Unione Sindacale di Base-USB Liguria

Unione Sindacale di Base-USB Liguria L'Unione Sindacale di Base (USB) è un sindacato indipendente fondato il 23 maggio 2010. Alla confederazione aderiscono in forma associativa anche l'AS.I.A.

L'Unione Sindacale di Base (USB) è un sindacato indipendente fondato il 23 maggio 2010 dalla fusione tra SdL Intercategoriale, RdB e parte della CUB[1]. L'USB nasce con i circa 250.000 iscritti provenienti dalle organizzazioni fondatrici[1] e punta a diffondersi in tutti i settori del mondo del lavoro e in tutto il territorio nazionale; l'obiettivo è costruire un'alternativa di massa ai sindacati

storici. (Associazione per il diritto alla casa) e l'organizzazione dei pensionati. Il sindacato offre anche servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, oltre ad avere vari sportelli per immigrati. L'USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, essendo presente in gran parte delle regioni e delle province. L'organizzazione interna si basa in due macro-aree intercategoriali: il settore pubblico e quello privato. A livello internazionale è affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale.

HANNO QUALCOSA IN COMUNE IL FANTOMATICO PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA E IL NUOVO OSPEDALE GALLIERA?Chi segue le dinamic...
18/08/2026

HANNO QUALCOSA IN COMUNE IL FANTOMATICO PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA E IL NUOVO OSPEDALE GALLIERA?

Chi segue le dinamiche governative saprà già l'infinita e ultratrentennale storia del fantomatico ponte sullo stretto di Messina. Dopo circa 40 anni, e miliardi di euro spesi, la “stupefacente opera sospesa” nello stretto non è stata ancora realizzata ma continua a produrre prebende agli addetti ai lavori. Quelli nominati dai vari governi di turno. Ovviamente parliamo di miliardi di fondi pubblici spesi e derivanti dal sistema della tassazione generale a carico dei cittadini contribuenti!

Ora da circa venticinque anni si parla di un nuovo ospedale Galliera. Il primo “spot” risale all'anno 2001. Allora, come risulta dalla documentazione dell'epoca, l'ospedale della Duchessa aveva attivi circa 600 posti letto. Ed erano gli anni in cui il Galliera era stato oggetto di un significativo piano di ristrutturazioni dei padiglioni ottocenteschi (veniva definito il progetto Galliera 2000). Un lavoro eccellente che ancora oggi è visibile e soprattutto è servito per mantere attivi e funzionali diversi reparti e ambulatori nei vari padiglioni storici. Peccato che, appena è partita la campagna (soprattutto mediatica) sul nuovo ospedale, i lavori di ristrutturazione e di mantenimento della struttura ottocentesca sono rimasti fermi al palo! Nel 2008 viene pubblicato un primo “plastico” inerente il nuovo Galliera. Ma dopo qualche anno, essendo il primo disegno molto impattante sull'area dove verrebbe realizzato, viene pubblicato un nuovo progetto che rimane valido sino a qualche giorno fa. Ma ora si cambia! Dopo anni di legittimi ricorsi giudiziari e dopo numerosi contenziosi legali, tutt'ora non conclusi, i vertici aziendali in pieno periodo ferragostano hanno deciso che il nuovo ospedale, così come ci era stato propinato, non si farà più! Ma allo stesso tempo iniziano nuovamente a “pianificare” un nuovo padiglione! Incredibile ma vero! La notizia diffusa dagli organi d'informazione lascia basiti e increduli tantissimi lavoratori e tutta la cittadinanza che segue questo tema scottante. Ma noi dell'USB Liguria eravamo convinti, fin dal primo minuto, che l'operazione nuovo Galliera non aveva le fondamenta per poter essere realizzata. L'avevamo denunciato pubblicamente e a più riprese con comunicati stampa. I motivi erano/sono diversi e tutt'ora rimangono validi! Però ora molto sommessamente ci chiediamo. Chi restituirà i milioni di euro di fondi pubblici spesi per gli incarichi di consulenza, per la progettazione e per tutto l'iter avviato oltre 17 anni fa con diversi professionisti e con aziende specializzate??? E i soldi spesi per i contenziosi legali che sono ancora attivi? Ma soprattutto ci chiediamo. Ma veramente pensano di ripartire con un nuovo iter procedurale per realizzare un nuovo padiglione dopo aver già speso milioni di euro per il progetto precedente? Ma è concepibile continuare a mantere in disuso il famoso padiglione C, soprattutto dopo aver speso milioni di euro di fondi pubblici per mantenerlo adeguato e ristrutturato nel corso degli anni? Ma in un paese civile può essere tollerato il fatto che ancora decine di pazienti vengono ricoverati in reparti ottocenteschi dove mancano i servizi minimi essenziali come la privacy, come il microclima, come la carenza di un numero adeguato e selezionato di servizi igienici per uomini e donne, come la sicurezza antincendio (mancano le vie di fuga secondarie e la compartimentazione in diversi reparti) e come il gravissimo rischio di contaminazione crociata e di diffusione di infezioni correlate all'assistenza (ICA) a causa dell'eccessivo affollamento in un unico ambiente? Perchè nei padiglioni con i soffitti alti, privi di separazione ambientale (che può esporre i pazienti alla contaminazione biologica dell'aria e alla reciproca trasmissione di eventuali agenti patogeni) e con un impianto microclimatico senza un adeguato ricambio d'aria i rischi sopra citati sono una tristissima realtà!
Ai posteri l'ardua sentenza.


