17/02/2026
Ecco la nostra risposta al classico fenomeno che pensa di metterci in difficoltà su un tema a cui lavoriamo e studiano da quasi 20 anni. Se oggi la nostra montagna è in questa situazione non è per colpa di una maledizione o di fantomatiche leggi di mercato. Ma perché così abbiamo scelto.
Ecco la risposta: Meno poesia e più numeri?
Perfetto. Parliamo di numeri.
Se la montagna muore e si desertifica, la responsabilità è tutta politica.
Non è il destino, non è il clima, non è “la modernità”.
È una scelta precisa: concentrare investimenti, servizi, lavoro e infrastrutture nelle città e lasciare i territori interni al loro destino.
I nostri post vanno esattamente contro questa visione politica: quella che vorrebbe portare tutti nelle aree urbane, che oggi – guarda caso – sono al collasso. Traffico, costi abitativi fuori controllo, servizi saturi, qualità della vita in caduta libera. È questo il modello vincente?
Ora i numeri.
📍 Montagna parmense – filiera Parmigiano Reggiano
Nelle aree montane della provincia di Parma operano decine di caseifici di montagna. Il Parmigiano di montagna genera un valore aggiunto superiore rispetto a quello di pianura, tiene viva un’economia diffusa fatta di allevatori, trasformatori, indotto, manutenzione del territorio.
Il comparto Parmigiano Reggiano nel suo complesso vale oltre 3 miliardi di euro alla produzione e sostiene migliaia di aziende agricole.
È un’economia che non distrugge la montagna, la mantiene aperta, presidiata, viva.
📍 Trentino-Alto Adige
Qui parliamo di una provincia interamente montana che ha scelto un altro modello: turismo di qualità, agricoltura di valore, cooperazione, servizi decentrati, autonomia gestionale.
Il PIL pro capite della Provincia di Bolzano supera i 45.000 euro, tra i più alti d’Europa.
La disoccupazione è stabilmente tra le più basse d’Italia (intorno al 3% negli ultimi anni).
Il turismo genera miliardi di euro senza sventrare le montagne.
Le filiere agricole (mele, vino, latte) sono integrate e radicate.
Non è poesia.
È politica economica intelligente.
La montagna non vive di Airbnb e farro.
Vive di filiere strutturate, di infrastrutture adeguate, di servizi, di scelte pubbliche coerenti.
Il problema non è “come vivranno a Vispereglia”.
Il problema è che per decenni si è deciso che non dovessero viverci.
Quando si investe, la montagna vive.
Quando la si considera solo un serbatoio da svuotare o un luogo da abbandonare, muore.
La desertificazione non è naturale.
È il risultato di una visione politica sbagliata.
E noi stiamo criticando proprio quella visione.