13/06/2026
📣 Comunicato stampa Roma, 11 giugno 2026
30 anni di tutela dei diritti: presentato il Rapporto PIT Salute 2026 di Cittadinanzattiva
Crescono nel 2025 le segnalazioni su liste di attesa e agende chiuse. In aumento anche le difficoltà per le protesi.
Il 14 giugno, Giornata per i diritti del malato, la tutela va in piazza con circa 60 eventi sul territorio
Sono 14.176 le segnalazioni ricevute nel 2025 da Cittadinanzattiva, attraverso i suoi punti di tutela e di ascolto diffusi sul territorio nazionale, sul tema dei disservizi in sanità. A farla da padrone, con quasi la metà dei casi (48,2%) le difficoltà di accesso ai servizi sanitari: parliamo, per il 62,2%, di lunghi tempi di attesa per accedere a visite ed esami diagnostici e, nel 37,2%, di problemi nella prenotazione soprattutto per agende chiuse o bloccate .
Seguono i disservizi segnalati nell’ambito dell’assistenza territoriale che, sempre in riferimento alle 14.176 segnalazioni totali, rappresentano il 19,7% e riguardano in particolare il rapporto con medici di famiglia e pediatri, le criticità relative all’ambito della salute mentale, alle RSA e all’assistenza domiciliare. Al terzo posto per numero di segnalazioni, ed in deciso aumento rispetto al 2024 (dallo 0,9% al 7%), vi è l’assistenza protesica ed integrativa: le lungaggini amministrative nel recepimento delle tariffe e lo scostamento tra i rimborsi stabiliti e i costi reali di mercato hanno generato difficoltà burocratiche, ostacolando di fatto l’accesso dei cittadini a questi presidi.
Sono questi i principali dati del Rapporto PIT Salute 2026 che sarà presentato oggi nel pomeriggio da Cittadinanzattiva, presso Palazzo Balestra a Roma. Il Rapporto, l’Abstract e le infografiche sono scaricabili, dalle ore 16:30 di oggi, a questo link.
“Nei trent’anni di attività dei punti di tutela PIT Salute, Cittadinanzattiva, attraverso le sue realtà territoriali e nazionale, ha dato voce ad oltre mezzo milione di persone, contribuendo a raggiungere vittorie storiche per l’equità e la dignità dei cittadini e dei pazienti, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto (legge 210/92), all’approvazione della legge 38 del 2010 sul dolore, alla abolizione del superticket nel 2020”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Altre battaglie sono ancora in corso: pensiamo a quella sui tempi di attesa, rispetto ai quali - sebbene le ultime norme abbiano contribuito a far crescere la consapevolezza civica e a sperimentare risposte più efficaci sul tema - i cittadini ancora non vedono rispettati i propri diritti all’accesso. O anche la riforma per l’assistenza per gli anziani non autosufficienti, che al momento è ancora da implementare. Da realizzare è invece il riconoscimento del caregiver familiare, da tutti considerato figura essenziale per il nostro welfare ma ancora priva di tutele effettive. E ancora molta strada è da fare rispetto alle case di comunità il cui modello fatica a decollare, rimanendo ancora in molti casi strutture vuote e di poca utilità per le comunità di riferimento. Da poco infine abbiamo lanciato una campagna sui primi mille giorni con l’obiettivo di costruire una politica nazionale che contribuisca a trasformare i primi 1000 giorni in una leva concreta di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare”.
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Fonte: Rapporto PIT Salute 2026 – Elaborazione Agenzia Valutazione Civica - Cittadinanzattiva
“Il 14 giugno molte realtà territoriali di Cittadinanzattiva saranno in piazza per celebrare questi 30 anni di attività e soprattutto per portare direttamente sul territorio la tutela: saranno infatti circa 60 le iniziative di piazza in tutto il Paese (ci sarà un elenco consultabile online?) per offrire ai cittadini informazioni e tutela su alcuni dei temi storici di Cittadinanzattiva come le liste di attesa, il rapporto con medici e pediatri, l'invalidità. Oggi i nostri Punti Di Intervento e Tutela sono molto cambiati rispetto a 30 anni fa, possono contare su strumenti informatici e nuove tecnologie per sostenere i cittadini (tramite il portale pit.cittadinanzattiva.it) ma l’elemento fondante della nostra tutela, ossia la prossimità, resta centrale ed è per questo che il 14 saremo nelle piazze di tante città”, dichiara Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva.
Tempi lunghi per gli esami urgenti. Troppe attese anche per la prevenzione e per le visite di controllo
Quasi un cittadino su due, fra gli oltre 14 mila che si sono rivolti a Cittadinanzattiva nel corso del 2025, denuncia il mancato accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, in particolare per tempi di attesa troppo lunghi rispetto ai codici di priorità (62,2%), a causa di agende chiuse o bloccate o di difficoltà a contattare i Cup (37,2%), per l’inevitabile ricorso all’intramoenia che non tutti possono permettersi (0,6%).
TAC, Risonanze ed Ecografie sono le prestazioni più colpite dai ritardi. Ed in particolare oltre la metà dei cittadini (56,6%) afferma che il tempo di attesa per gli esami diagnostici è superiore a quanto previsto dal codice di priorità indicato in ricetta.
