20/08/2026
S. PIO X
Sarebbe un grave errore sottovalutare la portata storica del catechismo di san Pio X, sia perché dopo la sua accettazione ed uso per molti decenni da grande parte della Chiesa si può ritenere oggi un locus theologicus, avendo fruito della approvazione data in tempo considerevole col benestare della Chiesa, sia perché i motivi che lo suggerirono e lo vollero congegnato come ancora si legge, in sostanza sussistono e sarebbe bene considerarli.
Ma: altri se ne aggiungono. Ed eccoli: in molte scuole si è praticamente abolita la Teologia fondamentale che, studiando sul piano storico fatti e validità di documenti, dava alle menti il giudizio di credibilità e di credendità circa la divina rivelazione. Per molti studenti è semplicemente svanito nelle nebbie il trattato teologico De locis theologicis; viene così a mancare a questi la orditura logica delle prove in Teologia, e si allarga il campo alle fantasie sul cavallo di Astolfo. Messa più o meno in disparte la logica, non a tutti è visibile l’interna connessione e successione dei dogmi e delle loro conclusioni o dei loro corollari.
Il guaio sta in questo pericoloso allargarsi di limiti logici, cosa che porta facilmente a non accorgersi degli scivolamenti in affermazioni troppo spericolate o addirittura in eresie.
Si tratta di difendere la verità che Dio ha affidato alla immutabile Rivelazione e circa la quale a nessuno ha conferito il potere di mutarla, deviarla, reinterpretarla.
Si abbia o non si abbia stima del catechismo di san Pio X, esso resta un documento davanti al quale sarebbe bene riflettere, perché la finalità da esso intesa resta intatta e necessaria.
(card. G. Siri, I settant’anni del Catechismo di San Pio X, editoriale di «Renovatio», XVIII (1983), fasc. 2, pp. 165-168)