHIAMI VIVI E ALLA CACCIA OLTRE IL 10 FEBBRAIO.

LE ASSOCIAZIONI: “È TEMPO DI ABBANDONARE LA RIFORMA”.

Roma, 28 luglio 2026 - Dopo la bocciatura di Ispra e Commissione europea, arriva anche quella della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ed è roboante, considerata la sua tradizionale vicinanza a molte posizioni venatorie.

Nel documento, pubblicato sul sito delle Regioni (https://www.regioni.it/download/news/664502/), emergono varie critiche alla proposta di modifica della legge 157, di natura gestionale e amministrativa ma anche conservazionistica e di contrasto con il diritto UE. Ad essere clamorosamente bocciate sono le due previsioni più importanti della riforma, ovvero la possibilità di riapertura degli impianti di cattura degli uccelli da usare come richiami vivi e l’estensione della caccia oltre il 10 febbraio, in piena migrazione pre-riproduttiva.

La Conferenza delle Regioni evidenzia che le due previsioni costituiscono una violazione della Direttiva Uccelli ed espongono lo Stato italiano a nuove procedure di infrazione.

"L'abolizione del limite della prima decade di febbraio per la chiusura della caccia - scrive la Conferenza - potrebbe comportare la violazione diretta dell'articolo 7 della Direttiva Uccelli, poiché eliminare il limite del 10 febbraio significa colpire gli uccelli in migrazione pre-riproduttiva, minando la conservazione delle specie".

Ma sono molti altri gli aspetti della proposta sui quali il documento delle Regioni è fortemente critico. Tra questi, l’apertura generalizzata della caccia nel demanio forestale, l’esclusione delle province dal processo pianificatorio, l'eliminazione della forma esclusiva di caccia che porterebbe ad un aumento della pressione venatoria rendendo più complessa l’attività di vigilanza, la caccia sui terreni innevati in braccata che si tradurrebbe in abbattimenti indiscriminati e non selettivi, contrari ai principi di gestione faunistica.

“Quella della Conferenza delle Regioni - commentano le associazioni – dopo Commissione europea e Ispra, è una nuova e clamorosa conferma della gravità di questo testo, che arriva stavolta direttamente dai soggetti attuatori della legge, e tocca i punti cruciali del testo. Il tentativo di riforma è tecnicamente fallito. È ora che la proposta sia definitivamente abbandonata”.

Sempre al BLUE DISTRIC GENOVA, martedì 30 giugno. un interessante lavoro a cura dei nostri Soci di Pro Natura Genova, Si...
12/06/2026

Sempre al BLUE DISTRIC GENOVA, martedì 30 giugno. un interessante lavoro a cura dei nostri Soci di Pro Natura Genova, Simonetta Venturini e Sandro Migone...
Da non perdere!

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13/05/2026

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*CACCIA, SENTENZA TAR "LEGITTIMO CHIEDERE DIVIETO DI ACCESSO AI TERRENI PER MOTIVI ETICI"* 💪

Comunicato stampa del 12 maggio 2026

+++Caccia, esemplare sentenza del TAR Pescara "legittimo chiedere il divieto di accesso ai cacciatori sul proprio terreno per motivi etici"+++

+++Cittadina fa causa alla Regione Abruzzo e la batte due volte.+++

+++Soddisfazione della Stazione Ornitologica Abruzzese "sentenza con impatto nazionale, iniziano a cadere i privilegi dei cacciatori" +++

VIDEODICHIARAZIONE QUI: https://we.tl/t-oiBnghAzDdYWvHA2

Il TAR Pescara con una sentenza esemplare, la n.254/2026 pubblicata ieri, ha stabilito che un cittadino può chiedere il divieto di caccia sul proprio terreno per motivi etici e la regione può bocciare la domanda solo dimostrando in maniera oggettiva come la sottrazione di un particolare terreno impedisca in concreto il raggiungimento degli obiettivi del Piano Faunistico Venatorio.

Nel 2021 al momento del varo del piano faunistico venatorio, quando la norma prevede che si possa avanzare richiesta di divieto per i propri terreni, decine di proprietari rispondendo a un appello della Stazione Ornitologica Abruzzese e di altre associazioni chiesero alla Regione Abruzzo di vietare l'accesso dei cacciatori. Quasi tutte le richieste vennero respinte con motivi capziosi, attraverso una interpretazione restrittiva della legge e affermando che in Abruzzo si era già superato il 30% di territorio protetto, limite che secondo gli uffici regionali doveva essere considerato inderogabile.

Una sola cittadina, assistita dalla Stazione Ornitologica Abruzzese e dagli avvocati Herbert Simone e Michele Pezone, ha deciso di contestare davanti ai giudici il diniego regionale, consapevole di affrontare una lunga e costosa battaglia legale davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.

Dichiarano gli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone "Nel 2021 una prima vittoria, con il TAR che sospendeva la determinazione della regione imponendo all'ente di riesaminare la domanda. La Regione nonostante la censura del TAR inopinatamente rinnovò con le stesse motivazioni il diniego costringendo la cittadina a presentare un nuovo ricorso. Ieri è arrivata la sentenza di merito che ha bocciato nuovamente la Regione affermando in maniera cristallina due principi di civiltà giuridica. Il primo è che il limite del 30% del territorio regionale sottratto alla caccia è da considerarsi come soglia minima che può essere tranquillamente superata. Il secondo, ancora più rilevante, è che un cittadino può fondare la sua richiesta di divieto di accesso ai cacciatori su motivi etici e morali e la regione per esprimere il diniego è tenuta a dimostrare in maniera dettagliata e oggettiva come la richiesta impedisca il raggiungimento degli obiettivi del Piano faunistico venatorio regionale tenendo appunto in debito conto la rilevanza delle motivazioni di tipo etico alla base della richiesta".

