25/04/2026
Lettera aperta alla politica nazionale e ai Presidenti delle Regioni sul progetto di riforma della Medicina Generale
Cè un’Italia che non fa rumore, ma che ogni giorno tiene insieme le comunità.
È l’Italia degli ambulatori aperti anche quando fuori è buio.
È l’Italia delle telefonate alle 7 del mattino e dei messaggi dei pazienti che “scusi dottore, so che disturbo”.
È l’Italia dei medici di famiglia.
In questi giorni , in quest’Italia silenziosa, qualcosa si è incrinato.
Molti medici di medicina generale guardano alla riforma della medicina territoriale con un nodo alla gola. Non per paura del cambiamento, ma per paura di perdere ciò che li rende ciò che sono: la fiducia delle persone.
Perché il territorio non è un concetto tecnico.
È una signora che entra tremando e dice “mi aiuti”.
È un ragazzo che torna dopo anni e ti dice “lei mi ha salvato”.
È un anziano che non ricorda il nome dei figli, ma ricorda il tuo.
È una comunità che si fida.
E allora fa male vedere una riforma che, secondo molte letture, sembra nascere lontana da chi il territorio lo vive davvero. Fa male pensare che si possa creare un sistema parallelo, che rischia di indebolire la Medicina Generale e spezzare quel filo invisibile che tiene insieme medico e cittadino.
Fa male perché le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità non sono solo strutture del PNRR: sono luoghi che i medici di famiglia avevano già immaginato, costruito, abitato.
Molto prima delle norme.
Molto prima dei finanziamenti.
Molto prima dei titoli sui giornali.
Sono nate dal basso, dalla volontà di essere vicini alle persone.
Sono nate perché la cura non è un atto burocratico: è un gesto umano.
Oggi tanti colleghi — giovani e meno giovani — si chiedono se tutto questo verrà ascoltato o se verrà travolto. Si chiedono se il rapporto fiduciario, costruito in anni di presenza, potrà sopravvivere a modelli che rischiano di allontanare la cura dalle persone.
Per questo rivolgiamo un appello che non è tecnico, non è politico, non è corporativo.
È umano.
Ascoltateci.
Ascoltate le storie.
Ascoltate le comunità.
Ascoltate chi ogni giorno è il primo volto del Servizio Sanitario Nazionale.
Una riforma così profonda non può nascere senza chi la sanità la vive, la respira, la sostiene.
Non può nascere senza chi conosce i nomi, le fragilità, le paure, le speranze delle persone.
Il Paese ha bisogno di una medicina territoriale forte, unita, rispettata.
Ha bisogno di una riforma che non cancelli ciò che funziona, ma che lo valorizzi.
Ha bisogno di una politica capace di guardare negli occhi chi cura e chi è curato.
Questo non è un grido di protesta.
È un atto d’amore verso il nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Un invito a costruire insieme, non a dividere.
A rafforzare, non a indebolire.
A mettere al centro le persone, sempre.
Donato Monopoli
Presidente FIMMG Puglia