22/06/2026
CHE SUCCEDE AL TERMINAL PSA DI GENOVA PRA?
Una notizia sindacale di grande rilievo per il porto di Genova non ha trovato menzione negli organi di informazione, fuorché sulla testata specialistica Shippingitaly.it grazie alla penna puntuale e esauriente di Andrea Moizo (https://www.shippingitaly.it/?s=psa ). Si tratta della bocciatura da parte dei lavoratori del contratto integrativo di PSA Genova Pra, il principale terminal container italiano, che vanta un organico di 750 dipendenti. L’accordo sottoposto a referendum era stato sottoscritto dalla direzione aziendale e dalla RSU. Per effetto dell’esito del voto, i membri della RSU si sono dimessi mentre l’azienda ha emesso un comunicato in cui, saltando a piè pari i rappresentanti dei lavoratori, si è rivolta direttamente alle segreterie delle OO.SS. lamentando le polemiche e le strumentalizzazioni volte a fare apparire l’accordo come divisivo sul piano dei diritti tra lavoratori giovani e anziani, e invitandole a “individuare alcune modifiche dell’accordo respinto”. L’invito dell’azienda è stato respinto come “irricevibile” dalle segreterie sindacali che hanno scritto di “non essere al servizio dell’azienda” e di volere invece ripartire insieme ai lavoratori in assemblea per corrispondere alle loro aspettative e esigenze.
In attesa degli sviluppi della vertenza affidati alla nuova fase della contrattazione, è utile riandare all’accordo bocciato per rilevarne una incongruenza fondamentale posta in premessa, laddove si dice che l’operatività del Terminal PSA Genova Pra ha registrato un progressivo rallentamento dei livelli di produttività. Infatti, è proprio in base all’assunto dell’insufficiente produttività dei soli lavoratori (il documento non accenna a altre fonti di inefficienza), che le Parti “concordano sull’introduzione delle misure operative e organizzative, finalizzate a garantire la sostenibilità del modello operativo”. Quelle misure che però oltre 2/3 dei lavoratori ha bocciato.
Che cosa significhi “rallentamento della produttività” non è spiegato da nessuna parte del testo e non c’è un solo numero a documentarlo, per cui l’accordo si basa di fatto sulla parola dell’azienda a cui la RSU ha dato evidentemente credito col “condividere il quadro di criticità sopra descritto e la necessità di un tempestivo recupero della capacità produttiva e degli standard di servizio”.
Se si guarda però ai dati ufficiali sino al 2024 di PSA GP (il bilancio 2025 non è ancora pubblico) essi indicano l’esatto opposto della premessa dell’accordo, a meno che non ci si riferisca alla capacità produttiva in generale, ossia al numero di teu movimentati ogni anno da PSA GP a fronte di una capacità massima teorica di 2Mln. Nella sua trentennale storia il terminal ha toccato solo due volte 1,6Mln teu, mentre da 3 anni non supera 1,4Mln (le proiezioni del 2026 indicano che il dato non sarà migliore). Ma cosa vorrebbe dire, questo, che l’azienda imputa ai lavoratori di non raggiungere la piena capacità produttiva, ossia di non procurare le navi con i loro carichi di container? O di essere responsabili di una riduzione della capacità di servizio e, conseguentemente, di “una minore attrattività nei confronti di nuovi volumi e servizi marittimi”? Non vogliamo prendere sul serio una simile fandonia, anche se purtroppo sta scritta nell’accordo. Se invece l’azienda si riferisce a altri indicatori di produttività, quali sarebbero? E perché in ogni caso l’azienda mira a aumentare la flessibilità del lavoro a ogni costo, penalizzando in primo luogo i giovani?
Osserviamo l’andamento dei principali indicatori sulla base dei bilanci del 2017 e del 2024 (ultimo disponibile). A fronte di una minore produzione (volumi di container movimentati) del 18%, i ricavi operativi di PSA GP sono invece cresciuti del 17% in termini assoluti, che in termini di produttività, visto il calo dei volumi, equivale a +43% di ricavo medio per container, da euro 174 a euro 248. Se non è produttività questa. Si potrebbe aggiungere che è pur vero che l’azienda ha assunto nel periodo, aumentando l’organico di 56 unità, ma ha ridotto di 92 soci le unità medie avviate a tempo pieno dalla CULMV, per cui il saldo è negativo dal punto di vista occupazionale, ma ovviamente positivo dal punto di vista produttivo: ricavare di più con meno lavoratori. E per andare al s**o della questione, il risultato per gli azionisti di PSA dal 2017 al 2024 è cresciuto del 3% nonostante il calo della movimentazione, ma l’utile netto medio per container è salito del 25%, da 38 a 48 euro per unità.
Questi conti non riguardano solo PSA GP, perché l’azienda ha in concessione nel solo ponente 1Mln di mq di superficie pubblica (15% del porto di Genova), che dovrebbe fare rendere al massimo secondo i piani di impresa che ha sottoscritto con l’Autorità portuale, non solo a favore dei suoi manager e azionisti, ma anche dell’interesse generale, che essenzialmente si manifesta con i volumi di merce movimentata e con il numero di lavoratori impiegati. PSA GP invece è impegnata a sfruttare il lavoro per mantenere i livelli di redditività per sé e non presenta nessun piano realistico e documentato di sviluppo della produzione reale (merce movimentata) e dell’occupazione, anzi ostenta a favore dei politici che stanno a crederle, un piano di investimenti da un miliardo che non ha nessun fondamento economico-finanziario.
Ma i lavoratori hanno posto un freno alla retorica aziendale della produttività e aspettano risposte chiare e programmi reali di sviluppo.