31/05/2026
Mi chiamo Marco, ho quattordici anni e vado al secondo anno delle medie. Da qualche mese non riesco più a guardarmi allo specchio senza sentire un nodo allo stomaco. Ogni giorno a scuola è un incubo, ma il peggio viene dopo. Quando torno a casa, le prese in giro non si fermano: continuano lì, nello schermo del mio telefono.
“Topo di fogna”, “sfigato”, “non vali niente”.
Commenti sotto le mie foto, messaggi privati su ogni social.
E poi quella storia su Instagram, quella che hanno visto tutti: la mia faccia ritoccata con un muso di maiale. L’hanno postata tre compagni di classe. Ridevano. E gli altri? Hanno messo like. Nessuno ha detto niente.
Ho provato a parlarne con i professori, ma mi hanno detto che “sono solo ragazzate”. Mia madre lavora tutto il giorno e si accorge solo del mio silenzio, non delle lacrime che in**io.
Poi un giorno, durante l’intervallo, Chiara – una delle poche che non ride mai – si avvicina.
Mi guarda negli occhi e sussurra:
«Ho scaricato una app. Si chiama YouPol. Puoi segnalare tutto. Anche anonimamente. È della Polizia.»
La sera stessa, nel buio della mia camera, l’ho cercata sullo store. Due clic, e l’ho installata.
Il cuore batteva forte, come se stessi per compiere un reato. Ma invece stavo solo facendo la cosa giusta.
Ho scritto tutto. Ho allegato gli screenshot. Le immagini. I messaggi.
Non ho messo il mio nome. Ma ho premuto “Invia”.
Passarono due giorni. Poi tre.
Il quarto giorno, quei tre vennero chiamati in presidenza. Poi i loro genitori.
Il quinto giorno, un agente venne a scuola a parlare con la nostra classe. Senza fare nomi, spiegò che la rete non è una zona franca, che il dolore non si cancella spegnendo lo schermo, e che la legge difende chi subisce violenza.
Quella notte ho dormito. Per la prima volta da settimane.
Chiara mi ha sorriso. Non servivano parole.
Da quel giorno, il mio telefono è tornato a essere solo un telefono.
E il buio… ha cominciato a diradarsi.
Luca teneva lo smartphone tra le mani da almeno dieci minuti, il pollice immobile sull’icona blu con lo stemma della Polizia. “YouPol”, c’era scritto sotto. L’aveva scaricata il giorno prima, dopo che in classe si era tornati a parlare di spaccio fuori dalla scuola e di quel ragazzino più piccolo bullizzato all’uscita, sotto gli occhi di tutti.
Aveva tredici anni, Luca. Non era uno che parlava tanto, e di sicuro non era un eroe. Ma aveva visto. Aveva sentito. E dentro gli cresceva qualcosa che non riusciva a ignorare: la sensazione che il silenzio lo rendesse complice.
Toccò lo schermo.
L’interfaccia era semplice: segnalazione nuova. Poteva scrivere cosa era successo, allegare immagini, video. E soprattutto, poteva rimanere anonimo. Nessuno lo avrebbe saputo, né i compagni né gli adulti della scuola.
Iniziò a digitare. Descrisse la scena, i nomi, la zona. Aveva scattato una foto quel giorno, per istinto. La allegò. Prima di inviare, lesse tutto almeno tre volte.
Poi schiacciò il pulsante.
Invia.
Lo smartphone vibrò. Un messaggio apparve:
“Segnalazione ricevuta. Grazie per la tua collaborazione.”
Nei giorni seguenti, qualcosa cambiò. Un’auto della Polizia venne più spesso a girare nei dintorni. Alcuni ragazzi furono chiamati in presidenza. Gli insegnanti iniziarono a parlare apertamente di bullismo, di droga, di rispetto. Nessuno fece nomi. Ma la tensione calò. Come se, finalmente, qualcuno stesse ascoltando.
Luca non disse mai a nessuno che era stato lui. Ma ogni volta che apriva l’app e vedeva quella scritta — “La tua voce può fare la differenza” — sentiva di aver fatto qualcosa di importante.
Aveva capito che YouPol non era solo un’app.
Era un modo per spezzare il silenzio.
Per dare voce a chi non ce l’ha.
Per ricordare che, anche da soli, si può iniziare a cambiare le cose.
YouPol: cos’è e come funziona
YouPol è un’applicazione gratuita realizzata dalla Polizia di Stato per permettere ai cittadini, in particolare ai più giovani, di segnalare in modo semplice e immediato episodi di bullismo, spaccio di droga e violenza domestica. È disponibile per tutti gli smartphone, sia Android che iOS, e può essere scaricata dagli store digitali.
L’app si presenta con una grafica essenziale e intuitiva. Appena aperta, l’utente può scegliere se inviare una nuova segnalazione o accedere alle informazioni principali. Una delle caratteristiche più importanti di YouPol è la possibilità di inviare segnalazioni anche in forma anonima, tutelando così chi ha paura di esporsi o subire ritorsioni.
La segnalazione può essere accompagnata da testi, foto, video o messaggi vocali, utili per descrivere meglio l’accaduto. Grazie alla geolocalizzazione, l’app identifica automaticamente la posizione e inoltra le informazioni alla Questura competente per territorio.
Un’altra funzione molto utile è la chat diretta con gli operatori della Polizia, attivata in alcuni casi per approfondire i dettagli della segnalazione o fornire supporto in tempo reale.
In situazioni di emergenza, l’utente può anche chiamare direttamente il Numero Unico 112 o il 113, sfruttando la funzione integrata nell’app.
Nel tempo, YouPol è diventata uno strumento fondamentale per dare voce a chi spesso non sa come o a chi rivolgersi. È pensata soprattutto per i giovani, ma può essere utilizzata da chiunque voglia contribuire alla sicurezza e al rispetto delle regole nella propria comunità.
Utilizzare YouPol significa rompere il silenzio, aiutare chi è in difficoltà e collaborare con le forze dell’ordine in modo semplice, sicuro e discreto.
Fonte: Bullismo Contro