Scrivono infatti i giudici "quanto al profilo del rigetto dell’istanza che, con riferimento ai “motivi etici/scientifici”, precisa che “detti motivi sono inconferenti e inidonei a giustificare la richiesta di esclusione ai sensi dell’art. 15, L. 157/1992”, osserva il Collegio che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con varie pronunce ha affermato che il proprietario di un fondo non è tenuto a tollerare che altri vi pratichino la caccia, se l’esercizio di tale attività si pone in contrasto con le proprie convinzioni personali e morali. Secondo la Corte di Strasburgo infatti, essendo l’attività venatoria esercitata a fini prevalentemente ricreativi, una legislazione nazionale non può impedire al proprietario di negare l’accesso al proprio fondo
quando la caccia è vista da chi non la pratica come una ingerenza sproporzionata di terzi nella propria sfera privata".

Dichiara Augusto De Sanctis che per la Stazione Ornitologica Abruzzese ha seguito la vicenda "Questa sentenza fa il paio con quella recente del Consiglio di Stato 895/2006 sullo stesso argomento e va anche oltre affermando un principio generale a cui ora le pubbliche amministrazioni dovranno attenersi nel valutare le richieste dei cittadini. In occasione del varo del Piano faunistico regionale abbiamo deciso di porre con forza la questione invitando i cittadini a presentare domanda di divieto per le loro proprietà perché ci pare incredibile che in un terreno si possa vietare l'accesso a chiunque tranne alla categoria privilegiata dei cacciatori, se non costruendo alte recinzioni costosissime quando dovrebbe bastare un semplice cartello. Con i cittadini e gli avvocati eravamo e siamo pronti a portare questa battaglia in tutte le sedi, comprese quelle della Corte Costituzionale e della Corte dei Diritti dell'Uomo. Abbiamo inviato lettere e diffide agli uffici regionali che per l'ennesima volta si sono dimostrati refrattari alle ragioni diverse rispetto a quelle della caccia, come se le convinzioni personali e addirittura la proprietà privata valessero zero. Dovrebbero chiedere scusa a questa cittadina per averla costretta ad anni di ricorsi per affermare il proprio diritto a non vedere uccidere animali nel proprio terreno e a sentire gli spari rischiando pure la propria incolumità. Questa sentenza avrà un impatto nazionale affermando principi generali a cui le pubbliche amministrazioni dovranno adeguarsi; sarà quindi utili per i tanti cittadini che non vogliono veder cacciare sul proprio terreno".

La sentenza è scaricabile qui: https://we.tl/t-DMCcEQP7UBjM2m1h

STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE APS

27/04/2026

La robinia che hai piantato dieci anni fa per fare
ombra adesso ricaccia dai polloni nel giardino del
vicino — e ne ha già coperto un quarto. Sei alberi
che dovresti smettere di piantare in Italia, e cosa
piantare al loro posto

L'Italia ha un problema di alberi invasivi che pochi
conoscono. EU 1143/2014 e D.Lgs 230/2017 elencano
specie ornamentali che continuano a essere vendute
nei vivai italiani — e che dopo dieci anni
distruggono la biodiversità locale, le canalizzazioni
e la pace con i vicini.

ROBINIA (Robinia pseudoacacia) — Polloni radicali
incontrollabili che colonizzano terreni vicini per
decenni. Legno fragile, cade nei venti forti.
SOSTITUISCI CON: Albero di Giuda (Cercis
siliquastrum). Autoctono, fioritura rosa
spettacolare, radici contenute.

AILANTO (Ailanthus altissima) — Inserito nella
lista UE delle specie esotiche invasive di
preoccupazione unionale. Ricaccia più vigoroso
dopo ogni taglio. Allelopatico — uccide tutto
intorno.
SOSTITUISCI CON: Orniello (Fraxinus ornus).
Foglie simili, crescita rapida, autoctono
appenninico.

BUDDLEJA (Buddleja davidii) — Si insinua su
ferrovie, autostrade e bordi strada. Inserito
come specie problematica in più regioni italiane.
SOSTITUISCI CON: Viburno tino (Viburnum tinus).
Sempreverde autoctono che attira farfalle
ugualmente.

BAMBÙ TRACCIANTE (Phyllostachys aurea) — Rizomi
incontrollabili che invadono terreni vicini per
decine di metri. Causa di liti civili documentate
in Lombardia e Veneto.
SOSTITUISCI CON: Bambù non-tracciante (Fargesia
murielae). Stessa estetica, rizomi a cespite,
zero invasività.

SALICE PIANGENTE (Salix babylonica) — Radici che
distruggono canalizzazioni e fondazioni in un
raggio enorme. Inadatto a qualsiasi piccolo
giardino italiano.
SOSTITUISCI CON: Salice di capra (Salix caprea).
Autoctono, ornamentale, radici contenute.

PAULOWNIA (Paulownia tomentosa) — Crescita
esplosiva di tre metri all'anno, si rissemina
massivamente, difficilissima da estirpare.
SOSTITUISCI CON: Tiglio comune (Tilia cordata).
Autoctono, ombra abbondante, profumo dei fiori
estivi che attira le api.

L'alternativa autoctona esiste sempre. Vale la
pena cercarla prima di piantare — non dopo dieci
anni di rimpianti.


Indirizzo

Via Brigata Liguria, 9
Genova
16121

Orario di apertura

17:00 - 17:00

Telefono

3345611540

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