Va molto male per alcuni esami urgenti: si attendono mediamente fra i 23 e i 31 giorni per esami come colonscopia, gastroscopia con priorità urgente (entro 72 h); per una mammografia bilaterale con codice breve (entro 10 giorni) l’attesa tocca 102 giorni.
La prevenzione può attendere: fino a 480 giorni per una mammografia in classe P – programmata, da erogare cioè entro 120 giorni; 420 i giorni di attesa per una colonscopia in classe P e 310 giorni per quella differibile (da erogare in 60 gg).
Il picco massimo di attesa è stato segnalato per una RMN all’encefalo in classe P: 540 giorni, rispetto ai 120 previsti dal codice di priorità.
Il mancato rispetto dei codici di priorità interessa anche quasi il 40% delle visite specialistiche. Ecco alcuni esempi: una visita cardiologica da erogare in 10 giorni (classe breve) si attendono fino a 42 giorni e, se in classe P quindi da erogare in 120 giorni, se ne attendono 270. Ritardi record per le visite oculistiche: fino a 483 giorni per un codice P. Per una visita Oncologica, si evidenziano 180 giorni (6 mesi) per la Classe D, un tempo che mal si concilia con la necessità di tempestività del percorso oncologico.
Si fatica molto anche per le visite di controllo, a conferma che il cittadino, una volta entrato nel sistema, viene spesso abbandonato a tempi di attesa biblici per i successivi passaggi. Ecco alcuni esempi: seppur urgenti come controllo, si attendono 46 giorni per una visita ortopedica, 42 per una oculistica, 41 per una cardiologica. Per la visita di controllo in Ginecologia si registra il dato più drammatico con 660 giorni (quasi due anni) per una visita programmata (Classe P).
Assistenza territoriale: dalle riforme in corso su Rsa e assistenza domiciliare più danni che benefici per i cittadini
L’ambito raccoglie il 19,7% del totale delle segnalazioni. Parliamo innanzitutto, per oltre il 60%, di difficoltà con i medici di famiglia e pediatri; seguono le criticità inerenti l’ambito della salute mentale che raccoglie il 12,8%; a seguire quelle relative alle RSA (6,4%) e all’Assistenza domiciliare integrata (3,9%).
Rispetto alla prima voce di questo ambito, i cittadini segnalano la difficoltà nel reperire il medico telefonicamente o nell'ottenere appuntamenti in tempi brevi; la mancata sostituzione di professionisti andati in pensione.
Sul fronte della salute mentale, molte istanze riguardano l'impossibilità di accedere a percorsi psicoterapici nel pubblico, con la conseguente necessità per i cittadini di rivolgersi al privato o di rinunciare alla cura.
In riferimento alle RSA, resta critico il tema delle rette, rispetto alle quali i cittadini lamentano l’incertezza nella composizione delle stesse prevista dalle nuove norme, in particolare, chiedono maggiore trasparenza sulla quota sanitaria che spesso viene ridotta, a scapito della qualità assistenziale o compensata da aumenti della quota alberghiera a carico delle famiglie. Emerge inoltre la richiesta di una maggiore dignità nelle cure: non solo "posti letto", ma la qualità delle strutture che siano dei luoghi di vita in cui sia garantita la continuità dei rapporti familiari e l'autonomia residua.
Anche in riferimento all'Assistenza Domiciliare, sebbene ci sia stato un incremento numerico della platea (in linea con gli obiettivi PNRR), le segnalazioni parlano di interventi frammentari. La riforma punta sulla "casa come primo luogo di cura", ma per il cittadino l'ADI è ancora troppo spesso una somma di prestazioni isolate (il prelievo, la medicazione) e non un progetto assistenziale continuo.
Assistenza protesica: sacrificata la personalizzazione a causa delle nuove tariffe
L’ambito registra un picco di segnalazioni rispetto al 2024, passando da appena lo 0,9% a ben il 7% del totale dei contatti. Questo a causa principalmente dell’entrata in vigore, a gennaio 2025, del cosiddetto Decreto Tariffe che ha rimodulato appunto le tariffe massime di rimborso stabilite dal Ministero della Salute, producendo un duplice effetto negativo: da un lato, molte aziende e officine ortopediche hanno interrotto le forniture tramite il Servizio Sanitario Nazionale; dall'altro, le ASL si sono trovate nell'impossibilità amministrativa di autorizzare presidi di qualità senza richiedere ingenti conguagli economici agli utenti.
Un ulteriore punto di frizione riguarda la nuova classificazione dei dispositivi. La distinzione tra “dispositivi su misura” e “dispositivi di serie” ha spinto molte regioni verso un utilizzo massiccio di gare d'appalto centralizzate per l'acquisto di ausili standardizzati. Le segnalazioni raccolte testimoniano come questo abbia sacrificato il principio della personalizzazione della cura: il cittadino non riceve il presidio più adatto alla propria specifica condizione clinica e anatomica, ma un prodotto standardizzato che spesso risulta inadeguato, limitando di fatto l'autonomia residua e la qualità della vita.
Il Rapporto è realizzato in collaborazione con FNO TSRM e PSTRP, FNOFI, FNOMCeO, FNOPI, FOFI.
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