USB P.I. Liguria Genova, 18 agosto 2026

OSSERVATORIO SULLO STRESS TERMICOAl Comune di Firenze come stiamo?Costruiamo insieme la mappa delle criticità.Le tempera...
06/08/2026

OSSERVATORIO SULLO STRESS TERMICO

Al Comune di Firenze come stiamo?

Costruiamo insieme la mappa delle criticità.

Le temperature sempre più elevate rendono lo stress termico un rischio concreto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di un fenomeno che può interessare sia le lavoratrici e i lavoratori che operano all'aperto, sia coloro che svolgono la propria attività all'interno di edifici, quando le condizioni microclimatiche non garantiscono ambienti di lavoro sicuri. Non è più possibile affrontare questo fenomeno solo quando si manifesta l'emergenza: è necessario conoscerlo, monitorarlo e prevenirlo.

Per questo USB, attraverso i propri Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel Comune di Firenze, ha avviato un Osservatorio sullo stress termico con l'obiettivo di raccogliere le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori e costruire una mappa delle criticità presenti nelle diverse sedi dell'Ente.

L'Osservatorio nasce da un principio semplice: la prevenzione parte dall'ascolto di chi ogni giorno vive gli ambienti di lavoro. Solo raccogliendo dati e segnalazioni sarà possibile documentare le situazioni più critiche, programmare sopralluoghi mirati e chiedere interventi efficaci.

Le informazioni raccolte permetteranno di:

individuare le situazioni maggiormente critiche;

programmare sopralluoghi mirati degli RLS;

raccogliere elementi oggettivi a supporto delle richieste di intervento rivolte all'Amministrazione;

verificare l'efficacia delle misure già adottate e l'eventuale necessità di ulteriori interventi;

contribuire a migliorare la tutela della salute e della sicurezza di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.

Ogni segnalazione è importante. Anche una situazione che può sembrare circoscritta può contribuire a far emergere criticità diffuse e a costruire un quadro complessivo delle condizioni di lavoro all'interno del Comune di Firenze.

La cultura della sicurezza passa dalla prevenzione, che richiede partecipazione, conoscenza e capacità di rispondere ai rischi prima che producano conseguenze sulla salute.

Scrivi a [email protected] per raccontarci come stai vivendo il microclima nel tuo luogo di lavoro, ricevere il questionario dell'Osservatorio sullo stress termico e richiedere un sopralluogo degli RLS nella tua sede di lavoro.

La tua partecipazione è fondamentale: solo raccogliendo le segnalazioni di chi vive quotidianamente gli ambienti di lavoro sarà possibile costruire una mappa delle criticità, programmare interventi efficaci e rafforzare la tutela della salute e della sicurezza di tutte e di tutti.

USB P.I. Comune di Firenze

La Spezia. Problematiche relative alla segnalata presenza del virus legionella negli impianti idrici della PrefetturaAll...
04/08/2026

La Spezia. Problematiche relative alla segnalata presenza del virus legionella negli impianti idrici della Prefettura

All’Amministrazione Provinciale

Al Segretario / Dirigente Dott.ss MicheliniPaola

Al Capo Servizio Personale Dott. Romano Riccardo

e, p.c. Ai Componenti RSU Cgil - Cisl - Uil

Oggetto: problematiche relative alla segnalata presenza del virus legionella negli impianti idrici della Prefettura – richiesta documentazione relativa a verifiche degli impianti provinciali (idrico e di climatizzazione e ricircolo dell’aria) in base alle normative vigenti – disorganizzazione nell’allertamento del personale ed impreparazione all’attivazione del Lavoro Agile, quantomeno per il personale fragile (mancanza della regolamentazione) – mancata informazione alla RSU.

