24/08/2026
E se Dante parlasse fuscaldese?
È un’intuizione affascinante
ma soprattutto il risultato di un
lavoro impegnativo e appassionato: Santino Cappadone ha tradotto l’Inferno della Divina Commedia
nel dialetto di Fuscaldo
restituendoci con “U mbèrnu”
un Dante sorprendentemente vicino.
Così la Commedia entra nelle
case dei fuscaldesi.
Farinata degli Uberti, Paolo e Francesca, e gli altri indimenticabili personaggi dell’Inferno sembrano accorciare le distanze dei secoli
e parlare con le parole che appartengono alla nostra terra
quelle ascoltate dai nonni
nelle case, nelle strade e
nelle piazze del paese.
Non è soltanto una traduzione.
È un modo originale per avvicinarsi
alla bellezza delle terzine dantesche attraverso una lingua familiare e
nello stesso tempo per riconoscere
al dialetto la dignità di una lingua capace di misurarsi persino con uno dei testi fondativi della letteratura italiana.
Dietro questa operazione ci sono studio, sensibilità e una sfida tutt’altro che semplice: conservare nel passaggio da Dante al fuscaldese il senso e la forza dei versi facendo incontrare due patrimoni
che appartengono alla nostra
identità culturale, quello della grande letteratura e quello della
lingua della memoria.
Ne parleremo domani sera
martedì 25 agosto alle 21.30
nella Piazzetta del Pescatore a Fuscaldo Marina, insieme all’autore
che accompagnerà l’incontro anche con letture e brani musicali
con la presenza di Marco Trifilio.
Interverranno Gianni De Seta
curatore dell’introduzione, Marco Marchese delle Officine Editoriali da Cleto e Lara Ramundo che dialogherà con l’autore. I saluti saranno affidati
al sindaco Giacomo Middea.