04/08/2025
Certo, sentite condoglianze. Ma non mi basta.
C’ero anch’io in quell’ambulanza, anzi, ci siamo stati tutti noi.
Magari Giulia e Gianni stavano parlando con il paziente per alleviare la fatica del viaggio. Oppure condividevano i programmi delle prossime vacanze o del prossimo turno, sempre però con un occhio agli strumenti di bordo e una mano nella mano del trasportato, per farlo sentire meno solo e un po’ più sicuro.
Non ci sto, perché oltre alla fatalità, ci sono le colpe di un servizio sanitario sempre più impoverito, che scarica sul volontariato servizi che — se tutto funzionasse — sarebbero non necessari o ridotti all’indispensabile.
Dove strutture attrezzate ed adeguate potrebbero ridurre o annullare faticosi ed onerosi trasferimenti, per chi li subisce e per chi li fa.
Ed invece è il volontario che si accolla il peso di non lasciare solo chi ha bisogno. Per assorbire e ammorbidire, a vantaggio del malato, le conseguenze di carenze strutturali sempre più macroscopiche.
Non c’era su quell’ambulanza chi ha il potere di decidere.
C’eravamo noi, che doniamo parte del nostro tempo, che facciamo il possibile per esserci, dove spesso non c’è più nessuno.
Noi tutti, che ci saremo sempre. Ostinatamente.
C’erano Giulia e Gianni, con le loro vite, i loro affetti, i loro pensieri, la loro tenace voglia di essere volontari.
Con il loro impegno, che un brutto incidente non ne sminuirà il valore e non ne cancellerà il ricordo.
Giulia e Gianni, chissà quali erano i vostri programmi per le vacanze…