Preso atto che, in base alle informazioni in nostro possesso, in data di venerdì 31 luglio scorso emergeva la problematica del riscontro del virus della legionella negli impianti della Prefettura;

Considerato che in data di sabato 1° agosto circolavano su diverse chat comunicazioni riguardo la chiusura d’ufficio per “disagi ed interruzione dell’acqua sanitaria” (senza specificare ancora nulla relativamente a quanto emerso in Prefettura in relazione alla Legionella) con ferie obbligatorie o a recupero per il giorno di ieri lunedì 3 agosto;

Considerato altresì che in data di ieri 3 agosto perveniva al personale, sempre via chat, Circolare con le indicazioni prudenziali da tenersi per il rientro del personale in data odierna 4 agosto 2026, con istruzioni per l’utilizzo dei bagni, la disifenzione delle mani con gel in sostituzione dell’acqua dei rubinetti, e l’indicazione di evitare di bere l’acqua dei rubinetti.

Tutto quanto sopra visto e considerato, preso anche atto del fatto che in un recente passato siamo già stati interessati da un caso “analogo” che ha portato alla eliminazione di tutti i boiler/scaldabagno dai bagni dell’Ente;

La scrivente componente RSU – USB chiede:

• copia della documentazione sui controlli periodici in base alle normative vigenti sulla sicurezza dei posti di lavoro D. Lgs. 81/2008 ed in particolare al D. Lgs. 102/2025 sulla sicurezza delle acque;
• copia dei controlli effettuati a seguito di quest’ultima problematica emersa e certificazione dell’eseguita sanificazione.

Si fa inoltre presente che, a nostro giudizio, sarebbe stato opportuno programmare il rientro del personale a sanificazione avvenuta onde evitare di esporre il personale anche solo ad ipotetici rischi.

Si coglie l’occasione per ricordare che nei recenti tavoli di trattativa ed anche con specifica richiesta si è chiesto l’installazione di distributori automatici per la fornitura di acqua refrigerata in bottiglia ed altre bevande o snacks e che ad oggi, ad oltre un anno dalla prima richiesta formulata, detti distributori non sono ancora stati installati dicendoci che “nei bagni era presente l’acqua potabile”.

Per quanto attiene al sistema di allertamento del personale e alle eventuali procedure di attivazione del Lavoro Agile, si fa presente che la problematica emersa ha evidenziato l’impreparazione dell’Ente ad agire nell’organizzazione del lavoro e del personale, diversamente da quanto avvenuto, come riportato sulla stampa, per il personale della Prefettura.

A nostro parere il Lavoro Agile doveva essere attivato nell’immediato, quantomeno per il personale fragile e/o con patologie a rischio.

Si fa presente inoltre che la RSU non è stata informata di quanto stava avvenendo, soprattutto in relazione alla chiusura d’ufficio e alle ferie obbligatorie per il personale.

La Spezia, 04/08/2026

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USB P.I. Provincia della Spezia – Fabio Carassale

CCNL FUNZIONI LOCALI 2025-2027: IL GRANDE IMBROGLIOIn data 21 luglio 2026 è stata siglata la pre-intesa tra tutte le org...
26/07/2026

CCNL FUNZIONI LOCALI 2025-2027: IL GRANDE IMBROGLIO

In data 21 luglio 2026 è stata siglata la pre-intesa tra tutte le organizzazioni sindacali al tavolo – FP CGIL, CISL FP, UIL FPL e CSA – e l'ARAN per il CCNL Funzioni Locali relativo al triennio 2025-2027, riguardante circa 404.000 dipendenti di Regioni ed Enti locali. Questo rinnovo segue di pochi mesi quello sottoscritto a febbraio, relativo al triennio precedente.

Se da un lato viene esaltata, attraverso una forte operazione di propaganda, la firma di un contratto non dopo anni dalla sua scadenza, come sottolineato dal presidente dell'ARAN, Antonio Naddeo, dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, e dalle organizzazioni sindacali firmatarie, dall'altro spetta a USB smascherare cosa c’è dietro, la fretta di arrivare alla firma, lo svilimento della contrattazione sindacale e, dal punto di vista economico, quello che si preannuncia come l'ennesimo contratto a perdere.

