14/10/2026
POVERA SCUOLA
Transfobia, oscurantismo e povertà educativa
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👻 Marina Terragni (Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) annuncia l’uscita dell’Italia dall’ENOC, Rete Europea dei Garanti per l’Infanzia.
😒 Il motivo?
L’assenza della sua “dissenting opinion” al documento annuale approvato a maggioranza dall’ENOC e dal titolo più che eloquente: Salvaguardia e avanzamento dei diritti di bambin* e giovani della comunità LGBTQIA+.
Una dissenting opinion transfobica, antiscientifica e oscurantista.
⏰ La scelta di allontanare ancor di più il nostro paese dall’Europa dei diritti per tutt* segue quanto accaduto a Genova il 25 settembre: due agenti della Digos hanno rimosso lo striscione realizzato da bambin* e insegnanti della scuola Daneo realizzato in dissenso al Decreto Scuola e ai limiti al numero di student* stranier* nelle classi.
Dopo, molte scuole di Genova e di tutta Italia hanno esposto striscioni simili, scatenando azioni vigliacche di danneggiamento.
Alcuni sono stati bruciati.
🔥 Chi brucia gli striscioni pensa di difendere così la scuola pubblica?
Che senza identità alias si aggiustino tetti e caloriferi?
Che con le classi senza bambin* definit* stranier* e senza educazione sessuale e affettiva la scuola pubblica possa migliorare la sua offerta formativa?
Che senza “il gender” si possa investire in assunzioni e contratti dignitosi?
🧐 La realtà è diversa.
Nella Legge di Bilancio 2026 i fondi per la scuola pubblica aumentano dell’1,5%, peccato che l’inflazione sia (sotto) stimata all’1,7%, il che implica una contrazione dei finanziamenti.
Sono inoltre previsti tagli di oltre 8mila unità tra docenti e personale ATA e il ridimensionamento e soppressione di centinaia di istituti. E quanto più il governo taglia alla scuola pubblica, tanto più stanzia quelle private, dando alle scuole paritarie 750 milioni di euro all’anno, più 20 milioni per il buono scuola per le famiglie che lì iscrivono l* figl*.
Quindi tagli di bilancio. E favori ai privati.
🚀 Senza investimenti, spazi, risorse, competenze non ci saranno né tetti, né salari, né ascolto e rispetto per l’unicità di ognun*.
Rimane solo la povertà educativa.