03/03/2026
Anche quest’anno il Ministero, con l’appoggio di esponenti di Fratelli d'Italia, ha deciso di prorogare gli ispettori ausiliari.
Una scelta che lascia molti dubbi e trova la nostra più totale contrarietà.
Parliamo di una figura nata in piena emergenza Covid per tamponare ritardi straordinari. Oggi quell’emergenza non esiste più. Eppure la misura viene rinnovata ancora, come se fosse diventata strutturale.
Il lavoro dell’ispettore non è da scrivania: significa salire e scendere dalla fossa, muoversi continuamente tra cabina e area prova per ore. È legittimo chiedersi se sia sensato affidare queste mansioni a personale ultra sessantenne e in alcuni casi settantenne, quando il ruolo richiede efficienza fisica e prontezza operativa.
C’è poi un tema ancora più delicato: la funzione ispettiva incide su interessi economici importanti ed è, per sua natura, esposta a rischi. Proprio per questo servono regole chiare, supervisione REALE e criteri trasparenti. Non zone grigie.
Nel frattempo oltre 300 ispettori modulo C sono a casa in attesa di lavorare. È stato finalmente concesso l’aumento delle tariffe agli ispettori abilitati, e infatti sono aumentate le disponibilità dei dipendenti pubblici per le sedute esterne.
Allora la domanda è semplice: perché continuare con questa proroga?
Gli ispettori autorizzati dovrebbero avere priorità sugli ispettori in quiescenza secondo quanto stabilito dalla DGTMOT con la Circolare del 06/08/2025, più recentemente sempre la DGMOT con la circolare del 21/01/2026 invita le UMC ad utilizzare maggiormente gli ispettori autorizzati, un chiaro segnale di consapevolezza della quantità di ispettori già disponibili e bisognosi di lavorare. Invece restano in panchina, spesso con l’escamotage di inserire veicoli ATP e ADR nelle sedute, ignorando di fatto l’indirizzo della DGMOT.
Non è una questione personale. È una questione di coerenza, di rispetto delle priorità e di buon senso.
Se davvero vogliamo un sistema moderno, efficiente e trasparente, le scelte devono andare in quella direzione. Non verso soluzioni che tengono fermo il settore e penalizzano chi aspetta di lavorare.