Partiamo da un dato incontestabile: quanto i lavoratori delle Funzioni Locali hanno perso in busta paga solo con il precedente contratto, pari a quasi 10 punti percentuali di potere d'acquisto, è ormai definitivamente perso. Con buona pace di chi, appena cinque mesi fa, rifiutava di sottoscrivere il precedente CCNL e oggi, a distanza di pochi mesi, firma senza esitazioni il nuovo contratto.

Gli aumenti economici, già stanziati e predeterminati dalla Legge di Bilancio 2025, continuano a essere calcolati utilizzando l'indice IPCA, che esclude l'andamento dei prezzi dei beni energetici, proprio quelli che hanno trainato l'inflazione degli ultimi anni. Gli incrementi, distribuiti in tre tranche riferite agli anni 2025, 2026 e 2027, comporteranno un aumento degli stipendi tabellari lordi rispetto al 2024 A REGIME pari a 5,57% .

Secondo le previsioni della Banca d'Italia, nel 2027 il livello dei prezzi sarà superiore del 6,8% rispetto al 2024. Ciò significa che, al netto dell'inflazione, le retribuzioni dei dipendenti degli Enti locali non registreranno alcun reale incremento del potere d'acquisto. È questo il vero imbroglio dell'ennesimo rinnovo contrattuale a perdere: un aumento nominale non coincide mai con un aumento reale.

Ricordiamo che dal 2010 a oggi, grazie alle politiche salariali e ai Contratti Collettivi firmati nel corso del tempo, lavoratrici e lavoratori degli enti locali hanno perduto circa 25% del loro Salario Reale.

Non saranno certamente i modesti stanziamenti previsti dal Governo – 50 milioni di euro a decorrere dal 2027 e 100 milioni dal 2028 – destinati per tutto il territorio nazionale esclusivamente al finanziamento del fondo per il salario accessorio dei Comuni, a colmare il grave divario retributivo esistente rispetto ad altri comparti del pubblico impiego,TENENDO CONTO CHE I DIPENDENTI COMUNALI SONO CIRCA 340.000 PER IL 2027 SARANNO UNA DECINA DI EURO LORDI, MENTRE NESSUN FINANZIAMENTO AGGIUNTIVO E’ PREVISTO PER GLI ALTRI ENTI COME CITTA’ METROPOLITANE, PROVINCE,REGIONI EX IPAB ECC. INCIDENDO POCO SUL divario che ha contribuito, negli ultimi anni, a un numero crescente di dimissioni verso amministrazioni più attrattive o addirittura verso il settore privato.

Dal punto di vista normativo, le novità introdotte sono poche e di scarso rilievo.Non incidono sui problemi strutturali del comparto ne determinano un miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti.

Viene presentata come una grande conquista una semplice norma di parità di trattamento, quale l'equiparazione delle ferie dei neoassunti a quelle dei colleghi con maggiore anzianità di servizio.

Appare inoltre del tutto illogica la disposizione che consente di destinare una quota dei risparmi derivanti dal mancato utilizzo delle risorse previste per nuove assunzioni al finanziamento degli incarichi di Elevata Qualificazione, anziché impiegare tali risorse per rafforzare gli organici.

Viene introdotta, recependo il recente orientamento della giurisprudenza, un'indennità giornaliera da corrispondere durante il periodo di ferie ai lavoratori che percepiscono le indennità di turno, di servizio esterno e di condizioni di lavoro. Tuttavia, poiché tale indennità sarà finanziata con le risorse del Fondo Risorse Decentrate, già soggetto a rigidi limiti, è evidente che finirà per comprimere altre voci del salario accessorio.

Viene previsto un adeguamento dell’Indennità di Comparto, ma posta tutta a carico del Fondo Risorse Decentrate, mentre si confidava e si sperava nel relativo progressivo assorbimento di questa Indennità nei bilanci degli Enti, cui peraltro sembrava ci si fosse orientati con l’Intesa del 2022-24.
Si trasferisce così ai tavoli decentrati il compito di gestire la scarsità di risorse, anziché affrontare il problema con un adeguato finanziamento del comparto a livello nazionale.

Analoga impostazione riguarda il welfare integrativo. Ancora una volata saranno le disponibilità economiche dei singoli enti a determinare il salario di lavoratori e lavoratrici.

Nulla viene previsto in materia di servizio mensa e buono pasto per quei numerosi Enti locali che ancora non dispongono le risorse necessarie a garantire tale diritto ai propri dipendenti. Viene però mantenuto il limite massimo delle 3 ore, in caso di partecipazione alle Assemblee Sindacali, per aver diritto al relativo buono pasto per la giornata interessata.

Non viene prorogata la norma che prevedeva i passaggi tra le aree in deroga al titolo di studio, lasciando definitivamente indietro chi continua a svolgere mansion superiori.

Nessun passo avanti neppure sul versante della classificazione del personale educativo e scolastico: permane il cosiddetto bilivello, ovvero lavoratrici e lavoratori che svolgono la stessa mansione e svolgono le stesse funzioni sono collocate in aree professionali diverse con stipendi e prospettive lavorative diverse.
Tutto questo reso ancora più grave per la mancata proroga delle cosiddette progressioni economiche verticali in deroga.
Si continua in generale a non affrontare le problematiche legate ai tempi, alle mansioni, all’organizzzazione, ai carichi di lavoro, ecc.

Infine,appaiono più orientate alla costruzione di un’ immagine positiva dell’accordo che a produrre effetti concreti le disposizioni riguardanti l’impiego dell’intelligenza artificiale e il monitoraggio dell’andamento delle retribuzioni rispetto all’inflazione.
Il previsto monitoraggio dell’andamento dei salari rispetto all’inflazione rischia di rimanere un mero esercizio ricognitivo se non accompaagnato da risorse destinate al recupero del potere d’acquisto.

In particolare relativamente all’introduzione dell’IA siamo difronte alla pura aria fritta. Le disposizioni si limitano ad affermare principi generali e obblighi informativi senza introdurre strumenti vincolanti ne adeguate garanzie affinché tali tecnologie non si traducano in nuove forme di controllo, organizzazione e valutazione automatizzata delle prestazioni lavorative. Non è stata posta l’unica vera richiesta che abbia un senso e possa rendere, se accolta, l’introduzione di questa “rivoluzione tecnologica” non una semplice iattura, ma anche un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro: la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

In ultimo, ma non da ultimo, alla luce delle risultanze economiche dell’accordo sottoscritto, l’intento di riavvicinare i salari degli enti locali a quelli delle funzioni centrali, nel tentativo di riallineare le retribuzione dei vari settori del Pubblico Impiego e frenare la “fuga” dagli EE.LL. in particolare dai Comuni, non può che dirsi miseramente fallito, alla luce di un contratto che al massimo può rivendicare di essersi questa volta “avvicinato agli aumenti del contratto delle funzioni centrali”.
Anche in questo caso è bene rammentare che con i rinnovi contrattuali di questi anni le maestranze delle FF.LL. hanno perso almeno 250 euro di salario rispetto ai colleghi delle FF.CC.

Restano cosi irrisolti i principali problemi del comparto: la cronica carenza di personale, il progressivo impoverimento salariale, il sottofinanziamento degli EELL e la crescente difficoltà nel garantire servizi pubblici di qualità ai cittadini.

Approfondiremo con successivi comunicati gli altri aspetti del nuovo CCNL, ma il giudizio della USB Pubblico Impiego – Funzioni Locali su questa pre-intesa resta sostanzialmente negativo.

È evidente che, riprendendo la piattaforma rivendicativa della USB, un vero cambio di passo potrà realizzarsi solo attraverso un salario base NETTO di 2.000 euro, il pieno recupero dell'inflazione reale, il ritorno a rinnovi contrattuali biennali, la riduzione della spesa militare con la conseguente destinazione delle risorse ai servizi pubblici, un piano straordinario di assunzioni e investimenti concreti per garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Roma 27-07-2026

Usb P.I. Funzioni Locali

LA SALUTE NON VA IN FERIE: SERVONO REGOLE CHIARE E NON DISCREZIONALI PER TUTELARE LAVORATRICI E LAVORATORI Le ondate di ...
20/07/2026

LA SALUTE NON VA IN FERIE: SERVONO REGOLE CHIARE E NON DISCREZIONALI PER TUTELARE LAVORATRICI E LAVORATORI
Le ondate di calore sono sempre più frequenti e intense. Non si tratta più di eventi eccezionali, ma di una nuova realtà con cui lavoratori, amministrazioni e datori di lavoro devono confrontarsi.
Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce che il datore di lavoro ha il dovere di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza e di adottare le misure necessarie per prevenirli.
La salute, secondo la legge, non è soltanto assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.
Per questo motivo, il rischio da caldo non può essere affrontato esclusivamente con consigli comportamentali o con la climatizzazione degli ambienti. Occorre anche ripensare l'organizzazione del lavoro.
Oggi esiste una lacuna organizzativa e una confusione nel sistema delle allerte.
Il Ministero della Salute emette ogni estate i bollini di allerta per le ondate di calore.
La Regione Liguria ha adottato importanti misure di tutela per i lavoratori esposti all'aperto.
Tuttavia, per il personale che svolge attività d'ufficio pienamente remotizzabili, non esistono oggi indirizzi organizzativi chiari che colleghino le allerte caldo alle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.
Di fatto, ogni struttura decide autonomamente, con differenze anche all’interno dello stesso ente, se ricorrere o no al lavoro agile, con inopportune discrezionalità di trattamento nei confronti dei lavoratori, anche quelli fragili, che svolgono attività analoghe.
Chiediamo quindi di collegare tre sistemi che oggi operano separatamente: il sistema di allerta sanitaria del Ministero della Salute, gli obblighi di tutela del datore di lavoro e gli strumenti del lavoro agile già presenti nei regolamenti delle amministrazioni.
Lo smart working non è un privilegio: è uno strumento di prevenzione
Quando le mansioni possono essere svolte efficacemente da remoto, il lavoro agile può contribuire a:
• ridurre gli spostamenti nelle ore più calde;
• limitare l'esposizione a condizioni climatiche estreme;
• diminuire l'affollamento degli uffici;
• favorire il benessere psicofisico dei lavoratori;
• garantire continuità ed efficienza dei servizi.
Non chiediamo che il lavoro agile diventi automatico. Chiediamo che venga valutato seriamente come misura di prevenzione, al pari di altre misure organizzative già previste dal Testo Unico sulla salute e sicurezza.
Una proposta concreta per il Comune e la Città Metropolitana di Genova:
chiediamo l'apertura di un confronto con le Amm.ni per definire, attraverso regolamenti, circolari o accordi integrativi, criteri trasparenti e condivisi che prevedano:
• la valutazione del ricorso prevalente e non discrezionale al lavoro agile nelle giornate caratterizzate da bollino rosso del Ministero della Salute, per le attività compatibili;
• la possibilità di adottare misure organizzative flessibili già in presenza di bollino arancione, con particolare attenzione ai lavoratori più esposti o in condizioni di maggiore vulnerabilità (donne incinte, lavoratori disabili o con problemi di salute, over 60, che abitano lontano dalla sede di lavoro);
• la rimodulazione degli orari di lavoro quando il lavoro agile non sia praticabile;
• indicazioni uniformi per tutti i dirigenti, evitando disparità di trattamento tra uffici diversi, all’interno dello stesso ente e direzione;
• il coinvolgimento del Servizio di Prevenzione e Protezione, del Medico Competente e del Comitato Unico di Garanzia nella valutazione delle misure più appropriate.
Una proposta sostenibile
Si tratta semplicemente di utilizzare uno strumento già previsto dai regolamenti sul lavoro agile per rafforzare la tutela della salute quando le condizioni climatiche lo rendano opportuno.
La salute si tutela anche organizzando meglio il lavoro
Il cambiamento climatico impone un'evoluzione dell'organizzazione del lavoro.
Così come in passato sono stati introdotti strumenti per affrontare altri rischi emergenti, che hanno garantito il buon andamento dell’azione amministrativa, oggi è il momento di costruire regole chiare, uniformi e condivise anche per le ondate di calore.
La tutela della salute non è un costo.
È un investimento sulle persone, sulla qualità del lavoro e sull'efficienza della pubblica amministrazione.
Per questo chiediamo alla Sindaca del Comune di Genova e della Città Metropolitana di Genova, Silvia Salis, di aprire un confronto con le rappresentanze dei lavoratori per definire un protocollo condiviso sulle misure organizzative da adottare durante le ondate di calore, valorizzando il lavoro agile per le attività remotizzabili come strumento di prevenzione e tutela della salute.

USB P.I. Funzioni Locali Liguria Genova 20-7-2026

Indirizzo

Via A. Cantore 29-2 Scala A
Genova
16149

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

010416934

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